Romanzo Qarabag: la squadra della "città fantasma" è in Champions League

È il primo club azero a conquistare la fase a gironi. Ma l'impresa dei Cavalieri nasce dal dramma della guerra, che ha distrutto interamente la loro culla Agdam.

Qarabag, prima squadra azera in Champions League Pagina Facebook Qarabag FK (@FKQarabagh)

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In Azerbaigian esistono la Nazionale e la "squadra della Nazione". La prima rappresenta il Paese caucasico: fin qui, nulla di particolare. La seconda porta in campo l'orgoglio azero di chi, dalla propria casa, è stato costretto a fuggire ormai 25 anni fa. E questo sì che è speciale, straordinario. Proprio come l'impresa che questa squadra, il Qarabag, ha inciso nel grande libro della storia della Champions League: è il primo club azero a essersi qualificato alla fase a gironi della massima competizione europea (sorteggiato nel Gruppo C con Chelsea, Atletico Madrid e Roma).

A qualcuno potrebbe bastare questo, per salutare l'ingresso a corte degli Atlılar, i Cavalieri. Gli insaziabili potrebbero invece obiettare: sì, un traguardo senza dubbio storico, ma... tutto qui? Nient'affatto: oltre al passaggio del turno, nel doppio confronto con il Copenaghen, c'è un mondo di dolore e guerra, geopolitica convertita in bombe, di macerie ultime testimoni di quella che, nel 1951, fu la culla del secondo club più vincente del Paese.

Il Futbol Klubu è la "squadra della Nazione", ma anche e soprattutto la "squadra della città fantasma": ad Agdam non abita più nessuno. Nessuno sta letteralmente per "nessun'anima viva". Fino al 1993 non era così: circa 60 mila abitanti vivevano, lavoravano, si divertivano e si amavano nella località della regione di Askeran. Il conflitto del Nagorno Karabakh ha messo un punto fermo: mentre l'esercito armeno prendeva possesso della località, l'intera popolazione aveva già abbandonato le proprie case.

Il Qarabag in Champions League: non è una favola, è un romanzo

Anzi, la "Bianca Casa", la traduzione del termine stesso di Agdam. Eccolo, il colore bianco che campeggia sulle maglie dei ragazzi di Gurban Gurbanov. La tinta predominante sulla prima maglia, però, è il nero: come il "Giardino Montuoso Nero", Nagorno Karabakh appunto. Riuscite a immaginare ora il legame viscerale che da sempre fonde insieme la squadra al proprio territorio? Gli orrori della guerra, mai definitivamente sotterrata sotto le polveri del Caucaso, hanno spazzato via i luoghi quotidiani di questa simbiosi: l'Imarat Stadium, prima di tutto, ridotto a qualcosa di mai più utilizzabile.

Il Qarabag, primo club azero ai gironi di Champions League, è nato nella città fantasma di Agdam
Le rovine della città fantasma di Agdam: è la culla del Qarabag, primo club azero ai gironi di Champions League

Da quel momento, la società bianconera, i suoi tifosi - e con loro tutti gli abitanti della città fantasma - hanno toccato con mano cosa significhi vivere da esuli, da profughi, da rifugiati. Fino al 2009, i Cavalieri hanno utilizzato il Tofik Bakhramov Stadium della capitale Baku: l'impianto rimane ancora oggi il teatro delle loro gare internazionali (come l'andata del playoff con il Copenaghen), ma il riavvicinamento a casa gli ha permesso otto anni fa di giocare anche a Quzanlı, nel distretto di Agdam, proprio al confine con la Repubblica de facto del Nagorno Karabakh.

Il riscatto del popolo della Bianca Casa

La storia politica di quest'area, nell'estremo Est d'Europa, non è una lezione da studiare per fare bella figura chiacchierando con gli amici. È la premessa fondamentale per capire quanto profonda, sofferta e totale sia la gioia del Qarabag e dei suoi tifosi. L'accoglienza in aeroporto, al ritorno in patria, è più di un tributo ai propri beniamini sportivi. I festeggiamenti per strada, i clacson a briglia sciolta e le bandiere fuori dal finestrino superano i confini dell'euforia da supporter di una squadra di calcio.

A scendere in piazza, ad accogliere Gurban Gurbanov e i suoi ragazzi, è un popolo che grida al mondo: "Ce l'abbiamo fatta, almeno una volta nella vita, nonostante tutto“. È l'orgoglio che muove il giovane Mahir Madatov, classe 1997 che ha deciso il match d'andata con il Copenaghen (diretto dal nostro Paolo Tagliavento). È la sete di riscatto, che coinvolge anche un sudafricano come Dino Ndlovu: senza la sua rete, momentaneo 1-1 al 63' del ritorno in Danimarca, forse non saremmo qui a raccontare questa storia. O almeno, l'avremmo raccontata come un'altra occasione persa. La terza, dopo i preliminari persi nel 2009/10 e nel 2010/2011. Al Parken Stadium, i Cavalieri hanno perso 2-1: mai sconfitta fu simile a una vittoria.

In Italia abbiamo già sentito parlare di questa squadra nel recente passato. Anzi, l'abbiamo proprio vista scendere in campo. Nel 2014/15 innanzitutto, quando i gironi di Europa League la videro sfidare l'Inter di Roberto Mancini: a Baku finì 0-0, con una rete regolare annullata allo scadere ai padroni di casa, a San Siro invece D'Ambrosio e Icardi regolarono l'undici azero. La scorsa stagione è stata la Fiorentina a incrociare i bianconeri, sempre nel gruppo di Europa League: i viola vinsero 2-1 in trasferta, per poi concedersi un 5-1 al Franchi.

Qarabag-Inter, gironi di Europa League 2014/15
Il Qarabag impegnato a Baku contro l'Inter nei gironi di Europa League del 2014/15: finì 0-0

"Abbiamo combattuto per il nostro sangue"

Quest'anno il palcoscenico sarà diverso: la Champions League apre le porte al secondo club più titolato d'Azerbaigian. Cinque campionati, sei coppe nazionali e due supercoppe: solamente il Neftçi Baku vanta un palmares migliore. Neanche i Petrolieri della capitale, però, avevano mai tagliato il traguardo dei gironi. Un obiettivo sognato fin dal 2001 dall'Azersun, la holding agro-alimentare che detiene la proprietà della squadra della Nazione. Per loro, rientra a pieno titolo tra le attività di responsabilità sociale: vietato lasciare che il club, voce e simbolo degli esuli di Agdam, cadesse nel dimenticatoio.

La missione è stata ampiamente raggiunta, come testimoniano le parole di Rashad Sadygov:

Non siamo solo la squadra del nostro popolo, è per il nostro stesso sangue che abbiamo combattuto.

Sadygov, 35enne difensore centrale, è il recordman di presenze con la maglia della Nazionale azera: 108 dal 2001 a oggi. Chi detiene invece il massimo bottino di reti? Proprio lui, Gurban Gurbanov: 14 centri in 68 apparizioni con la selezione del suo Paese. L'ex attaccante classe 1972, monumento vivente del calcio locale, è dal 2008 il tecnico e l'icona della sorpresa dei playoff:

Mi congratulo con tutti i cittadini dell'Azerbaigian, con tutti i nostri tifosi. Siamo onorati di rendere felice il nostro Paese.

Nell'undici che ha conquistato il passaggio del turno, c'è anche una vecchia conoscenza di Liga e Premier League: Michel, mediano classe '85 cresciuto nello Sporting Gijon e con un passato nel Birmingham e nel Getafe. Richard Almeida è invece un trequartista nato in Brasile, ma che ha sposato in pieno la causa azera: lo scorso 10 giugno ha esordito nella Nazionale guidata dal croato Robert Prosinecki.

Gurban Gurbanov, tecnico del Qarabag
Gurban Gurbanov, recordman di gol con la Nazionale: dal 2008 è il tecnico dei bianconeri

E poi c'è lui, Yasar Huseynov: no, non è uno dei giocatori dell'attuale rosa. Ma ha permesso al club di vincere il suo primo scudetto, grazie al gol segnato il 1° agosto 1993. Rimarrà quella l'ultima rete siglata nella città di Agdam, prima che la guerra la rendesse fantasma. E mietesse, tra le vittime sul campo di battaglia, anche l'ex giocatore e allenatore del club Allahverdi Bagirov. L'impresa europea, come ogni altro successo della squadra, è dedicata a lui. Almeno metaforicamente, oggi la "Bianca Casa" torna a vivere. Sulle larghe spalle del Qarabag, attraverso le porte dorate della Champions League.

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