NBA, il faraone John Wall resta a Washington. E vuole il titolo

John Wall diventa il primo designated player al 100% dell'NBA e rifirma a grandi cifre con gli Washington Wizards diventando la pietra miliare della squadra e inseguendo il titolo con Beal e Porter.

Wall e la sua voglia di vincere

227 condivisioni 2 commenti 5 stelle

di

Share

Dopo che Steph Curry ha siglato l’accordo più ricco di sempre con i Golden State Warriors da Free Agent, e Harden ha rinnovato il suo con i Rockets, John Wall è diventato il primo giocatore a sfruttare appieno la clausola che prevede il rinnovo da designated players, ovvero la possibilità soddisfando alcuni criteri (in questo caso far parte di uno dei quintetti All-NBA) di estendere il contratto con la propria squadra andando a percepire il massimo salariale al 35% del cap rispetto al normale 30%. È una differenza che potrebbe sembrare non così influente, ma in un rinnovo quadriennale permette a Wall di guadagnare una cifra di gran lunga superiore rispetto a quella che avrebbe percepito in altre situazioni. I Wizards così mantengono intatto il proprio trio delle meraviglie con Porter e Beal, sostanzialmente permettendo a questi ultimi di proseguire nel lavoro di punizione dal perimetro sulle scorribande del leader con il numero due. Anche se il rinnovo è palesemente a vantaggio del giocatore, era qualcosa di obbligato per la franchigia che non poteva pensare a nessuna delle altre due stelle come creatore di gioco, cosa in cui Wall è secondo a pochi.

Che numeri nei playoffs NBA

Negli ultimi playoffs NBA ha tenuto una media di 27.2 punti a partita con 10.6 assists diventando il primo giocatore dopo Russell Westbrook nel 2016 a condurre dieci o più partite di postseason oltre i 25 punti e 10 assists di media.
Sono cifre che illuminano, così come il suo gioco, fatto di una velocità incredibile, una capacità di produrre attacco in mille modi, e soprattutto di foraggiare i compagni mettendoli in ritmo anche quando la situazione di voltaggio è molto alta. Si era parlato spesso di come mancasse un credibile jump shot per fargli fare il definitivo salto di qualità e nonostante un'efficacia da tre punti non sempre costante, ora non si può più passare dietro a cuor leggero sui suoi pick and roll perché l’arresto e tiro da due è diventato affidabile, e soprattutto cruciale nei momenti decisivi delle partite, molte delle quali risolte proprio da questa azione.

La carica da leader di Wall

Avevo detto che sarei rimasto…             

E verrebbe da dire: ci mancherebbe. Un quadriennale da 170 milioni di dollari ha dei sol(i)di motivi per trattenere un giocatore in una città, ma il concetto del designated player ha il retro della medaglia, infatti secondo uno studio statistico effettuato da Kevin Pelton di ESPN, la differenza tra un max player da 30% e da 35% deve vedersi anche in campo, e forse Wall non appartiene a coloro che possono far parte di quella ristretta elitè di giocatori che stanno dove l’aria è più rarefatta e vengono chiamati game changer.

La scelta di rinnovare ora il proprio contratto potrebbe sembrare affrettata perché nella prossima stagione NBA avrebbe potuto allegare anche un quinto anno a quelle cifre, ma per farlo avrebbe dovuto essere inserito in uno dei primi tre quintetti All-NBA, cosa possibile ma non certa come Anthony Davis potrebbe tranquillamente testimoniare. Ha accettato di rinunciare alla possibilità di un anno in più per la certezza di essere un designated player dalla prossima offseason quando entrerà in essere il suo contratto. Ormai sempre più giocatori non barattano la possibilità futura per ciò che possono conseguire al massimo oggi e spesso questa scelta paga dividendi.

Wall e i Wizards, un legame che dura

Finalmente i miei soldi!

John Wall si è ritenuto dal lontano 2015 una stella lautamente sotto pagata, infatti commentò in modo ben poco lusinghiero sui social la firma di Reggie Jackson da parte dei Pistons che siglò un contratto superiore al suo.
Anche quando Bradley Beal firmò il rinnovo nella scorsa stagione alimentò la sua anima da underrated e questo sembrava addirittura poter creare problemi di coesistenza tra i due. Brooks è stato bravissimo nella gestione e nel notevole miglioramento sia dell’intesa della coppia che del rendimento della squadra.
Ora è arrivato il momento anche per lui di passare alla cassa e ha voluto dare l’ufficialità sfruttando un video sulla piattaforma Uninterrupted dicendo:

Ve lo avevo detto che non me ne sarei andato e così ho fatto. Voglio restare dove sto bene, dove la gente ama la squadra e nella situazione migliore per me e la mia famiglia. Lotterò per portare il titolo a Washington perché è una mia ossessione e finchè non ci sarò riuscito ci proverò con ogni stilla di sudore.

Il comandante della nave avrà sempre il numero #2, che diventerà quasi sicuramente una maglia appesa al soffitto quando deciderà di smettere. Bisognerà vedere se lo farà da vero salvatore della patria oppure “solo” da grandissimo giocatore quale già è.

Share

Vota

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.