Scomparso Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera

Aveva 83 anni. Con i nerazzurri ha vinto due scudetti e altrettante Coppe Campioni e Intercontinentali. Aveva giocato anche nella Fiorentina e nella Juventus.

Giuliano Sarti

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Sarti, Burgnich, Facchetti è una cantilena che i tifosi dell'Inter ripetono ancora oggi, mantra potente per esorcizzare un presente avaro di soddisfazioni. È l'inizio della formazione della Grande Inter, quella che negli anni Sessanta vinceva scudetti a raffica e si arrampicava in cima all'Europa e poi al mondo, battendo gli squadroni di allora, dal Real Madrid al Benfica all'Independiente di Avellaneda.

Erano gli anni dei Beatles e del Vietnam ed era, quello, un altro calcio in un altro mondo, fra radiocronache gracchianti e televisori in bianco e nero, dove gli omini in campo erano piccoli come formiche e per riconoscerli era fondamentale ascoltare le formazioni snocciolate all'inizio dalle voci di Nicolò Carosio o Nando Martellini. Ecco perché tutti ricordano la cantilena: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso.

Per non parlare dei numeri di maglia, tutti rigorosamente dall'1 all'11, col 12 riservato al secondo portiere e con il 13 che nemmeno esisteva: se qualcuno si faceva male toccava aggiustarsi in dieci e magari, a volte, anche in nove. Sempre in bianco e nero: per vedere i giocatori a colori bisognava andare allo stadio o comprare le figurine Panini.

Scomparso Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera

Un pezzo di quel mondo in bianco e nero, Giuliano Sarti, se n'è andato stamattina a 83 anni nella sua casa di Firenze. Originario di Castello d'Argile in provincia di Bologna, Sarti aveva giocato la prima parte della sua carriera proprio nella Fiorentina. Con i viola vinse uno scudetto, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e arrivò - la Fiorentina fu la prima squadra italiana - a disputare la finale di Coppa dei Campioni, persa al Bernabeu contro il grande Real Madrid di allora: 2-0 con reti di Di Stefano su rigore e Gento.

In nerazzurro Sarti arrivò nel 1963, voluto da Italo Allodi per difendere i pali dell'Inter che aveva appena vinto lo scudetto e si era guadagnata il diritto a disputare la Coppa dei Campioni, allora ancora riservata esclusivamente ai club vincitori dei titoli nazionali. Guidata da Helenio Herrera, detto il Mago, la squadra milanese liquidò 3-1 il Real Madrid nella finale di Vienna.

La vendetta di Vienna

La prima vendetta di Sarti era compiuta, ma c'era ancora da finire il lavoro, c'era da giocare la finale della Coppa Intercontinentale contro i vincitori della Copa Libertadores, gli argentini dell'Independiente. All'andata in Argentina Sarti incappò in una serata storta: una sua papera, una delle poche della sua carriera regalò il successo alla squadra di casa. Ma al ritorno Giuliano parò ogni pallone, protagonista quanto Mazzola e Corso autori dei due gol nerazzurri.

Sarti e Facchetti
Sarti e Facchetti, colonne della difesa interista anni Sessanta

Il triplete del 1965

Allora la differenza reti non contava: una vittoria per parte? Si andava alla bella. Così fecero Inter e Independiente, su un campo che doveva essere neutrale ma che neutrale non poteva essere per evidenti motivi. In un Santiago Bernabeu infuocato e schierato compatto con gli argentini, Sarti giganteggiò, salvò la porta in più occasioni, fino al gol liberazione di Mario Corso nei supplementari. L'anno successivo arrivò a centrare addirittura il triplete, vincendo scudetto e, di nuovo, Coppa Campioni e Intercontinentale.

Sarti e Albertosi
Sarti con Albertosi che gli fu spesso preferito in Nazionale

La Nazionale

Lasciata l'Inter nel 1968, passò alla Juventus dove chiuse la carriera da professionista nel 1970 come secondo di Anzolin. Nonostante sia stato uno dei più forti portieri italiani di tutti i tempi, Giuliano Sarti non ha avuto un rapporto facile con la maglia azzurra: spesso convocato come riserva dei colleghi Ghezzi e Albertosi, in Nazionale ha disputato solo 8 gare subendo 5 gol.

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