Tour de France, Fabio Aru facci sognare! Perché il sardo può vincere

Il primo arrivo in salita ha detto che anche il campione italiano può dire la sua. Viene da una primavera travagliata: l'infortunio, la morte di Scarponi. Ma ora sogna.

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Facci sognare, Fabio Aru. Facci sognare al Tour de France. È bastata una mossa, di quelle fatte bene sul primo arrivo in salita, per far saltare i pronostici. Ora per la maglia gialla a Parigi c’è anche il corridore italiano che sogna insieme a tutto lo Stivale. Quella di Aru è una storia che vale la pena raccontare. Perché già correre in bici è sinonimo di sacrificio: farlo ogni fine settimana, lontano dalla tua terra, la Sardegna, mentre studi Platone e Seneca lo è ancora di più.
Prima vittoria in terra francese, la sesta in carriera nei grandi giri. Tre tappe al Giro d’Italia, 2 alla Vuelta di Spagna e appunto ieri, a La Planche des Belles Filles. Ride finalmente il corridore sardo. La sua primavera è stata difficile: l’infortunio al ginocchio, la morte del suo scudiero e amico Michele Scarponi. I pasti a forza di insalata per dimagrire un paio di chili: perché per certe gare devi essere a punto in tutto e per tutto. Poi la ripresa: testa bassa e pedalare. A Ivrea è arrivato il titolo di Campione Italiano. Un Tricolore portato in festa anche in Francia.
Adesso pure Froome, il grande favorito del Tour de France 2017, si è accorto di lui. Sfida aperta, con gli altri favoriti che si guardano le spalle. Il campione italiano c’è e vuole vincere. Fate largo.
Tour de France, Aru nella quinta tappa
Tour de France, l'impresa di Fabio Aru: dietro ha fatto il vuoto

Tour de France, Aru ci crede

Quinta tappa del Tour de France, mancano 2,4 chilometri all’arrivo. I big sono tutti lì, si squadrano, cercano di capire. In questo momento Fabio Aru scatta come una molla, in poche centinaia di metri fa il vuoto. Sale forte verso il traguardo, con la solita smorfia che è sì indice di fatica, ma anche di uno affamato. Pedala bene, composto sulla bici, leggero. In cima può esultare a braccia alzate per la sua prima vittoria nella Grande Bouclé. Gli altri pagano, chi più chi meno, lo scatto e l’arrivo in salita. 
Sono incredulo, ho attaccato, volevo vedere come stavano gli altri. L’ultimo muro è stato duro, ma ce l’ho fatta. Ho passato una primavera difficile, con tanto impegno è arrivato finalmente qualcosa anche per me. Sono felicissimo. Vincenzo Nibali è un amico, avevo visto il video del 2014 quando vinse lui, mi ero fatto un’idea della salita. Ce la batteremo fino all’ultimo.

Gli inizi, le prime vittorie

Il sardo li ha messi tutti in riga, alla faccia dei body-guards della Sky di Froome. Come faceva da ragazzino. Nato in Sardegna, nei fine settimana gira l’Italia a caccia di gare. A Villacidro è lui il più forte. Si diploma al Liceo Classico, poi vola a Bergamo. Lì ci sono le montagne per allenarsi: diventa ciclista professionista. Debutta nel 2012, aiuta Nibali l’anno dopo a vincere il Giro d’Italia. Poi nel 2014 arriva terzo alla corsa rosa e va in Spagna a vincere la Vuelta. Adesso c’è la seria possibilità di trionfare al Tour de France. Il sogno di ogni bambino su una bicicletta.
La storia della corsa è cambiata. Aru con una grande azione e una bella vittoria è terzo in classifica generale. Saltati i piani del mega team Sky. Froome si ritrova già in maglia gialla. Pesante quella casacca ora, obbliga a fare un certo tipo di gara. Era più leggera quando la vestiva, fino a ieri, il compagno Geraint Thomas, senza grandi ambizioni di classifica. E Fuglsang, Astana anche lui, è stato declassato a gregario. Il team kazako rifletteva, Aru o il danese in prima linea? La strada ha tolto ogni dubbio: il capitano sarà il corridore italiano.

La cabala

Ci sono simboli, segnali, che portano a dei ragionamenti. Scettici, toccate ferro. Sognatori, sgranate gli occhi. Chi ha tagliato per primo il traguardo a La planche des Belles Filles ha sempre vinto il Tour de France: Froome nel 2012 (l’anno dopo è in maglia gialla), Nibali nel 2014. E proprio lo Squalo, nell’anno del suo trionfo sui Campi Elisi, indossava la casacca di Campione Italiano. E correva per l’Astana. Serve altro? Ebbene: Aru corre con il dorsale numero 51. Lo stesso numero di grandi miti che hanno vinto nella corsa a tappe più importante del mondo: Merckx, Hinault, Ocana, Thevenet. 
L’Italia fa il tifo per il Cavaliere dei 4 Mori. Un campione così genuino al nostro ciclismo può fare solo che bene. Ajò Fabio, Ajò!

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