Ma il Milan, tutti questi soldi per il calciomercato, dove li prende?

Il Milan continua a spendere: presi (praticamente) pure Biglia e Bonucci. Fassone e Mirabelli hanno messo il turbo, ma una domanda resta: i soldi dove li prendono?

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Fassone e Mirabelli sembrano essere i nuovi grandi burattinai del calciomercato. Il loro Milan vanta uno strapotere economico pazzesco. Il calciomercato del Milan ad oggi, 14 luglio, è pazzesco.

Una lunga serie di operazioni chiuse velocemente, senza ascoltare i no dei Lotito, degli Agnelli. Con la classica valigetta, pardon, valigiona di cash per comprare. Chiunque vogliano: gli ultimi della serie, Biglia e Bonucci, erano ossi duri per chiunque.

Come una novella e rediviva Master League di consolliana memoria. Come se nulla potesse fermarli. Ma il Milan, tutte le sacrosante decine di milioni di questo calciomercato, dove le prende?

Calciomercato Milan, Fassone e Mirabelli hanno chiuso anche Bonucci
Ma davvero Bonucci è andato al Milan?

Il Milan e il tesoro nascosto (degli altri) per il calciomercato

Nel suo magico decennale al Chelsea, l'oligarca russo Roman Abramovich si è fatto due conti in tasca: avrebbe speso 1 miliardo di euro solo per i trasferimenti. Una cifra pazzesca, direte voi. Ma la dirigenza del Milan ha voluto strafare: ad oggi ha preso in ordine sparso Donnarumma 1 (da considerare come un acquisto, vista la piega tragicomica degli eventi), Donnarumma 2, Musacchio, Rodriguez, Calhanoglu, Kessié, Conti Borini, Silva, a cui bisogna aggiungere a breve Biglia e Bonucci (solamente).

E siamo andati in ordine sparso, con un elenco in continuo aggiornamento, magari ne abbiamo perfino tralasciato qualcuno nella fretta di annotarli, per non rimanere indietro rispetto a Fassone e Mirabelli, sempre in quarta. Insomma, un ben di Dio pazzesco: ma i soldi, da dove vengono? Il fondo Elliott si frega le mani: sono suoi i soldi, anticipati, bontà loro, all'imprenditore cinese Yonghong Li, per la felicità del direttore sportivo Massimo Mirabelli e dall'amministratore delegato Marco Fassone.

Fassone e Mirabelli sono gli artecifici di un mercato pazzesco
Montella sembra quasi intimorito da cotanto strapotere


Nota a margine: nello stop generale che il governo cinese ha dato agli investimenti all'estero, sono finiti congelati i fondi reperiti da Yonghong Li, che per questo si è dovuto rivolgere al fondo Elliott. Da dove arriva il cash? Per seguire la scia dei soldi, come riporta Calcio e Finanza, bisogna muoversi su più piani. Bisogna risalire al 2016, Fininvest, ancora proprietaria del club, copre i debiti del Milan con 73 milioni di euro. Che Li Yonghong restituirà poi, prendendoli dal fondo cassa di Elliot, che ha sottoscritto due bond: uno, di 73 milioni, direttamente per Fininvest, l'altro, da 55 milioni, da mettere sul mercato. 

Li Yonghong si è esposto pesantemente per il Milan
Ecco uno che non sembra spaventato, il caro vecchio Li Yonghong


Quindi abbiamo 55 milioni per il mercato, più 60 almeno grazie all'aumento di capitale sostenuto integralmente da Li Yonghong, datato 18 maggio del corrente anno. All'avvio del mercato il Milan aveva quindi qualcosa come 115 milioni da spendere. Senza contare Biglia e Bonucci, prima di loro, il Milan si era già preso l'impegno di versare nelle casse altrui (delle squadre da cui ha comprato), una cifra tra i 100 e i 104 milioni. Prima dell'arrivo di Biglia e Bonucci il monte ingaggi del Milan si attestava attorno ai 135,4 milioni. Ora è destinato vertiginosamente a salire, viste le cifre importanti promesse ai due giocatori.

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Champions e duplice obiettivo

Il Milan si aspetta nella stagione 2017/18 almeno 273 milioni di ricavi. E sono cifre più ardite rispetto a quelle presentate alla Uefa per il voluntary agreement del Fair Play Finanziario. Il Milan ha infatti chiesto alla confederazione europea di poter sopportare un passivo più pesante, con un preoccupato Fassone che non ha nascosto agli azionisti di attendersi bilanci in grave perdita per il 2017/18 e il 2018/19.

In cambio di cosa? Della promessa di rientrare nei parametri del Fair Play finanziario entro quattro anni. Marco Bellinazzo, giornalista finanziario, sospetta, probabilmente a ragione, che il Milan abbia un duplice obiettivo per rischiare una così forte esposizione. Che ha una deadline precisa: entro ottobre 2018 Li Yonghong e il Milan dovranno restituire al Fondo Elliott 300 milioni. L'idea potrebbe essere simile a quella di Inter e Roma: un altro finanziamento, per esempio da Goldman Sachs, per una parte (la doppia emissione obbligazionaria), poi il resto da rastrellare tra ricavi delle robuste operazioni avviate in Cina da Milan China, con la speranza che il governo sblocchi i fondi congelati.

Per questo serve la Champions League: per aumentare i ricavi e per dimostrare al governo cinese che questa proprietà è solida. A quel punto, magari, il gotha di Pechino potrebbe decidere di sciogliere le riserve e aiutare Li Yonghong a trovare anche nuovi soci. La Cina è vicina, i campioni di più, Bonucci e Biglia sono presi, vincendo le resistenze di Lotito, la diffidenza degli operatori di mercato. Ma ancora più vicino è il fondo Elliot. Che fa sentire il respiro pesante dietro al collo, per la precisione. 

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