Federer, il re del tennis: a Wimbledon ha conquistato il 19° Slam

Lo svizzero conquistò il suo primo Major ai Championships nel 2003: da Philippoussis a Cilic, sono passati 19 titoli del Grand Slam e una carriera irripetibile.

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Gli hanno detto, quando aveva il codino e spaccava troppe racchette, che aveva un carattere troppo irascibile per diventare l’erede di Sampras. Gli hanno detto che il suo dominio era dovuto alla pochezza degli avversari. Hewitt incompleto, Roddick senza rovescio, Henman incompiuto, Agassi in totale declino. Gli hanno detto che, con l’esplosione di Nadal, i suoi giorni di gloria sarebbero finiti presto. Gli hanno detto che, contro Rafa, Djokovic e Murray, avrebbe dovuto inchinarsi a gente che ha qualche anno in meno di lui. Gli hanno detto che a Parigi no, non avrebbe mai vinto. Non poteva vincere perché il suo tennis non c’entra niente con la terra rossa. Gli hanno detto di ritirarsi, perché stava invecchiando e il tennis era diventato troppo fisico per un artista come lui.

Roger Federer, invece, è uno che ha sempre risposto sul campo. Lo ha fatto fino a ieri, quando ha incrementato ulteriormente i record di una carriera da immortale. 93° titolo vinto in carriera, il primo a Milano il 4 febbraio 2001. Curioso che abbia iniziato a vincere in Italia e che Roma, insieme a MonteCarlo, sia uno dei due tornei di una certa importanza che non è mai riuscito a vincere. La vittoria a Wimbledon è l'ottava dello svizzero sull'erba più famosa del mondo, una in più di William Renshaw e Pete Sampras (fermi a 7). Dei 19 Slam vinti in totale, quello del 2017, a un mese dal suo 36° compleanno, è stato il più semplice da conquistare. Non ha mai perso un set e non succedeva dal 1976, quando ci riuscì Borg. Il successo lo fa diventare il più anziano vincitore di Wimbledon dell’Era Open.

Già, l’Era Open. Gianni Clerici, uno dei maggiori esperti di tennis della storia, ha sempre detto che non si potrà mai definire il nome del più grande tennista di tutti i tempi. Parliamo di uno sport che è diventato professionistico dal 1968, proprio con l’avvento dell’Era Open. Ma ai campioni che hanno dominato il tennis in quasi 50 anni, abbiamo trovato sempre qualche difetto. Trovare un errore nel tennis di Federer, invece, sembra un’impresa ardua. E appare migliorato, sempre di più. Il suo modo di gestirsi è fantastico e gli permette di arrivare al top agli appuntamenti nei quali decide di scendere in campo. Nel 2017 ha vinto 31 partite, perdendone soltanto due. Sicuramente, fino a questo momento, è l’annata migliore della sua carriera. E parliamo di uno che dal 2003 al 2009 ha stradominato il tennis mondiale.

93° titolo in carriera per Roger Federer: eroe caduto e rinato più volte

E se la vittoria del Roland Garros 2009 è stato il successo più rincorso e agonico della sua carriera, quello di Wimbledon 2017 ha probabilmente chiuso il cerchio della sua leggenda. Una stella che nacque il 6 luglio del 2003, con l’agevole vittoria su Mark Philippoussis in finale. Da quel momento cominciò un dominio imbarazzante. Praticamente, in 6 anni, Federer non lasciò Major agli avversari. Ci riuscì Nadal, con una serie di vittorie a Parigi e quella agli Australian Open 2009, ci riuscì Safin, che giocò la partita della vita contro Roger agli Australian Open 2005. Ci riuscì Del Potro, che vinse gli Us Open 2009 e se non avesse avuto problemi al polso si sarebbe seduto al tavolo dei “Fab Five”, non i “Fab Four”.

Eppure, dopo un orrendo 2016, anche i più accaniti sostenitori di Federer avevano cominciato a perdere le speranze. Roger aveva chiuso al 17° posto del ranking un anno da incubo, non arrivando a giocare le Finals dopo 14 anni consecutivi, saltando diversi tornei per vari infortuni, rinunciando ancora al sogno olimpico (forse l’unica soddisfazione che veramente gli manca nel singolare). E la filosofia di vita di Federer sta tutta nelle parole dette dopo la vittoria contro Cilic. “Se credi di poter andare veramente lontano nella vita, puoi farcela”.

E lui è riuscito a far tutto. A spaccare le racchette, a giocare serve and volley, a lottare da fondo contro i “pallettari”, a passeggiare sull’erba di Wimbledon, a giocare le smorzate, a servire sulle righe, a dominare, a perdere, a vincere, a essere un uomo immagine, a smettere di giocare e rinascere. “Spero di tornare qui l’anno prossimo”, ha detto dopo la vittoria. E chi pensa al tennis, spera di trovarlo ai Championship fino a 80 anni. Perché immaginare il tennis senza Federer, è eresia.

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