Ibrahimovic come Cesare: 5 volte in cui ci ha fatto sentire sfigati

Come ha fatto Ibra a creare un insieme di sfigati e includerci tutti tranne lui? Cerchiamo di capirlo insieme con 5 occasioni + 1 bonus in cui ci siamo sentiti piccoli di fronte a Lui.

Ibrahimovic ci fa sentire sempre piccoli

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Ibrahimovic come Giulio Cesare: su Instagram pubblica un post nuovo, con la scritta piuttosto semplice e lapidaria: "I came. I said. I conquered".

Che banalmente eleva Zlatan Ibrahimovic al rango di Giulio Cesare, che disse appunto: "Veni, vidi, vici". Sono arrivato, ho visto, ho vinto.

Tutto normale, tutto incredibile, tutto così semplicemente Zlatan, ma allora perché Zlatan riesce a farci sentire tutti così terribilmente piccoli, sfigati?

Come Ibrahimovic ridisegna il concetto di sfiga includendoci tutti (tranne lui)

Tutto parte dall'immagine che mette: ecco, possiamo pensare Zlatan Ibrahimovic alle prese con un infortunio gravissimo, che gli farà rivedere un campo di calcio tra 6 mesi. Nel tempo di Zlatan, quello che lui è riuscito a piegare al suo volere insondabile (o sondabilissimo, quando vuole fare male agli avversari con un gol o un trick dei suoi), nel tempo di Zlatan 6 mesi sono una specie di eternità. Ci si vince uno scudetto in 6 mesi. Eppure. Eppure anche questa volta Ibrahimovic sembra preparare minuziosamente quella che sarà la sua ennesima "mossa Kansas City".

Tutti guardano al suo infortunio, e lui torna più forte di prima. Ha qualcosa a che fare con la foto, guardiamola per favore:

I came. I said. I conquered.

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Spalle larghe, esultanti, come se volesse coinvolgere il mondo intero in una specie di abbraccio affamato. Ecco, non sostiene sulle sue spalle il mondo, Zlatan, lo porta in un abbraccio come i comuni mortali portano in giro un comodino. Ha il muscolo della gamba sinistra teso, Battiato direbbe che tutti i muscoli del corpo sono pronti per l'accoppiamento. Ma no, non avete capito, una cosa quasi cosmologica: ha appena segnato, ora si sta unendo al suo popolo. Che sicuramente supera i tifosi dello United.

Che sicuramente abbraccia una cricca, una risma di individui più bassa, larga, trasversale. Il primo motivo per cui Ibra ci fa sentire sfigati è che non riusciremo mai ad esultare con lo stesso veleno. Non riusciremo mai ad esprimere l'assoluto strapotere sul corso delle cose nel momento in cui tutto sembra sfuggirci. Perché in realtà siamo degli sfigati, e Ibra no. La seconda, foto, il secondo motivo, eccolo.

Lions dont compare themselves to humans @azsportswear @alexanderostlund

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Zlatan qui non c'è, Ibrahimovic è quasi nascosto, dietro, sta ridendo selvaggio, lo vedete a sinistra. Ecco, quel tizio vicino è uno dei motivi per cui la maggioranza silenziosi dei suoi sudditi non può che sentirsi minima, piccola. La vicinanza, e l'amicizia evidente, con un capo vichingo evidentemente pronto al Ragnarok, la battaglia finale tra Ordine e Caos, è qualcosa che difficilmente potrebbe trovare rispondenza nella vita comune.

Ecco, i vostri amici di Passo Corese, Navigli, Brescia, ovunque vogliate trovare amicizia e conforto, non potranno mai raggiungere la carica di folle corsa verso il nemico senza temere la morte che ispira un semplice fotogramma. Ecco il secondo motivo per cui il mondo si deve sentire sfigato di fronte ad Ibra: non ha questi amici. Ah, scusate. "I Leoni non paragonano loro stessi agli uomini", ovviamente, sciocchini. Avevate ancora amor proprio?

Terzo motivo, terzo fotogramma, terza frase: "Quando vai a New York hai la Statua della Libertà, quando vai in Svezia hai la statua di Ibrahimovic"

When you come to New York you have the Statue of Liberty, when you come to Sweden you have the Statue of Zlatan #comingsoon

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Vi preghiamo, lorsignori, di dirigersi con passi attenti verso i commenti del sopraccitato post di Instagram. I vostri amici, seguaci, adepti vi darebbero senza dubbio del mitomane senza speranza. Sotto lo status di Ibra il commento più comune è: "The King". Il Re. Ed è un mormorio che cresce, rimbomba forte. Dovete immaginarlo urlato in maniera gutturale da migliaia di voci, The King. The King. The King. Che poi è il soprannome per eccellenza di Eric Cantona.

Ecco, controindicazioni da questo momento in poi: potete sentirvi indietro nella scala evolutiva, o più in basso in quella alimentare. Perché la fusione di Ibra e Cantona è qualcosa di talmente oltre che è difficile perfino scriverlo senza farsi tremare la tastiera.

Quarto motivo, forse uno dei miei preferiti: 

Qui rientriamo in un panorama più vasto: se qualcuno tenta di fare il coatto con Zlatan Ibrahimovic, se qualcuno prova ad uscire dal cono della sua ombra. La ciclopica massa delle sue risposte iperegotiche e pazzescamente da strada lo travolgerà come uno tsunami. Eden Hazard ci ha provato, poverino, alla vigilia della gara tra Belgio e Svezia. "Hazard dice che vinceranno con il sorriso, che potrebbe insegnarti qualche trucchetto". E Ibra risponde solo: "Let's Go". Daje, direbbero a Roma. Fammi vedere. Prova. Effettivamente il Belgio vincerà, ma conta? Hazard difficilmente riuscirà a liberarsi dall'impressione che la strada ha insegnato qualcosa a Zlatan che nessuno gli può togliere. La capacità di seppellire di disagio il malcapitato che prova a smarcarsi dalla sua leggenda.

Quinto, ultimo, se c'è ancora un po' di autostima nell'aria:

Nice visit at work from Salvatore "Genny" Esposito @salvatorespositoo #gomorra

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In questo scatto con Salvatore Esposito, bravissimo attore di Gomorra, Ibra è rilassato, contento, ha appena vinto 4-0, ha scherzato con l'attore dicendo che, ovviamente, tutto il merito è di "Ibracadabra", parola di Ibra, ovviamente. Ha un sorriso largo. Lo stesso che avrà dopo il suo ritorno in campo. Lo stesso che avrà dopo aver segnato, al suo ritorno in campo. Largo, come se fosse possibile davvero tutta la felicità che ci hanno raccontato. Ecco, qui non ci sono motivi di sentirsi sfigati.

Se non uno: quando ci si sente abbattuti, derisi, umiliati, soli, c'è sempre un momento per riprendersi tutto quello che è nostro. E il bello, alla fine, è che Ibra lo farà sembrare così semplice, così scontato. Così fatidico, ineluttabile, semplicemente così alla sua portata: riprendersi tutto quello è che è suo, ammesso che qualcosa gli sia mai sfuggito del tutto.

BONUS TRACK

The Queen and The King

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Per la cronaca, la signorina è la Regina Silvia di Svezia. C'è scritto: "La Regina, il Re". Avete capito bene. L'altro è il Re, e tutti gli altri muti, sudditi. E così maledettamente inadatti perfino a quel ruolo.

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