Premier League, "maledizione inglese": campioni solo manager stranieri

A 25 anni dalla sua istituzione, curiosamente il torneo inglese non ha ancora mai visto la vittoria da parte di un manager locale.

Antonio Conte, ultimo manager ad aver vinto la Premier League

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"Il calcio lo abbiamo inventato noi", ricordano costantemente gli inglesi quando viene affrontato l'argomento. Ma a vincere in casa loro, a quanto pare, sono sempre gli altri. Lo dicono i numeri e i dati, gli stessi che i britannici mostrano quando intendono testimoniare il loro marchio di fabbrica su questo sport, anche se le prime tracce si possono far risalire addirittura al cuju cinese praticato in epoca Han fra il 206 a.C e il 220 d.C e all'harpastum dell'impero romano.

La nascita in accezione moderna, però, viene comunemente fatta risalire alla Gran Bretagna dell’epoca vittoriana. Precisamente al 1846, quando Thomas Arnold, direttore della Rugby School dell’Inghilterra del Nord, dava un impulso fondamentale per la regolamentazione del gioco, codificando una serie di regole scritte.

Secondo le sue norme – tanto per fare qualche esempio – si potevano dare calci all’avversario, ma solo sotto il ginocchio e si poteva toccare la palla con la mano. In quel momento calcio e rugby erano ancora confusi tra loro (la scissione formale arriverà poi nel 1863), ma questo inserire per la prima volta delle leggi creava ordine in uno sport che fino a quel momento era ancora energia allo stato selvaggio. Una breve parentesi storica sul calcio, che ci aiuta a comprendere meglio il motivo per cui gli inglesi si siano da sempre considerati i "genitori" di questo sport. Peccato però che gli allievi ora sembrano aver superato i maestri...

Inghilterra vs Scozia, raffigurazione di uno dei primi match calcistici
Una raffigurazione di uno dei primi match calcistici tra Inghilterra e Scozia

Premier League e la "maledizione inglese"

Già, perché se è vero che gli inglesi sono effettivamente stati i pionieri che hanno portato il calcio nella prima versione regolamentata in giro per l'Europa, dando delle vere e proprie lezioni negli anni successivi contro chiunque li affrontasse, lo è pure che adesso l'inerzia si è completamente capovolta. Passi pure la quasi totale assenza di trofei in bacheca, a parte la Coppa del Mondo vinta nel 1966, ma i dati che sono stati registrati nel loro campionato, cominciano a essere decisamente preoccupanti.

Da quando il 27 maggio 1992 è nata la Premier League (con la scissione per motivi economici di 22 squadre dalla Football League), infatti, ancora nessun manager inglese è mai riuscito a vincere il campionato. Sono trascorsi ben 25 anni, è sono stati solo 9 gli allenatori che hanno conquistato l'ambito titolo: tutti nati fuori dall'Inghilterra.

Con una certa soddisfazione dichiaratamente campanilistica, sottolineiamo che di questi ben 4 sono stati italiani (Ancelotti, Mancini, Ranieri e Conte), a cui si aggiungono due scozzesi (Kenny Dalglish e Alex Ferguson), un portoghese (José Mourinho), un cileno (Manuel Pellegrini) e un francese (Arsène Wenger). La Premier League, insomma, paradossalmente non è un affare per inglesi. Che appellandosi alla storia rivendicano sempre "l'invenzione" del calcio nella versione moderna, ma quando si tratta di vincere qualcosa, altrettanto storicamente lasciano il passo agli altri. 

Una tradizione negativa destinata a proseguire

Nonostante la colonia italiana sia la più ampia tra i manager con almeno una Premier League, il primatista assoluto in questa speciale classifica è ovviamente Sir Alex Ferguson, capace di vincere ben 13 volte il titolo. Il primo non britannico a riuscirci è stato invece Arsène Wenger, nella stagione 1997/98, quando alzò la numero uno delle sue tre Premier con i Gunners. Il cileno Manuel Pellegrini, poi, con il suo titolo del 2014 alla guida del Manchester City, resta ancora oggi invece l'unico extra-europeo ad aver centrato l'impresa.

E pensare che prima della nascita della Premier League, a partire dall'edizione inaugurale del campionato inglese nel 1892 vinta dal Sunderland Tom Watson, ovviamente inglese (con un nome così, solo John Smith lo sarebbe stato di più), fino al connazionale Howard Wilkinson con il Leeds United nel 1992 (l'ultimo autoctono a riuscirci), si erano alternati esclusivamente manager inglesi e scozzesi nella vittoria del titolo.

Con la Premier League la storia è completamente cambiata, la tradizione britannica ha lentamente ceduto il passo a quella d'importazione. E difficilmente sarà interrotta nel campionato che sta per cominciare, dove i soli Eddie Howe del Bournemouth, Sean Dyche del Burnley, Paul Clement dello Swansea City e Craig Shakespeare del Leicester City rappresenteranno la scuola inglese in Premier League. Quattro squadre che verosimilmente non potranno lottare per il titolo. Il bonus sorpresa, d'altronde, il calcio inglese lo ha già utilizzato due anni fa con il Leicester. E in panchina, ovviamente, c'era l'italianissimo Claudio Ranieri.

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