Piqué: "Io presidente FIFA? Cambierei tutto il sistema arbitrale"

Il difensore del Barcellona, intervistato da un'emittente giapponese, lancia la sua proposta per evitare gli errori arbitrali della scorsa stagione

Piquè del Barcellona ha una sua proposta di riforma arbitrale

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Gerard Piqué è una specie di strano personaggio: carismatico, schiacciasassi, dogmatico. Per lui Barcellona è una specie di chiesa. 

Per lui il rispetto che si deve al Barcellona è quasi religioso. Per questo sembra così scontato, durante l'intervista all'emittente giapponese Soccer King, che l'argomento cada sulla sua futura presidenza del Barcellona (che lui desidera immensamente).

E sui torti arbitrali, gli errori che hanno penalizzato la squadra blaugrana.

Piqué, la presidenza del Barcellona, e la FIFA (non manca il Real, ovviamente)

C'è un film di Kusturica che tutti gli amanti del calcio dovrebbero vedere, un docufilm su Diego Armando Maradona. Ad un certo punto Kusturica mette Maradona di fronte a Manu Chao, che gli canta "Se io fossi Maradona". C'è un verso in particolare che dice: "Se io fossi Maradona vivrei come lui, se io fossi Maradona, andrei in mondovisione a dire alla Fifa che sono loro i veri ladri!". E Maradona sorride, sotto gli occhiali neri. Eccolo:

Beh, a Piqué la domanda che fanno è simile: cosa faresti se fossi il presidente della FIFA. Ecco, Piqué, che pure di indipendentismo ne mastica e pure con un certo anelito passionale, stavolta risponde in maniera piuttosto diplomatica, con una velata polemica: 

Cambierei il sistema arbitrale. Si vede che stanno lavorando con molta pressione addosso. Per eliminare le controversie e le ingiustizie, credo sia meglio cambiare e introdurre la tecnologia. Sono molto contento dell'arbitraggio di alcune partite. Tuttavia sta cominciando una nuova stagione, non penso a certe cose negative.

Piuttosto condivisibile, anche se, dalle premesse "per eliminare le ingiustizie", sembrava dovesse sparare a zero. Invece introduzione della tecnologia, che forse, nella FIFA, oggi non sarà una rivoluzione copernicana, ma sicuramente non è una voce largamente condivisa. Poi ovviamente il futuro del difensore del Barcellona e della Spagna viene sezionato ai raggi X, ai margini di un evento di presentazione di un nuovo sponsor, di cui potete vedere un'immagine, con la goliardia impressa sui volti dei giocatori presenti: 

Messi e Piqué del Barcellona durante la presentazione del nuovo sponsor
Messi e Piqué se la ridono, mentre viene presentato il nuovo sponsor Rakuten

La sua campagna elettorale è lanciata da tempo, da quando si è messo a studiare per diventare dirigente blaugrana, impiegando molto del suo tempo libero. Per questo non sorprende che le tappe intermedie, quelle della panchina magari, del ruolo di allenatore, non gli interessino. Piqué pensa in grande, sogna in grande: 

Non ho intenzione di fare l'allenatore. Voglio essere presidente del Barcellona, ​​questo è il mio sogno. Quando mi ritirerò vorrei fare quello che è nelle mie possibilità per il club che amo. Non ho difficoltà a trovare le motivazioni: gioco per il Barcellona, sogno sin da quando ero bambino di giocare nel Barcellona. 

Le solite mezze misure di Piqué: vuole essere il n.1 in casa Barcellona, semplicemente. Un sogno, sin da bambino, giocarci. Un sogno essere il n.1, ora che ci gioca. Quella su Neymar (tra l'altro presente) era "opinione personale", poi arriva la classica stoccatina al Real Madrid, per far felice Sergio Ramos, che altrimenti non riesce a dormire la notte: 

Dobbiamo essere infinitamente migliori del Real Madrid. Perché non vale la pena essere alla stessa altezza del Real.

La chicca è servita, ora Sergio Ramos avrà di che arrabbiarsi, in futuro, magari nello spogliatoio della Spagna. Forse gli mancherà, al suo ritiro, Piqué. Ma per poco, poi diventerà presidente del Barcellona, chissà, citando Manu Chao, cosa griderebbe al Real Madrid: a Sergio Ramos non piace molto questo elemento. 

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