Off sports - Lo strano caso (ma non troppo) dei due robot di Facebook

Sorpresa mista a paura durante un esperimento organizzato da Facebook: due bot hanno infatti cominciato a dialogare autonomamente con un idioma sconosciuto.

L'esoscheletro di un Terminator

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Un caso che ha scatenato scalpore ed inquietudine nel meraviglioso mondo digitale. Durante un esperimento legato alle intelligenze artificiali indetto da Facebook infatti, due robot hanno cominciato a conversare dinamicamente, uscendo fuori gli schemi di programmazione che prevedevano un semplice dialogo in inglese, e facendo scoppiare un caso che ha raggiunto rilevanza internazionale. Il tread, divenuto immediatamente virale su internet, ha suscitato ovviamente reazioni contrastanti nel web, tra chi già sentenziava un futuro dominato dall'IA e chi invece parlava di un mero problema di programmazione.

Zuckenberg
L'esperimento sociale tra i due bot conversanti indetto da Facebook si è concluso con un'irregolarità non prevista. Sicuro che ci sia ancora da ridere, Mark?

Ora, ci dispiace deludere tutti i fan della fortunatissima saga "Terminator", ma non ci troviamo ancora - per fortuna - di fronte alla nascita di Skynet. Il dialogo incomprensibile tra i due robot è frutto di un semplice errore di programmazione. Bob e Alice - questi i nomi dei due automi - sono usciti dagli schemi linguistici auspicati a causa di una non imposizione dell'inglese come lingua assoluta. In parole povere, gli sviluppatori hanno pensato bene di impostare l'idioma anglofono come semplice componente facoltativa, non settando l'obbligatorietà nel continuare a dibattere in un inglese interpretabile. Ragion per cui era solo questione di tempo prima che i bot decidessero di deviare sintatticamente in uno slang più consono al tipo di comunicazioni emesse e al genere di dati scambiati. Lezione acquisita dal gruppo di ricercatori, che hanno loro malgrado constatato come le tale leggerezza abbia portato al fallimento di un esperimento che li ha costretti a staccare la spina ai due robot, tra lo sgomento generale.

Gundam Tokio
Il Gundam dell'isola di Odaiba, Tokyo (Giappone). Se ve lo state chiedendo, no: non è questo il robot di cui stiamo parlando.

Il libero arbitrio - seppur figlio di un errore umano - mostrato dalle due macchine ha tuttavia messo in mostra gli evidenti passi avanti sul lavoro legato alla robotica: come le varie comunità succedutesi nelle varie ere del passato infatti, gli automi hanno stringato un lessico più consono alle loro necessità, abbandonandone uno troppo lontano dalle proprie caratteristiche. Ora, come giustamente ricordato da Wired, sono proprio questi errori che portano menti eccelse quali Stephen Hawking a pensare come, in un futuro non troppo lontano, le intelligenze artificiali prenderanno il controllo del mondo, dominandoci ed uccidendoci tutti.

Nel frattempo però, i responsabili dell'esperimento hanno chiarito come i setting di Alice e Bob siano stati modificati, imponendo nei parametri l'utilizzo di una lingua comprensibile agli sviluppatori che, nel loro scopo finale, vorrebbero arrivare ad ottenere una IA capace di scendere a compromessi con l'uomo, attraverso un botta e risposta dinamico decisamente più comprensibile di quello già andato in scena.

Robot e un software capace di imparare 

Fa comunque specie pensare come queste due macchine siano riuscite ad immagazzinare una quantità di informazioni tale da poter successivamente sviluppare una qualche sorta di coscienza arbitraria, che li ha portati a rompere degli schemi imposti - seppur non obbligatori -. Il continuo progresso impone la necessità di standard programmativi d'alto livello, onde evitare che, in un futuro, le ipotesi robo-complottiste possano diventare più che un semplice scenario ancora decisamente utopistico.

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