Due passi a Lisbona con... Cristiano Ronaldo: è in ogni angolo

È un monumento itinerante e onnipresente in ogni angolo della capitale lusitana e dintorni: tra magliette, pubblicità e souvenir, CR7 è ormai un eroe della patria.

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Come Vasco da Gama, Fernando Pessoa o Alexandre Herculano. Anzi, quasi allo stesso livello del primo monarca Dom Alfonso I o Luís Vaz de Camões, il Dante lusitano. Per diventare leggende della storia del Portogallo, c'è chi ha regnato, conquistato, esplorato, composto versi immortali. Lui no, ci è riuscito prendendo a calci un pallone. Detto così, suona esagerato e incomprensibile. Se l'eroe nazionale in questione è Cristiano Ronaldo, il discorso cambia eccome.

Come definire altrimenti un personaggio così onnipresente in ogni angolo del Paese? Non solo a Madeira, sua terra d'origine che gli ha dedicato un aeroporto e una statua. Girovagando per le strade di Lisbona, tra l'Avenida da Liberdade e i vicoli in salita del Bairro Alto, è letteralmente impossibile non imbattersi in un oggetto o una foto che rievochi il Pallone d'Oro del Real Madrid.

Le magliette della Nazionale, innanzitutto: ogni negozio e bancarella di souvenir sfoggia la casacca numero 7 in quantità industriali. E poi? Teli da mare, statuine, libri e pubblicità in cui lo stra-famoso viso di CR7 promuove l'ultimo modello di smartphone. Persino tra i corridoi del Da Luz, nido delle Aquile del Benfica, è possibile incrociare la silhouette dell'ex Sporting sugli schermi che omaggiano i grandi campioni scesi su quel campo. Ovunque, nella capitale e non solo, spunta l'ultimo Rei de Portugal. Grattacapi fiscali a parte, il número um rimane lui.

In ogni angolo... c'è Cristiano Ronaldo

"Melhor jugador do mundo". Guai a contraddire un telo da mare, dove un Cristiano Ronaldo gongolante si coccola la coppa degli Europei vinti in Francia la scorsa estate. Messi? Sì, qualche maglia del Barcellona e dell'Argentina fa capolino qua e là. Ma assomiglia più a un timido tentativo di farsi luce, in una giungla di divise rosso-verdi che portano stampato il nome del capitano e recordman della Seleçao. Un conquistador che non ha avuto bisogno di solcare le rotte verso l'Africa o il Sudamerica per fregiarsi di questo titolo: la sua gloria è divisa tra la madre patria, l'Inghilterra di Manchester ma soprattutto la "cugina" Madrid. Passando ovviamente per Parigi e per la notte che ha incoronato per la prima volta il Portogallo come la più bella del reame.

CR7 festeggia la vittoria degli Europei 2016
Dopo la vittoria degli Europei 2016, CR7 è assurto al ruolo di eroe lusitano

Se la definizione di "miglior giocatore del mondo" vi suona troppo banale e trionfalistica, tra gli scaffali delle librerie di Lisbona è possibile ancora spulciare le pagine di un libro del 2007: il fuoriclasse di Funchal aveva appena 22 anni, stava diventando grande con i Red Devils, ma già si era guadagnato l'appellativo di "O nosso rapaz maravilha". Dieci anni dopo, di trofei e primati, il "rapace meraviglia" ne ha arpionati a non finire.

Anche nel punto più a Ovest d'Europa...

Cabo da Roca, 140 metri a strapiombo sull'Oceano Atlantico. A destra un faro, al centro una croce con una lapide poetica: "Qui, dove la terra finisce e comincia il mare". È uno dei versi più celebri de "Os Lusiadas", il poema epico portoghese per eccellenza. È proprio qui che l'Europa custodisce il punto più a Ovest del continente. Un luogo quasi mistico, dove il vento fa gli onori di casa e le temperature scendono in picchiata rispetto al vicino lido di Cascais. Naturale, anche in piena estate, avvertire il richiamo di una bevanda calda da gustare nel vicino rifugio. E chi c'è ad accoglierti, dalla mensola sopra il bancone del bar? Una statuetta dal capoccione spropositato e dai dentoni ben in mostra, affettuosa caricatura del nostro inseparabile compagno di viaggio.

La statuina di Cristiano Ronaldo tra quelle di Figo ed Eusebio
In un bar di Cabo da Roca, la "triade" del Portogallo: Luis Figo, Eusebio e, al centro, Cristiano Ronaldo

Accanto a lui, di dimensioni minori, altri due simpatici simulacri: Luis Figo da una parte, Eusebio dall'altra. Due giganti della storia calcistica lusitana, ma volutamente più ridotti rispetto al Cristiano Ronaldo in miniatura che domina un tridente da fantascienza. Sì, ok, avete notato anche voi dove è posizionata la mano sinistra di CR7: interpretatelo come il gesto di rivalsa di un popolo che, dopo svariati tentativi di gloria (il ricordo dell'Europeo perso in casa nel 2004 è ancora vivo), è riuscito a gridare all'Europa: "No, stavolta non ce n'è per nessuno!".

Un messaggio che, al netto della "spontaneità" del mezzo comunicativo scelto, arriva ancora più forte perché urlato dal limite più occidentale del continente. Un "siiiiiiiim" - urlo di gioia ormai marchio di fabbrica del promesso penta-Pallone d'Oro - che si respira tra le scalinate ripide, tra i mille miradouros panoramici, tra i ristoranti di bacalhau e le pastalarias di Lisbona. O, perché no, tra i negozietti traboccanti a due passi da Rossio. Dove non manca mai una maglia, un'asciugamano, uno stendardo da camera con il profilo vincente di Cristiano. Desculpe, di Dom Cristiano I, leggenda vivente della terra dei Lusitani.

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