FOX Memories - Giuseppe Meazza: il più grande di sempre

Tra i successi in Nazionale, i miti nati intorno alla sua figura e una vita all'Inter: Pepin Meazza si è costruito una carriera da leggenda del calcio.

Giuseppe Meazza all'Inter

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Il calciatore considerato da moltissimi giornalisti e allenatori come il più grande di sempre, ricordato come uno dei cannonieri più forti mai visti, una vera leggenda del calcio. Giuseppe Meazza era tutto questo e anche di più. Metteva d'accordo tifosi di squadre rivali senza lasciare un'ombra di dubbio. Peccato che l'abbiano ammirato in pochi, quando il football era appena sbocciato anche in Italia e quando giocatori così, come lui, erano una rarità.

Peppino - così come era soprannominato - ha indossato le maglie di Milan, Juventus e Atalanta, ma è nell'Inter che si è celebrato maggiormente il suo talento. Per i nerazzurri divenne una bandiera e un mito unico rimanendo per tredici anni - dal 1927 al 1940 - e ritornando poi a fine carriera nella stagione '46-'47. Il suo palmares conta tre scudetti, una Coppa Italia, due Coppe Internazionali e soprattutto due Coppe del Mondo. È stato perno fondamentale nelle vittorie del 1934 e del 1938, portando alto il nome dell'Italia anche da capitano della spedizione. Alla fine chiuderà con 53 presenze in Nazionale e 33 gol giocando per nove anni, dal 1930 al 1939.

Per la Serie A è il quarto cannoniere di tutti i tempi nella classifica generale dei marcatori: 216 reti distribuite in 367 partite. Insieme a lui c'è José Altafini, più sopra Gunnar Nordahl (225), Francesco Totti (250) e Silvio Piola che comanda con 274 esultanze. Solo questo potrebbe raccontare molto di Meazza, ma non sarebbe abbastanza. Peppino era altro, ha segnato e attraversato un'epoca e ancora oggi lo ricordiamo per le sue straordinarie qualità tecniche. Intorno a lui sono nati miti e leggende e la sua vita privata era paragonabile a quella di una star moderna. Gustiamoci Giuseppe Meazza, il più grande di tutti.

Giuseppe Meazza: è nata una stella

Grandi giocatori esistevano già al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario.

Da questa descrizione del giornalista Gianni Brera già possiamo capire molto delle enormi qualità di Meazza. Sembrava che le avesse tutte lui ed era difficile da credere che un solo uomo potesse essere così completo. Creativo, fulmineo, di classe, spietato nel dribbling e glaciale sotto porta. Era baciato dalla grazia, dotato di una tecnica eccezionale in un periodo in cui questa dote non era la norma. Con movimenti improvvisi scartava gli avversari che gli si ponevano davanti per contrastarlo e con finte impreviste deliziava il pubblico. Le stesse finte che spesso provava con successo di fronte ai portieri in uscita, andando in gol con una naturalezza disarmante: erano le reti "alla Meazza" o "a invito" perché era come se invitasse il portiere a uscire per levargli il pallone e quando questi azzardava la mossa, Meazza lo castigava.

Giuseppe Meazza
Il gol "alla Meazza" denominato così per l'abilità di Peppino nel saltare i portieri avversari

Non gli mancava davvero nulla, neppure il colpo di testa seppur non avesse una statura particolarmente imponente. Disegnava traiettorie micidiali con entrambi i piedi vestendo spesso anche i panni di assitman. Durante i Mondiali del 1938 lasciò il ruolo di primo attaccante a Silvio Piola per agire poco dietro da seconda punta e in carriera disputò qualche partita da mezzala di centrocampo. In questo modo la sua geniale visione di gioco e l'intelligenza tattica che gli apparteneva potevano essere sfruttate al massimo. Ovviamente il meglio di sé lo dava quando poteva divertirsi dentro l'area di rigore o poco fuori, bruciando i difensori avversari con fughe solitarie o con tiri dalla distanza.

Il giorno per dimostrare quanto valesse, Meazza lo ebbe nel 1927 al debutto con l'Inter all'età di 17 anni. Il Milan lo aveva scartato per il suo fisico poco robusto e all'apparenza troppo fragile, ma all'occhio esperto di Fulvio Bernardini tutto quel talento non sfuggì e spinse per farlo inserire nella prima squadra nerazzurra. Il ragazzino segnò all'esordio due gol, la Gazzetta dello Sport scrisse: "È nata una stella". Quel piccolo funambolo sarebbe stato venerato come un dio negli anni a seguire, sarebbe diventato espressione massima del calcio.

La tripletta all'Ungheria e la battaglia di Highbury

Le prodezze con la maglia dell'Inter - all'epoca Ambrosiana Inter - non passarono inosservate. Alla fine della prima stagione raggiunse quota 33 reti in 29 partite e nell'annata successiva terminò con 33 gol in 31 gare. Si laureò capocannoniere della Serie A per tre volte (nel 1929-1930, nel '35-'36 e nel '37-'38) e segnò più di tutti anche in tre edizioni della Coppa dell'Europa Centrale. La Nazionale non poteva fare a meno di un giocatore così. Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale italiana per 19 anni consecutivi, ritagliò un ruolo da protagonista a Meazza nella sua formazione e i risultati furono evidenti: Coppa del Mondo conquistata nel 1934 e successo bissato nel 1938 in Francia.

L'Italia campione del mondo nel 1938
Nel 1938, l'Italia di Vittorio Pozzo e Meazza vince in Francia la seconda Coppa del Mondo consecutiva

Ci sono però due partite in particolare che hanno fatto la storia e che hanno segnato l'avventura di Meazza in Nazionale. La prima risale all'11 maggio del 1930: si gioca Ungheria-Italia. Lo stadio è quello del Ferencvaros, a Budapest, e la sfida vale la prima Coppa Internazionale, un Europeo dell'epoca. I magiari al tempo erano una squadra quasi imbattibile, difficile da mettere sotto e sconfiggere. Ma l'Italia aveva un Meazza in più: gol di Pepin - soprannome in dialetto milanese - al 17', raddoppio sempre dell'attaccante al 65' e tripletta al 70'. Il finale è 5-0 per gli Azzurri, Ungheria seppellita dai colpi di Giuseppe Meazza.

La seconda è del 14 novembre 1934 con l'Italia, fresca di titolo mondiale, ad affrontare in amichevole l'altra grande scuola calcistica del momento: l'Inghilterra. Quella sfida passerà alla storia come "la Battaglia di Highbury". Highbury era lo stadio che faceva da cornice all'incontro, un impianto che ospitò dal 1913 al 2006 l'Arsenal e che poi venne riconvertito in edilizia residenziale. Dopo un minuto dall'inizio del match, venne concesso un rigore agli inglesi che però sbagliarono. Poco dopo l'Italia rimase teoricamente in dieci per l'infortunio di Luis Monti (non erano previste le sostituzioni), il quale strinse i denti e rimase in campo praticamente immobile.

Alla fine del primo tempo il tabellone segnava Inghilterra 3, Italia 0. Negli spogliatoi gli Azzurri si diedero una scossa scendendo in campo con un altro piglio, lottando su ogni pallone. Meazza si caricò la squadra sulle spalle e segnò una doppietta. Solamente la traversa - colpita dal solito Meazza - all'ultimo minuto trasformò il sogno di rimonta in sconfitta. Ma i leoni quella sera erano stati i nostri.

Leggende e pubblicità

Come per ogni grande giocatore, anche la carriera di Meazza si è arricchita di miti e leggende. Un aneddoto molto curioso riguarda la semifinale dei Mondiali del 1938 in Francia. Proprio l'attaccante italiano si conquista un rigore entrando nella difesa del Brasile e si prepara a calciarlo. Si narra che non fu semplice tirare per Peppino perché costretto, durante la rincorsa, a tenersi con una mano i pantaloncini che tendevano a calare a causa dell'elastico rotto. Nonostante il simpatico imprevisto, Meazza spiazza il portiere e l'Italia vince 2-1 approdando in finale.

Un altro divertente episodio accade il 27 aprile del 1930. L'Ambrosiana Inter affronta la Roma, Meazza segna tre gol nei primi tre minuti di gioco. Secondo la leggenda il portiere giallorosso Ballante tentò di fermare l'avversario uscendo dalla porta nelle prime tre occasioni, regolarmente infilato dal centravanti nerazzurro. Quando Peppino si presentò per la quarta volta da solo davanti a Ballante, questi rimase tra i pali. La storia non cambiò, Meazza segnò ancora. Mentre rientrava nella propria metà campo, il portiere della Roma corse verso di lui facendogli il gesto dell'ombrello. Allora Meazza gli disse: "Guarda che il pallone è entrato". E Ballante rispose: "Sì, ma io non sono uscito dai pali".

Come le gesta in campo si trasformavano in miti, anche le vicende della vita privata di Pepin riscuotevano successo. Possiamo considerarlo la vera prima star del calcio, affascinava sia la stampa che il pubblico curioso. Donne, locali notturni, automobili di lusso, 60 sigarette al giorno, tutti indizi di una vita vissuta fino in fondo. Un suo vecchio compagno di squadra ai tempi della Juventus, Pietro Rava, descrisse così Meazza:

Un vagabondo mezzo matto e un puttaniere, nel senso che adorava le donne e lo dovevamo controllare perché non scappasse dal ritiro. Difficile stabilire se abbia conquistato più ragazze o fatto più reti.

Era un personaggio amato e popolare, il suo volto compariva ovunque, nelle pubblicità, sulle pagine dei giornali sportivi, nelle vignette. Venne scelto per pubblicizzare prodotti da bagno e cosmetici: un dentifricio e la brillantina che da sempre utilizzava per il suo personalissimo look. Era perfetto anche lì.

Giuseppe Meazza
La réclame che utilizzava il volto di Meazza per pubblicizzare un dentifricio

Fine della carriera, non del mito

L'ultima stagione (1946-'47) Giuseppe Meazza la gioca all'Inter, chiudendo lì dove tutto era iniziato. A dire il vero l'attaccante aveva rischiato di finire anticipatamente a causa di un tremendo infortunio all'età di 29 anni durante una partita della Nazionale. Un'occlusione dei vasi sanguigni gli aveva messo fuori uso una gamba, tanto da tenerlo lontano dai campi per più di un anno. Al rientro non era più quello di prima. Nel mezzo la guerra e le esperienze al Milan, alla Juventus, al Varese e all'Atalanta, senza segnare con la stessa frequenza di sempre.

A 37 anni lascia il calcio giocato e inizia una nuova avventura, quella da allenatore. Nel biennio 1952-1953 affianca l'allenatore della Nazionale, Piercarlo Beretta, in qualità di preparatore atletico degli Azzurri. A lui, quando era il tecnico della Primavera nerazzurra, si deve il grande merito di aver scovato due talenti come Mazzola e Facchetti. Due giovanotti che in futuro diventeranno, anche grazie agli insegnamenti di Meazza, campioni e beniamini della tifoseria dell'Inter. Proprio Sandro Mazzola raccontò un aneddoto che riguardava il suo allenatore.

Di mezzo c'erano sempre gli spot pubblicitari che non smettevano di inseguire Meazza nemmeno a fine carriera. La troupe cinematografica intendeva filmare Pepin mentre tirava i calci di rigore. Al portiere venne imposto di tuffarsi sempre dalla parte opposta della palla, ma ques'ultimo si rifiutò. Così Meazza gli disse di provare a parare i suoi tiri, finendo spiazzato per dieci volte di fila.

Giuseppe Meazza preparatore dell'Italia
L'allenatore della Nazionale italiana Juniores, Giuseppe Meazza (a destra), a colloquio con il presidente del Centro Tecnico Federale di Coverciano, Luigi Ridolfi (a sinistra). Nell'occasione con la tuta della squadra locale della Fiorentina.

Nonostante l'avanzare degli anni, si sentiva ancora energico come un ragazzino - lo dimostrava in allenamento -, così geloso dei record conquistati in carriera. Quando seppe che un certo Gigi Riva gli aveva soffiato il primato di gol segnati in Nazionale, non la prese affatto bene.

Bravo quel Riva, ha segnato tanti gol con Cipro e Turchia. I miei gol sono stati sicuramente più importanti.

Si spense il 21 agosto del 1979, a Rapallo. Ma non se ne andò mai per davvero: la sua immortalità venne sancita quando lo stadio più bello e suggestivo d'Italia, San Siro, fu intitolato a suo nome nel 1980. Il suo mito continua a vivere nella memoria di chi lo ha ammirato e negli occhi di chi se lo è fatto raccontare. Una leggenda assoluta, semplicemente il più grande di sempre.

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