Wrestling, esiste una federazione che possa competere con la WWE?

La compagnia di Stamford è la dominatrice incontrastata nel settore. Ma fra le altre federazioni, c'è chi potrà mai essere una sua concorrente credibile?

Wrestling, le concorrenti della WWE

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Se si parla di wrestling, è impossibile non nominare la WWE: la federazione con sede a Stamford è la dominatrice indiscussa nel campo dello sport-intrattenimento e la sua supremazia, che dura ormai da più di 30 anni, è stata seriamente intaccata soltanto una volta, nella seconda metà degli anni ’90.

Il predominio della World Wrestling Entertainment è soprattutto economico: i ricavi della federazione sono milionari e grazie alla creazione della piattaforma streaming WWE Network, ci si sta addirittura slegando dal trentennale sistema degli eventi in Pay Per View. Ma anche se lo strapotere della compagnia non è in discussione, non vuol dire che non ci siano valide alternative, specialmente in termini di qualità.

Da quando è praticamente senza competizione infatti, la federazione di Vince McMahon ha vissuto diversi periodi negativi a livello di valore del prodotto. Grazie a internet e alla diffusione dei servizi streaming, non ci sono mai state così tante opzioni per gli appassionati di wrestling, che possono scegliere fra tantissime compagnie di alto livello. Ma almeno una di queste potrà mai diventare una credibile concorrente per la WWE?

L’inizio del dominio WWE: il Talent Raid

Vince McMahon, proprietario della WWE
Vince McMahon è il proprietario della WWE

Per capire se potrà mai esserci qualcuno in grado di essere un serio competitor per la WWE, bisogna prima sapere come la compagnia statunitense sia riuscita a diventare la più importante federazione del settore. Fino agli anni ’80, il wrestling era una disciplina prettamente territoriale, gestita da federazioni non itineranti che mettevano in piedi show sempre nello stesso stato e riunite nella National Wrestling Alliance.

A fine decennio, il proprietario della WWE (allora WWF) Vince McMahon decise di porre fine alla gestione regionale del wrestling attuando il cosiddetto “Talent Raid”, mettendo sotto contratto i maggiori talenti delle federazioni territoriali con contratti ricchissimi. Gli arrivi di star come Roddy Piper, The Iron Shiek e Hulk Hogan permisero a McMahon di ottenere un contratto televisivo e di trasformare il wrestling in un prodotto di portata nazionale.

La scommessa della World Wrestling Entertainment fu vinta con l’azzardo di Wrestlemania, evento in Pay Per View proposto come una sorta di “Superbowl del wrestling” le cui prime edizioni furono un successo strepitoso. In particolare la terza rappresentò il vero e proprio boom della disciplina, solidificando la WWE come la più grande federazione al mondo.

La Guerra dei Rating

Hulk Hogan in WCW
Hulk Hogan nel suo periodo in WCW

L’unico vero pericolo per la compagnia di Stamford fu la World Championship Wrestling, nata nel circolo delle federazioni territoriali nella fine degli anni ’80 e che arrivò addirittura a superare la WWE negli ascolti televisivi per ben 84 settimane a cavalo fra 1996 e 1997. La crescita della WCW fu dovuta agli arrivi di grandi stelle come Hulk Hogan, Scott Hall, Kevin Nash e Randy Savage attirati da ingaggi alti garantiti del proprietario Ted Turner, miliardario e fondatore anche della CNN.

La cosiddetta “Ratings War” fu vinta però dalla World Wrestling Entertainment, che nel 1997 inaugurò una delle sue ere di massimo splendore, la Attitude Era, con protagonisti come Steve Austin, The Rock, la D-Generation X e addirittura lo stesso Vince McMahon, che diventò un personaggio attivo nelle storyline delle federazione e uno dei più grandi heel (termine gergale per indicare un “cattivo”) della storia. Complice anche una gestione creativa ampiamente criticabile, la WCW iniziò il suo declino che la porterà sull’orlo del fallimento e ad essere acquistata proprio dalla WWE nel 2001.

La situazione attuale negli USA: le “major” e l’indy wrestling

Ring della ROH
Uno show della Ring of Honor

Negli Stati Uniti esistono solamente altre due compagnie definibili “major”, che hanno cioè un contratto televisivo per i loro show: la Ring of Honor e la Global Force Wrestling (precedentemente conosciuta come TNA o Impact Wrestling). Sia ROH che GFW sono però ben lontane dal loro momento di massimo splendore, arrivato nella prima decade del nuovo millennio e che comunque non permise a nessuna delle due di avvicinarsi alla WWE in termini di ricavi.

Il resto delle federazioni statunitensi fanno parte del cosiddetto circuito dell’indy wrestling: compagnie indipendenti come la Combat Zone Wrestling o la Pro Wrestling Guerrilla, che solitamente organizzano show sempre nelle stesse sedi per via delle poche risorse economiche.

Il Giappone, la patria del Puroresu e il caso della NJPW

Immagine della NJPW
Kenny Omega e Kazuchika Okada

Insieme a Stati Uniti e Messico, il Giappone è la nazione con la più prestigiosa tradizione nel campo del wrestling, trattato maggiormente come uno sport e meno come intrattenimento e denominato Puroresu. Nella terra del Sol Levante ci sono numerose federazioni di alto livello come l’All Japan Pro Wrestling, la Dragon Gate, la Pro Wrestling NOAH, ma soprattutto la New Japan Pro Wrestling.

Nota fra gli appassionati per l’altissimo livello del wrestling proposto, la NJPW sta vivendo una nuova epoca di successo dopo  i cosiddetti “giorni oscuri” di inizio 2000, in cui sembrava vicino al fallimento. Negli ultimi anni, la federazione sta provando a tornare ai fasti degli anni ’80 e ’90 grazie a un roster composto da star del livello di Hiroshi Tanahashi, Kenny Omega e l’attuale campione IWGP Kazuchika Okada. Il successo di questo periodo ha portato la NJPW a tenere per la prima volta due show sul territorio statunitense ad inizio luglio.

Ci sarà mai una concorrente per la WWE?
Stage di Wrestlemania
La Wrestlemania è un evento paragonabile al Superbowl

Quelle citate sono solo alcune delle federazioni che propongono degli show di wrestling di livello abbastanza alto da poter essere considerati alternativi a quelli della WWE: a riguardo non vanno dimenticati il Messico e la sua leggendaria tradizione sulla Lucha Libre, e il Regno Unito, zeppo di compagnie indipendenti come PROGRESS, Insane Championship Wrestling e Rev-Pro che hanno un grandissimo seguito di pubblico.

Il problema maggiore di queste federazioni è l’abisso economico che le separa dalla WWE, oltre al fatto che Stamford continua ad essere la meta più appetibile per la maggioranza dei wrestler al mondo. Vince McMahon negli ultimi anni ha inoltre intrapreso un percorso di selezione dei maggiori talenti delle indy in giro per il mondo, per infoltire il roster degli show WWE, cosa che ha tagliato le gambe a molte compagnie che hanno visto partire molte delle loro stelle, in particolare la ROH.

Il fatto che il prodotto WWE sia qualitativamente molto lontano dai suoi picchi positivi è dovuto anche alla mancanza di un vero e proprio competitor che la spinga a migliorare: gli show di molte delle federazioni citate in precedenza sono spesso di valore superiore rispetto a quelli della compagnia di Vince McMahon, ma questo non basta per garantire abbastanza risorse per diventare una seria competizione. L’unico pericolo per la WWE è stata infatti la WCW grazie alla straordinaria disponibilità di un miliardario come Ted Turner e se non accadrà una cosa simile, sembra difficile che questo dominio posa essere messo in discussione

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