NBA: Thomas ai Cavs e Irving ai Celtics, si mescolano le carte?

In una trattativa lampo (forse solo pubblicamente) le due teste di serie a Est si scambiano le stelle uscendone entrambe vincitrici. Thomas ai Cavs, Irving ai Celtics.

Gli scambiati a duello.

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La terra è piatta. Non voglio più giocare all’ombra di LeBron.

Queste due frasi pronunciate da Kyrie Irving hanno reso il suo ultimo anno decisamente movimentato. Se per la prima non è nemmeno necessario addentrarsi, per la seconda servirebbe perlomeno un breviario per andare a toccare tutte le sfaccettature. Da quando è uscita in via pubblica la sua volontà di lasciare Cleveland si sono susseguite voci, possibili fruitori e candidati allo scambio con soluzioni che definire improbabili è quasi un complimento. Poi, come spesso succede, tutte le chiacchiere stanno a zero e con un’incursione flash arriva una squadra che ha agito nel buio, fa l’offerta giusta e si porta via la stella o il giocatore desiderato (citofonare Oklahoma City Thunder e Sam Presti per ulteriori informazioni). 

È questo quello che hanno fatto i Celtics, andando a prendere la stella dei Cavs con la seguente contropartita: Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic e la prima scelta dei Brooklyn Nets senza protezione (che guardando i bianconeri al momento potrebbe voler dire anche top pick). Il fulmine a ciel sereno è arrivato nella sera italiana mentre Adrian Wojnarowski assieme a Shams Charania (una guerra di finissimo news breaking da farci una serie televisiva) hanno annunciato la più classica delle “serious talk” ovvero quando due franchigie sono vicinissime a mettere le necessarie firme per uno scambio.

Questo coinvolge direttamente la numero uno e la numero due dell’ultima Eastern conference, rivali della scorsa finale e soprattutto della partita che aprirà la stagione NBA con la prima scelta assoluta del 2011 (Irving) per la prima volta in maglia Celtics, che battaglierà con la sessantesima scelta assoluta del medesimo draft (Thomas) in maglia Cavs, con la più grande dimostrazione di come in anni di duro lavoro gli scenari possano cambiare e 60 possa quasi voler dire 1. A corollario di ciò, in quella partita, ci sarà anche chi nel 2011 sollevava il trofeo di MVP (Derrick Rose), che per ironia della sorte potrebbe anche fare la riserve del numero sessanta di cui sopra. Non si può che riprendere una famosa frase dell’avvocato Buffa: “It is a great country or what?”.

L'abbraccio di James a Thomas

NBA, Cleveland Cavaliers: fare di più era difficile

Quando si dice pagare a caro prezzo l’assenza di un GM nel momento cruciale della stagione si pensa ai Cavs, che forse non solo per quel motivo, hanno dovuto gestire in modo affrettato e con i buoi già scappati, la voglia di fuga della propria stella. L’autore della tripla che ha regalato il primo titolo della storia ai Cavs ora vestirà una maglia diversa, ma se non ci si aspettava il biancoverde, di sicuro lo si sarebbe visto con altri colori.

In una situazione in cui il valore di mercato di una stella di prima grandezza crolla così verticalmente, portare a casa ciò che sono riusciti ad avere i Cavs è un lusso. Passare da Irving a Thomas nello spot di uno è senza dubbio un downgrade, se così possiamo chiamare portarsi a casa una stella NBA da 29.8 punti a partita , perchè sarà dura per IT riciclarsi al fianco di James. Ma oltre a questo arriva il giocatore che maggiormente arricchisce la rotazione coprendo un buco endemico nel ruolo di 3&D player: Jae Croder non solo è un saldo per il suo contratto, ma anche perché è il giocatore perfetto per inserirsi in un contesto di squadra già radicato e con delle stelle conclamate.

Ante Zizic ha su di sè ancora un punto di domanda su cosa potrà dare in NBA, anche se il materiale c’è, ma quello che fa la differenza è la prima scelta dei Nets che sarà semplicemente chiave per il futuro della franchigia. Nella prossima estate scadranno i contratti di James e Thomas con due scenari possibili: se il re volesse rimanere si potrebbe provare a trattenere Thomas e continuare la rincorsa al titolo, ma se il primo dovesse abdicare si lascerebbe andare anche il secondo, magari con Crowder come asset di mercato per concentrare la prima scelta ed eventuali altre ricevute al centro del rebuilding. Comunque vada questa trade è un successo per i Cavs, indipendentemente dai risultati del campo che poi saranno una chiave importante per valutare ex-post.

Irving può decidere così le Finals

Boston Celtics: o vinciamo o possiamo cambiare ancora

Sembra strano che undici giocatori di una squadra che ha raggiunto la finale di conference vincendo la regular season vestiranno un’altra maglia. È una vera e propria rivoluzione in quel di Boston, che però dimostra come Danny Ainge sia, con Sam Presti, il migliore nel suo ruolo. Sino a poche ore prima della firma di Hayward sembrava un mercato disastroso che avrebbe mantenuto la franchigia nella mediocrità (dove per alcuni la mediocrità è la finale di conference), invece dopo la firma di un All-Star, la trade che ha portato Bradley a Detroit per cause di forza maggiore e l’arrivo di Kyrie Irving, tutto ha un sapore diverso: dolce alla prima impressione, ma da analizzare.

Prendere Irving è sempre cosa buona e giusta, essendo un perenne All-Star di 25 anni che ha dimostrato di saper giocare quando conta davvero, pur avendo dei lati difensivi di grandi ombre e poche luci. È impensabile che lui e Hayward non siano i maschi alfa, con il primo più alfa dell’altro, ma il fatto che di sicuro ci saranno due anni di Irving in biancoverde fa pensare che una corsa per il titolo si possa avere, magari sperando che LeBron perda smalto (auguri) e che ai Warriors cambi qualcosa. 

La squadra a disposizione di Stevens si accorcia e dopo un quintetto esiziale, vedrà uscire dalla panchina solo Marcus Smart e uno tra Tatum o Brown creando qualche criticità, ma portando concreti miglioramenti dal punto di vista offensivo, vero e proprio scoglio per fare l’ultimo salto di qualità.
Separarsi da Thomas è stata una scelta umanamente complicatissima per Ainge e non l’avrà presa a cuor leggero, ma l’incombenza di un max contract nella prossima offseason e un’anca che non lasciava persuasi sulla guarigione, hanno portato allo scambio. Il cuore dei tifosi oggi ha una ferita in più, ma è anche vero che a giugno non solo potrebbe essere rimarginato, ma essere addirittura gonfio di felicità.

 

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