La firma di Donnarumma è il trionfo della comunicazione di Fassone

Il rinnovo di Gigio Donnarumma ha sancito la vittoria diplomatica del dirigente milanista, e il fallimento della strategia di comunicazione di Mino Raiola

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Ora che è arrivata la sospirata firma di Gigio Donnarumma sul rinnovo del contratto - contestualmente a quella decisamente meno sospirata del fratello Antonio - il mondo Milan può fermarsi e ragionare a mente fredda sulle conseguenze che avrebbe potuto causare un esito differente. Sarebbe stato un disastro, da ogni punto di vista.

Economico, perché nella migliore delle ipotesi Gigio sarebbe stato venduto con uno sconto del 50% rispetto al valore di mercato, mentre nella peggiore sarebbe andato via a zero.

Sportivo, perché di portieri così ce ne sono pochi in giro e qualunque altra scelta sarebbe stata un downgrade.

Ambientale, perché l'anno zero della Rifondazione Milanista non può partire con un clima da guerra civile.

E d'immagine, perché hai voglia a raccontare la volontà di potenza dei nuovi padroni cinesi, quando non sei nemmeno in grado di trattenere un ragazzetto di 18 anni. Fortunatamente per il Diavolo, le cose hanno preso una strada diversa, e gran parte del merito va attribuito a Marco Fassone e alla sua strategia di comunicazione.

Caso Donnarumma, la strategia di comunicazione di Fassone

Fassone MilanGetty
Marco Fassone, il vero vincitore di questa storia

La vicenda del rinnovo di Gianluigi Donnarumma può leggersi anche come il trionfo diplomatico del dirigente piemontese. Già fondamentale nel coinvolgimento del fondo Elliott nella trattativa con Fininvest, l'amministratore delegato rossonero ha gestito alla perfezione la prima crisi della nuova era, destreggiandosi con abilità sia al tavolo delle trattative che davanti ai microfoni.

Questo punto, forse, non è stato sottolineato abbastanza. Sotto il profilo della comunicazione, Fassone ha dato lezione a tutti: non solo all'interlocutore del momento, Mino Raiola, ma anche a chi lo aveva preceduto (e forse anche a Mirabelli, non esattamente Von Metternich quando c'è da far diplomazia). La strategia di comunicazione del Milan è stata improntata sin dall'inizio all'estrema limpidezza: si raccontano i fatti come stanno, senza circonlocuzioni, senza mezze parole, senza slogan.

Non vale solo per il caso-Donnarumma, la cosa è stata evidente sin dalla conferenza stampa d'insediamento della nuova dirigenza, ed è ogni giorno confermata dalle nuove iniziative sui social network. Il motivo è facilmente intuibile: si vuole imprimere un forte senso di discontinuità con la vecchia gestione, che dal punto di vista della comunicazione aveva perso tutto lo smalto dei primissimi anni, e dunque acquisire credibilità e fiducia agli occhi dei tifosi. Cercando un confronto costante con i milanisti, guardandoli negli occhi, Fassone ha ottenuto il loro supporto (quasi) incondizionato. Ed è stato questo l'elemento decisivo nella guerra di nervi con Mino Raiola.

Caso Donnarumma, la strategia di comunicazione di Raiola

Abbiamo già detto abbastanza del modus operandi del procuratore italo-olandese, e non vogliamo tornarci sopra. Ma una cosa va ribadita: se Raiola ha perso il braccio di ferro, è stato perché ha completamente sottovalutato la potenza di una buona comunicazione. La sua strategia sembrava chiara sin da prima del closing: l'obiettivo forse era screditare i cinesi, che già godevano di poca fiducia presso il pubblico milanista (e con qualche motivo), e consegnarli come capro espiatorio ai tifosi inferociti in caso di fallimento delle trattative di rinnovo. Dichiarazioni come quella resa a radio CRC lo scorso 18 marzo ("I cinesi? Stanno facendo solo figure di m***a") probabilmente puntava esattamente a questo: cavalcare l'onda del generale scetticismo nei confronti dei nuovi proprietari, e utilizzarla come arma per ottenere l'obiettivo prefissato.

In altre parole, forse Mino era sicuro che in caso di rottura, come quella dello scorso 13 giugno, i tifosi del Milan si sarebbero scagliati contro proprietà e dirigenza, accusandole di incompetenza, mancanza di fondi, etc. E lui, a quel punto, avrebbe avuto gioco facile a portare Donnarumma a club a lui graditi. 

Donnarumma hacker Instagram
Gigio denuncia un presunto attacco hacker sul proprio profilo Instagram

La furibonda reazione dei tifosi milanisti, cooptati alla causa dalla diplomazia di Fassone, ha ribaltato le prospettive inaspettatamente (per lui). La famiglia Donnarumma non ha gradito affatto che lo status del loro bambinone sia passato da cocco di mamma a quello di traditore della patria nel giro di poche ore. E per cosa, poi? Perché Raiola avrebbe guadagnato (molto) di più facendolo firmare con il Real Madrid o il PSG? Perché per lui le porte di Milanello non erano più spalancate come prima?

L'agente è sembrato impreparato a un simile cambio di scenario, e lo dimostrano le sue mosse successive: dall'intervista casalinga concessa a qualche giornalista selezionato, al delirio social di domenica 25 giugno, con tanto di attacco hacker (?) al profilo Instagram del giocatore. Se i tifosi si sono schierati compatti con la società, se la famiglia ha costretto i Raiola a cambiare rotta e se Mino ne è uscito con le ossa rotte (ammesso che si possa definire così una commissione da un paio di milioni di euro), molto lo si deve all'abilità di Marco Fassone. 

Ma un ringraziamento andrebbe rivolto anche ai veri eroi occulti di questa faccenda, i ragazzi del Milan Club Polonia. Senza quel lancio di soldi falsi durante Danimarca-Italia, il finale della storia forse avrebbe potuto essere molto diverso. 

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