Dall'amico Pogba alla 9: Lukaku e lo spogliatoio del Manchester United

I piedi giganti, il benvenuto di Mata, l'amicizia fraterna con Pogba, le super feste, i controller spaccati e la voglia di Manchester United: è Lukaku mania.

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Due così sarebbe bello averli in compagnia. Paul e Romelu, sempre presenti: per fare casino, per i calcetti, per qualche tiro a canestro, cibo, musica e per stare sempre al sicuro. Grossissimi, quei due. Amici per la pelle e per la palla. E adesso compagni di squadra, "perché me lo sentivo da tempo, prima o poi avrei giocato nel Manchester United". In fondo Lukaku lo ha sempre detto a sua mamma, ne era sicuro: un giorno sarebbe diventato Red Devils.

Soprattutto con Pogba. Inseparabili. Amiconi col vizio di far parlare di sé: per il talento, i trasferimenti record, la musica, l'allegria e la potenza. Insomma, due footbal nerd dipendenti l'uno dall'altro. Lukaku e Paul si conoscono da una vita, sono stati entrambi enfant prodige e ora sono top player per la stessa squadra. In un Manchester United che da due anni ha deciso di spendere l'inimmaginabile pur di portare a casa i propri obiettivi di calciomercato. Senza badare a spese.

Sognando. Perché Lukaku, tutte le volte che passa davanti all'Old Trafford, si ferma e lo contempla. Fissa quel meraviglioso teatro prestato al pallone: si perde dentro di sé. E ora sarà lì, con Pogba. Mentre comunicheranno nella loro lingua originale, come nell'intervista rilasciata ai canali ufficiali del Manchester United per la presentazione dell'ormai ex Everton. Un botta e risposta pieno di ironia e sentimento, in cui i due compagni si raccontano: tra passato e sogni presenti.

Manchester United, uno spogliatoio tutto per Lukaku

Manchester United
Lukaku e Pogba

Che accoglienza. Prima si parte dai social. Dalle vacanze assieme, dove in una mega villa Lukaku e Pogba hanno annunciato assieme il trasferimento. "Ci vediamo domani in allenamento", dice Romelu a Paul. Morale a mille, sobrietà giusto da Beverly Hills e via a fare festa. Ops, la polizia. Lukaku arrestato per musica troppo alta e schiamazzi notturni. In prigione? Macché, in Inghilterra lo aspettano con ansia: quindi? Si paga la multa e si vola a Manchester. Con Paul, molto più che un compagno di squadra.

Sapevo che un giorno avrei giocato con Paul. Conosco Pogba da quando ho quindici anni, ci siamo visti per la prima volta a Stamford Bridge. Eravamo in panchina tutti e due. A fine partita ci siamo scambiati i numeri e via: vacanze assieme, feste, consigli, abbracci e passioni condivise.

Dal basket, negli uno contro uno oppure in squadra assieme. Ah, vietato perdere, altrimenti:

Paul l'ultima volta non mi ha dato il cinque. Non mi ha stretto la mano a fine partita, siamo super competitivi. E se è così nel campetto a basket, figuratevi nel calcio. Con lo United voglio vincere tutto. sarà bellissimo.

Lukaku il big boy. Gigantesco. Si racconta che a soli due anni fosse in grado di divorarsi due Big Mac. Lui, semplicemente, si limita a dire che era più grande del normale. Senza limiti. Un ragazzo che a 24 anni ha già giocato 8 stagioni di calcio professionistico, di cui sei in Premier League.

La maggior parte delle volte quando corro alla massima velocità e il difensore prova a spostarmi non devo fare niente, perché sono troppo forte.

E ora di nuovo con Mourinho, quello Special One che lo bocciò rapidamente ai tempi del Chelsea. Poi le medie gol da alieno e gli Europei assieme al fratello Jordan: Romelu segna all’Irlanda, corre in panchina e si commuove assieme al fratello Jordan. Pallone e famiglia. Con un futuro da... Ibra.

E la 9?

Ma prima della maglia, le scarpe. Dal basso all'alto. Ok, ma... che numero porta Lukaku? Risponde Mata: "Welcome Romelu Lukaku aka biggest boots EVER", traduzione istantanea anche per chi di inglese mastica poco. In pratica, ha un numero spropositato: il 13,5, che convertito ai nostri canoni sarebbe un 48.5.

E adesso la maglietta. Un XL o forse più, e il numero? Lukaku vuole la 9, quella indossata nell'ultima stagione da Ibrahimovic. Al quale Romelu confessa di aver chiesto il permesso. Rinunciando così alla 10:

Ho chiesto il permesso a Zlatan, devo ringraziarlo. Inizialmente dovevo prendere la 10, questo perché mia mamma il 10 ottobre, che è il decimo mese dell'anno. Ma voglio essere un attaccante totale e la 9 è proprio il numero perfetto. 

Un centravanti fenomenale a giocare tra le linee, attirando a sé i difensori per poi aprirsi spazi alle loro spalle. Con un gioco semplice: sponde, sportellate, protezione della palle e uno contro uno col portiere. Senza andarsi a prendere il pallone nella linea dei centrocampisti, ma preferendo allargarsi sull'esterno. Magari arrabbiandosi se stecca la finalizzazione, come quando da ragazzo spaccava i controller della Playstation dopo le sconfitte a Fifa. Magari contro l'amico Paul, il best friend ritrovato.

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