Luka Modric e la maledizione della maglia numero 10 del Real Madrid

Toccherà al playmaker croato riportare ai fasti di un tempo la gloriosa casacca, che ultimamente non ha portato molta fortuna a chi l'ha indossata.

Modric Real Madrid

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Sarà Luka Modric a ereditare la maglia numero 10 del Real Madrid, orfana di quel James Rodriguez trasferitosi al Bayern Monaco. Nelle sue prime cinque stagioni spagnole il croato aveva sempre indossato la maglia numero 19 (che altrove ha generato ultimamente qualche polemica di troppo), ma non si può dire che per lui sia un'esperienza del tutto nuova, dal momento che la 10 della sua nazionale non gliela toglie nessuno di dosso.

Certo, quella del Real Madrid è tutta un'altra storia. Avete presente la maledizione della maglia numero 9 del Milan, che dopo l'addio di Inzaghi ha conosciuto una escalation del terrore, finendo sulle spalle di Pato, Matri, Torres, Destro, Luiz Adriano e perfino Lapadula?

Ecco, alla Casa Blanca è in atto un sortilegio simile per la 10. Luis Figo l'ha abbandonata nel 2005, e da lì sono stati (quasi) solo dolori. Non tanto per la pochezza di chi l'ha indossata (anzi), ma per una serie di circostanze che non hanno portato fortuna né al giocatore né alla squadra.

La maledizione della maglia numero 10 del Real Madrid

Robinho Real MadridGetty
Robinho, a Madrid tante luci ma anche tante ombre

Il primo a ereditarla fu Robinho. Sbarcato a Madrid con le stimmate del nuovo Pelé, il brasiliano non seppe affermarsi sui livelli attesi: nelle tre stagioni in cui vestì la camiseta blanca mise insieme 135 presenze e 35 reti, rendimento tutt'altro che negativo ma nemmeno esaltante. Ceduto nel 2008 al Manchester City, lasciò la 10 a Wesley Sneijder, arrivato l'anno prima dall'Ajax. E questo sì che fu un fallimento: per l'olandese solo 2 reti in 28 presenze, prima di volare a Milano e diventare finalmente grande con l'Inter.

Robinho e Sneijder non offrirono al Real Madrid la migliore versione di se stessi, ma almeno sulla carta avevano il pedigree per indossare quel 10. Lo stesso non si può dire di Lassana Diarra, una versione (molto) minore di Makelele a cui, per motivi oscuri, fu affidata la Rolls-Royce delle maglie proprio nell'anno in cui Florentino Perez portava in città gente come Kakà, Cristiano Ronaldo, Benzema e Xabi Alonso. Un'offesa agli déi pallonari, che quell'anno non a caso si accanirono contro il Real di Pellegrini.

Lassana Diarra Getty
Lassana Diarra, uno dei 10 più improbabili della storia del Real Madrid

Nel 2010 è quindi la volta di Mesut Ozil. Più che degno della responsabilità, considerata la classe, l'eleganza, il gusto per l'ultimo passaggio, il turco di Germania seppe farsi apprezzare assai dall'esigente pubblico del Bernabeu. Purtroppo per lui e per José Mourinho, quelli erano gli anni del Barcellona più forte di sempre, e alla fine del triennio i titoli in saccoccia furono soltanto tre. Non abbastanza per mettere radici con uno come Florentino al comando.

Infine, dopo un anno di soffitta (Ozil fu ceduto all'ultimo giorno di mercato e nel 2013-14 la maglia numero 10 non si vide mai), nel 2014 fu la volta di James Rodriguez, talento colombiano che aveva strabiliato sia col Monaco che ai Mondiali brasiliani. Come Ozil, anche James si è dimostrato all'altezza del compito, perlomeno con Carlo Ancelotti in panchina; poi, con l'interregno di Benitez e soprattutto con l'avvento di Zidane, il suo spazio è andato gradualmente riducendosi, fino all'inevitabile separazione dello scorso 11 luglio. Ora toccherà al principesco Modric, che pur facendo un mestiere diverso ha tutte le carte in regola per tirare a lucido la carrozzeria ammaccata di questa maglia.

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