Baseball, una sera al SunTrust Park: il racconto di Roberto Gotta

Gli Atlanta Braves sono alla prima stagione nel loro nuovo stadio. Ci abbiamo fatto un giro, per capire i suoi punti di forza.

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Il gioco di parole home of the Braves non attacca più ma fa sempre impressione. La "casa dei Braves" infatti differisce di una sola lettera, la "s" finale aggiunta, dall'ultima strofa dell'inno nazionale americano. Solo che il brave, il coraggioso del brano non è il Brave, maiuscolo per una parvenza di rispetto, che era un nomignolo dato a un certo tipo di guerriero indiano, o nativo americano come si dice ora.

Da olimpici a periferici

La casa dei Braves, degli Atlanta Braves, è cambiata, da quest'anno. Dal 1997 al 2016 era stata Turner Field, ovvero l'ex stadio olimpico, che sin dal primo momento era stato concepito per la trasformazione a stadio di baseball subito dopo i Giochi. Stadio moderno e ben situato, a poca distanza dal centro ma soprattutto dalla principale autostrada (75) che attraversa la città, particolare non di poco conto se si considera che in realtà gran parte dei tifosi veniva dalle estese, e spesso eleganti, periferie, in tutte le direzioni. Proprio per questo il SunTrust Park è invece stato costruito molto fuori rispetto a downtown Atlanta, ai (non molti, ma eleganti e caratteristici) grattacieli della zona nevralgica di uffici, attrazioni turistiche (World of Coca Cola, un grandioso acquario, gli altri impianti sportivi, la CNN): 22 chilometri a nord, dove si intersecano la 75 e la 85 e l'afflusso è più semplice.

Lo storico problema del traffico

Atlanta è una città di dimensioni notevoli: l'area metropolitana conta quasi 6 milioni di abitanti ed è la nona più grande degli Stati Uniti e il traffico è spesso un problema, per cui si è dedicata immensa attenzione alla possibilità di ingorghi. A ogni contatto con il club, per acquistare biglietti, si riceve il consiglio di prenotare congiuntamente anche il parcheggio per non ingolfare una zona che è nuovissima - lo stadio è inserito tra hotel, uffici e locali - e poco prima dell'apertura i Braves hanno ingaggiato Allen Iverson, l'ex stella NBA, perché girasse un promo ispirato a una sua celebre sfuriata, in cui però alla parola "practice" (allenamento) era sostituita "parking", come a dire: ma di cosa stiamo parlando, siete davvero preoccupati?

Di fatto, nonostante una navetta che dalla fermata della metropolitana Arts Center (18 km di distanza…) arriva allo stadio, il SunTrust Park non è costruito per chi voglia arrivarci con i mezzi pubblici, e questo stona rispetto alla tendenza generale degli stadi americani degli ultimi anni, spesso costruiti vicini al centro della città, quando non parte integrante. Succede anche ad… Atlanta ma nel football, con il Mercedes-Benz Stadium che apre… oggi, nuova casa dei Falcons della NFL. In compenso, al di fuori dello stadio ci sono due grandi stazioni di salita e discesa per chi utilizza Uber, e sono decine di persone a farlo, creando peraltro problemi alla circolazione: all'uscita, infatti, il punto di salita è semplicemente la corsia di destra delle tre della strada ad alta percorrenza, per cui nei pressi deve stazionare un vigile che incoraggia di continuo i passeggeri a salire senza perdere tempo.

La grande bellezza

Lo stadio lo vedete in alcune di queste foto. Ovviamente molto bello, ma l'avverbio in realtà non è scontato perché nel passaggio da design e rendering al pratico ci può essere molta strada accidentata. La visuale è ottima da qualsiasi prospettiva, anche dall'anello più alto, e i dettagli sono stati curati sia dal punto di vista estetico sia da quello pratico. Ovvero: a parte le zone di passaggio nascoste al pubblico, che sono - un classico per stadi e arene americani - molto scarne, perché funzionali e basta, nel resto si percepisce la cura nel colore, nella rifinitura, nel fare sì che ovunque si giri lo sguardo si capisca dove si è e chi sia il padrone di casa. Che a causa della sua storia ha dovuto fare richiami al passato, comunque sempre graditi in America: i Braves infatti sono in realtà nati a Boston nel 1871 (e 1871 Grille è il nome di uno dei chioschi di ristoro) e dopo vari cambi di nome si sono trasferiti a Milwaukee nel 1953 e ad Atlanta nel 1966, vincendo World Series in tre città diverse, nel 1914, 1957 e 1995.

Sul piano pratico, il SunTrust Park ha un grande numero di scalinate ed ascensori, chioschi gastronomici situati praticamente senza interruzione lungo tutto il perimetro interno, il cosiddetto concourse - corridoio aperto, con vista campo e televisori per seguire ugualmente il gioco - aree giochi per bambini, persino per arrampicate, un sistema wifi che teoricamente permetterebbe a tutti i 41.000 spettatori di postare contemporaneamente un selfie (sigh) sui social media, negozi di souvenir disposti strategicamente a non più di 5' di camminata l'uno dall'altro, posti comodi, stazioni gratuite per la ricarica dei cellulari. È un luogo dove seguire lo sport comodi e sereni come piace che sia in America, costruito appositamente con una capienza ridotta di 6000 posti rispetto al Turner Field e di 11.000 rispetto allo stadio precedente, per rendere l'esperienza visiva più intima e partecipata.

L'attenzione dello spettatore è sempre richiesta: è parte del sistema americano di coinvolgimento totale e che nel baseball vale ancora di più per via delle pause che fanno parte del gioco. L'utilizzo di tecnologie video e di grafiche accattivanti per gli schermi segue questa filosofia di coinvolgimento totale, il che fa un po' sorridere nell'epoca in cui lo sviluppo delle medesime tecnologie fa sì che la concentrazione venga meno, o meglio sia distribuita in parti disuguali tra partita, schermo gigante e schermo piccolo, quello del cellulare o del tablet. Ma questo accade ovunque, non solo al SunTrust Park. Se vi capita, se siete da quelle parti e non avete fretta, fateci un salto.

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