NBA free agency: nel 2018 rinnovi meno ricchi e una nuclear summer

Le ultime due estati si sono rivelate un vero party per i giocatori in scadenza di contratto con rinnovi e accordi faraonici. Ora molti insiders pensano che la festa sia terminata.

Le stelle che dovranno rinnovare in estate

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Siamo reduci dalla seconda offseason NBA sfuggita ai concetti canonici di mercato, ma se l’anno scorso si è delineato quello che sarebbe stato il roster dei dominatori nel prossimo lustro, in questa si è potuta vedere la completa madness nel cercare di raggiungere i Warriors accaparrandosi ogni tipo di nobile free agent possibile. Tanti pezzi pregiati hanno cambiato maglia, moltissimi hanno forzato le società a scambiarli, altri hanno preso contratti importanti oltre gli effettivi meriti, mentre l’ultimo ha deciso che arrivare ogni anno a giocarsi il titolo in finale gli stava stretto e voleva una franchigia tutta sua da condurre alla terra promessa. Ogni riferimento a Kyrie Irving è puramente voluto. 

Siamo arrivati agli inizi di agosto ancora con ancora almeno due stelle in cerca di casa, o perlomeno di un’altra sistemazione, facendo valere le loro ragioni/capricci e tenendo in scacco diverse franchigie. Che questa sia la lega dei giocatori ormai non è più in dubbio. Ma questo potrebbe essere destinato a finire? Forse. Alcuni agenti e General Manager che hanno preferito tenere nascosto il loro nome, hanno analizzato la situazione economica dell’NBA puntando chiaramente il dito su alcune falle del sistema, come il rifiuto da parte delle franchigie di ammorbidire l’incremento del cap con le incredibili revenues dettate dal nuovo contratto collettivo.

Il cap è passato dalla stagione 2015-16 alla 16-17 da 70 a 94.1 milioni mettendo a disposizione praticamente di chiunque spazio salariale per firmare i giocatori migliori. Da questo si è giovata una sola squadra che ora ha il Larry O’Brien Trophy in bacheca e minaccia di collezionarne almeno un altro paio. L’errore di accettare l’incremento totale del cap così in fretta ha permesso a Durant di veicolare la lega verso San Francisco creando un vero super team.

Con una squadra come i Warriors, cosa dovrebbero fare le altre? Perlomeno cercare di costruirne una simile, mettendo quindi sul tavolo cifre folli con la consapevolezza che questo con tutta probabilità non servirà. E allora, con le stime del cap nei prossimi anni in abbassamento rispetto alle previsioni, ci sarà un possibile punto di rottura.

Le parole di questo GM sono chiare, concise, ma che pongono anche un problema evidente a Silver e al futuro della lega.  

Westbrook e Paul due max players

NBA: free agency, cap e rinnovi con spazio che non c’è

Nella scorsa offseason (quella dell’incremento 2015/2016) sono finiti nelle mani dei Free Agent ben 5 miliardi di dollari con ben ventisette squadre che entrarono nella Free Agency sotto il cap, mentre due delle tre che gravitavano sopra (Cavaliers e Raptors) hanno rinnovato rispettivamente LeBron James e DeRozan a cifre poco popolari. La terza, ovvero i Clippers, è rimasta all’angolo avendo rifirmato a cifre importanti panchinari come Crawford, Rivers e Johnson.

In questa estate solamente quattordici squadre sono entrate nella free agency con spazio salariale da investire e ci sono stati “solo” tre miliardi finiti nelle casse dei free agent, cifra che include già i rinnovi di John Wall, James Harden e di otto rookies rifirmati prima di Halloween. Solo ventidue giocatori sono stati firmati con spazio sotto il cap rispetto ai 60 della passata stagione, mentre la previsione per la prossima stagione è che solamente nove squadre arriveranno con spazio, mentre addirittura dieci saranno già in luxury tax senza muovere un muscolo.  

John Wall e le vecchie lamentele

Quando John Wall disse: "Jackson prende così tanto… e io?"

Un’agente ha rincarato la dose dicendo che in questi due anni i top free agent hanno sì monopolizzato il mercato e indotto le franchigie a spendere milioni e milioni di dollari, ma lasciando spazio di manovra anche per i giocatori di medio alto livello. Già l’anno prossimo ci sarà un cambiamento.

Vedo già molti agenti licenziati, visto che alcuni giocatori non capiranno perché dovranno prendere meno rispetto ad altri comprimari della squadra, magari di minor valore. I migliori giocatori chiameranno comunque ricchissimi contratti e saranno le priorità delle franchigie, ma il pericolo è che gli altri abbiano poi poco a cui attaccarsi, insorgendo su chi deve fare il loro interesse al cospetto delle società.

Nella prossima stagione la lista di top player è infinita e facciamo qualche nome con relativa proiezione salariale solo per fare un minimo di chiarezza: LeBron James (35.6 mln), Paul George, Russell Westbrook, DeMarcus Cousins, Chris Paul (massimo salariale), Isaiah Thomas e Nikola Jokic (25 mln). Con queste cifre giocatori buoni, se non ottimi, come Gary Harris, Avery Bradley, Marcus Smart o Jusuf Nurkic potrebbero andare al ribasso. 

I Blazers, ad esempio, hanno scambiato Allen Crabbe con i Nets per risparmiare ben 60 milioni tra tassa e salario del giocatore dopo un avventato rinnovo nella scorsa estate, mentre chi ha fatto la formica come Bulls (50 milioni di spazio previsto), Sixers (40 milioni) e Atlanta (40 milioni) potrebbero negoziare un anno di patimenti (forse non i Sixers) per poi avere un campo molto più sgombro nella prossima offseason che ribolle di stelle in cerca di casa. 

Difficile pensare che la festa a suon di dollari possa finire per una macchina come l’NBA capitanata da un’intelligenza sopraffina come quella di Silver, ma valutare le cose nel medio periodo è sempre importante in un sistema come questo, anche per gli appassionati che ne godono prevalentemente le gesta sui 28 metri.

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