Calhanoglu al Milan: breve storia dei calciatori turchi in Serie A

L'ex Leverkusen è l'11esimo calciatore turco a militare nel campionato italiano: ha tutte le carte in regola per lasciare un segno più visibile rispetto ai suoi predecessori.

Cahlanoglu Milan

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Grazie ad Hakan Calhanoglu, trequartista che il Milan ha acquistato dal Bayer Leverkusen per 20 milioni più 4 di bonus, dopo il completamento delle visite mediche, la Turchia torna ad affacciarsi sulla carta geografica del calcio italiano.

In altri paesi d'Europa, Germania in primis, i calciatori di origine ottomana non si contano nemmeno, dal momento che parliamo di una minoranza etnica che conta circa tre milioni di persone, e alcuni di loro, sfruttando la doppia nazionalità, hanno scalato le gerarchie fino a diventare punti fermi della nazionale (Ozil e Gundogan, tanto per citare i più famosi).

Altra storia nel Belpaese: Calhanoglu sarà soltanto l'undicesimo turco a militare nel nostro campionato. E i suoi predecessori non sono andati troppo bene.

Breve storia dei calciatori turchi in Italia

L'approdo di calciatori turchi in Italia si divide in due fasi ben precise: la prima negli anni Cinquanta e Sessanta, la seconda all'inizio del nuovo millennio. Il patriarca fu Bulent Eken, che militò nella Salernitana nel 1950-51, per poi passare l'anno successivo al Palermo, prima di far ritorno in patria. Nello stesso anno arrivò Sukru Gulesin, un marcantonio da 190cm e 100kg acquistato dalla Lazio e poi girato in prestito ai rosanero.

Numeri alla mano, è lui il miglior giocatore turco ad aver mai calcato i nostri campi, almeno sotto il profilo realizzativo: 13 gol il primo anno in rosanero, 16 l'anno successivo con la Lazio, altri 7 nel 1952-53 ancora coi siciliani.

Passò alla storia per aver "costretto" il portiere del Padova a scansarsi prima dell'esecuzione di un rigore, terrorizzato dalla potenza del suo tiro (12 novembre 1950, Palermo-Padova 3-1) e per aver realizzato nella sua carriera ben 32 gol direttamente da corner (statistica vagamente sospetta). Nel 1951-52 c'era un terzo calciatore ottomano in Italia: l'impronunciabile Lefter Kucukandonyadis, attaccante, 30 presenze e 4 reti nella Fiorentina. 

Oktay al Galatasaray
Icona del Galatasaray, Metin Oktay giocò a lungo anche in Italia

Palermo si confermò meta privilegiata per i calciatori turchi in Italia anche negli anni Sessanta: qui militò Metin Oktay, leggenda del Galatasaray (388 reti in 403 presenze), sei volte capocannoniere del campionato nazionale, che tuttavia in Sicilia non riuscì a graffiare (solo 3 gol in 12 presenze). Ebbe una lunga carriera italiana Can Bartu, acquistato dalla Fiorentina nel 1961 e rimasto nel nostro calcio fino al 1967.

Per lui 99 presenze e 14 reti tra viola, Venezia e Lazio. Centrocampista elegante in campo e persona educata fuori dal campo, Can Bartu aveva iniziato la sua carriera di sportivo come giocatore di basket, arrivando persino a disputare sei gare con la Turchia, prima di dedicarsi al calcio (e raggiungere anche in questo caso la nazionale).

Bisognò aspettare quasi 30 anni per rivedere un altro figlio di Istanbul dalle nostre parti: Hakan Sukur, che fu portato in Italia per la prima volta nel 1995 dal Torino - per lui solo 5 presenze e un gol - per poi tornarvi nel 2000 con la maglia dell'Inter. Nel frattempo, aveva contribuito a eliminare il Milan dalla Champions League nella prima fatal Istanbul della storia rossonera (Galatasaray-Milan 3-2, 3 novembre 1999); e, non contento, rifilò ai rossoneri uno dei suoi cinque gol segnati in nerazzurro in 24 presenze. Giocò anche nel Parma nel 2001-02, prima di chiudere la sua carriera ancora una volta nel Galatasaray.

Hakan Sukur GalatasarayGetty
Hakan Sukur solleva la storica Coppa UEFA del 1999-00

Erano gli anni del Rinascimento turco, che vide i giallorossi di Istanbul diventare la prima squadra del loro paese a vincere una competizione europea, la Coppa UEFA 1999-00 vinta ai rigori contro l'Arsenal, e la nazionale turca raggiungere uno straordinario terzo posto ai Mondiali di Corea e Giappone nel 2002. I club italiani si mostrarono più che attenti ai progressi del calcio turco, in particolare l'Inter, che nel 2001 acquistò altri due compatrioti di Sukur: Emre Belozoglu e Okan Buruk.

Il primo, ottimisticamente soprannominato "il Maradona del Bosforo", militò per quattro anni nell'Inter, collezionando 115 presenze totali e 5 gol, senza tuttavia mai riuscire a imporre definitivamente il proprio talento. Ancora minore fu l'impatto di Okan, che totalizzò solo 42 presenze complessive in tre stagioni, prima di far ritorno anche lui in Turchia. Anche il Milan ebbe la sua fetta di Turchia, nelle sembianze di Umit Davala. All'epoca era tradizione consolidata che i rossoneri acquistassero chi li aveva appena pugnalati, e Davala aveva segnato il rigore decisivo nel 3-2 del 1999 citato prima. La sua esperienza milanista si esaurì nell'arco di 10, trascurabili partite nel 2001-02. L'ultimo turco in ordine cronologico ad aver giocato in Serie A è il romanista Salih Ucan, sette presenze senza sussulti tra il 2014 e il 2016, e poi marcia indietro verso il Fenerbahce.

A questi 10 capostipiti di Calhanoglu ne andrebbe aggiunto un altro, anche se in campo non ci è mai andato. Anzi sì, ma solo per raccogliere l'applauso dei tifosi. Lui, Fatih Terim, l'Imperatore, il caudillo del calcio turco. Ha allenato in Italia per meno di un anno complessivo tra il 2000 e il 2001, con Fiorentina e Milan, ottenendo risultati eclatanti - 4-0 ai rossoneri coi viola, 4-2 all'Inter nel suo unico derby milanese - ma chiudendo entrambe le esperienze con un esonero. Lasciò comunque buoni ricordi e almeno una massima - "la paura non aiuta a non morire" - degna di un libro di Cormac McCarthy. 

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