Serie Aurea: il gol di Tuta e il biscotto fallito di Venezia-Bari

Il 24 gennaio del 1999 si disputò una delle partite più surreali della storia del calcio italiano, quella tra Venezia e Bari, decisa da un gol in extremis di Tuta che, forse, non avrebbe dovuto segnare.

Moacir Bastos Tuta

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"Meglio due feriti che un morto", disse una volta Gigi Buffon a proposito delle combine su cui stava indagando la magistratura: forse non la dichiarazione più illuminante mai pronunciata da un capitano della nazionale italiana - anche se la paternità va attribuita ad Aldo Agroppi - ma di sicuro una sintesi efficace della filosofia che si cela dietro il malcostume del biscotto. Volendo darne una definizione il più possibile precisa, diremmo che il biscotto è quella sorta di accordo - teoricamente tacito, praticamente chissà - per il quale due squadre, invece di cercare di battersi a vicenda come da manuale altafiniano, cooperano per il raggiungimento di un dato risultato comodo a entrambe. Nessun illecito sportivo, almeno fin quando non saltano fuori le prove dell'accordo, solamente una pratica che di sportivo ha poco, e di machiavellico tutto.

Di biscotti ce n'è di tutti i tipi, e lasceremo volentieri perdere gli scandali conclamati tipo Argentina '78 o i vari calcioscommesse. Per esempio, quello in cui una big, già sazia per aver raggiunto il proprio traguardo, si lascia battere da una provinciale a caccia di punti-salvezza (la Reggina si guadagnò un paio di permanenze in Serie A, dopo aver battuto il Milan all'ultima giornata). Un biscotto light, chiaramente, perché facilmente mascherabile dietro la scusa della mancanza di stimoli. Poi c'è questa variante decisamente più hardcore: la squadra X che lascia campo libero alla squadra Y, per danneggiare indirettamente la rivale Z - e sì, ci è venuto in mente qualche Lazio-Inter.

Ma ovviamente il biscotto classico è quello in cui entrambe le squadre in campo hanno da guadagnarci, a scapito di altre squadre impegnate nella stessa competizione. E qui è impossibile non rifarsi al celeberrimo Vaniljekranse scandinavo di Euro 2004, quando Danimarca e Svezia pareggiarono 2-2 (con tanto di gol allo scadere), cioè proprio quel risultato che qualificava entrambe alla faccia dell'Italia. Ma chiunque abbia avuto a che fare con l'arte pasticciera, reale o metaforica, sa che non tutti i biscotti e nemmeno le ciambelle escono col buco. Ed è quello che accadde il 24 gennaio 1999 in Venezia-Bari. 

Lazio Inter 2010Getty
I tifosi biancocelesti si "disperano" dopo un gol dell'Inter

Non dovevi fare gol, Tuta

Il match del Penzo non avrebbe dovuto lasciare alcuna traccia di sé nella storia minima del calcio. Era una domenica di fine gennaio, faceva freddo, c'era la nebbia e, con tutto il rispetto, non si affrontavano le due migliori squadre del mondo. Anche la posta in palio non sembrava di particolare importanza, dal momento che mancavano ancora quattro mesi alla fine del campionato e di tempo per rimediare a qualunque nefandezza ce n'era in abbondanza. Eppure, per qualche motivo mai chiarito - anche perché la successiva inchiesta durò meno del tempo di dire "Tuta" - Venezia e Bari avevano deciso di non farsi male.

Almeno dopo il gol di De Ascentis (5' st), che pareggiava quello di Pippo Maniero (8' pt). L'1-1 stava benone a entrambe, il linguaggio del corpo dei giocatori non lasciava alcun dubbio. Il linguaggio, appunto. Sulla panchina dei lagunari sedeva un misconosciuto brasiliano, Moacir Bastos detto Tuta, che di italiano capiva giusto qualche parola. Ma abbastanza da comprendere ciò che gli disse Maniero, quando il tecnico Novellino decise di mandarlo in campo al posto della stella Recoba: "Non fare gol, deve finire 1-1". 

In seguito, Maniero smentì categoricamente l'accaduto. Secondo lui, la frase riferita al brasiliano era simile nelle parole ma completamente diversa nel significato:

A Tuta dissi che non dovevamo subire gol, perché l'1-1 era un buon risultato

In ogni caso, il brasiliano decise di non dare ascolto al consiglio. E quando gli arrivò la palla buona - proprio al 90esimo - non esitò un attimo a battere di testa il portiere Mancini e a regalare i tre punti al Venezia.

E in quel momento la politica di appeasement messa in pratica dalle due squadre si rivelò in tutta la sua franchezza. Tuta, infatti, si trovò a festeggiare il gol da solo, tra gli sguardi imbarazzati dei compagni e gli applausi ironici degli avversari. Al fischio finale, come se non bastasse, il brasiliano fu avvicinato da De Rosa e Spinesi, furibondi e pronti a farsi giustizia da soli. Nel dopopartita, le ammissioni dello sconcertato Tuta costrinsero la Procura federale ad aprire un fascicolo d'indagine. Furono ascoltati Tuta, Maniero, Innocenti, De Rosa, Mancini, Madsen, Spinesi, Indiveri: tutti negarono qualunque tipo di accordo. Lo stesso fece Novellino. Le dichiarazioni di Tuta furono derubricate come lost in translation anche dal presidente Zamparini e anche lo stesso giocatore fu, pare, convinto dai suoi a non insistere sul punto in sede di deposizione. Alla fine, per la gioia di Vincenzo Matarrese e Beppe Marotta (presidente del Bari e d.g. del Venezia), il procuratore Porceddu optò per l'archiviazione: nonostante "margini di forti e serie perplessità", non gli era stato possibile provare l'illecito sportivo - uno sfoggio di ultragarantismo che non caratterizzò invece i processi sportivi degli anni successivi. 

E Tuta? La sua carriera in Italia finì praticamente in quel momento. A giugno fece le valigie e tornò in Brasile, dove spese il resto della sua carriera, salvo un paio di anni in Corea del Sud, segnando tanto per club storici come Palmeiras, Flamengo, Fluminense e Gremio. Ma non si dimenticherà mai di quel Venezia-Bari. E quando si torna sul discorso, come fece nel 2014, la sua versione è sempre la stessa:

Quella partita era combinata. Ricordo tutto, soprattutto il caos al fischio finale. Dopo il pareggio del Bari nessuno giocò più a calcio. Guardai Fabio Bilica, un altro brasiliano che era con me in panchina, e anche lui non capiva cosa stava succedendo. Quando segnai il gol-partita i miei compagni non festeggiarono e questo mi lasciò sconcertato. Poi vidi le immagini alla TV, un mio compagno che si mise le mani nei capelli e solo dopo iniziò a festeggiare. Gioco a calcio da sempre, in tutte le categorie, e quella è l'unica volta in cui mi è successo una cosa simile. Una vergogna e una mancanza di rispetto per i tifosi

Tuta ha fatto oltre 150 gol in carriera, ma in Italia verrà ricordato per l'unico che non avrebbe mai dovuto segnare.

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