Legenden, Oliver Kahn: ritratto di un portiere mai stato calciatore

La sua carriera comincia a soli 5 anni quando gli regalano il completo di Sepp Maier: nessuno ha mai vinto tanto quanto lui. Ma con i piedi era imbarazzante.

Oliver Kahn, leggenda della Bundesliga e del Bayern Monaco: è il più vincente di sempre

3 condivisioni 0 commenti

di

Share

Un regalo e tutto cambia. Un regalo e tutto comincia. È il 15 giugno del 1974. In Germania sono appena cominciati i Mondiali. È un'edizione particolare della coppa del mondo, molto sentita, specie dai tedeschi. Non perché la organizzavano loro, ma perché Germania Est e Germania Ovest erano state inserite nello stesso girone. Per qualche giorno tutto il paese sarebbe stato nuovamente unito, tutto il paese era coinvolto non soltanto dalla manifestazione in generale ma da quella partita nello specifico. Entrambe le squadre avevano vinto la propria partita d’esordio il 14 giugno.

Il giorno dopo avrebbero giocato l’Italia (3-1 a Haiti) e la Polonia (3-2 all’Argentina): partite che non cambieranno la storia del torneo, poi vinto dalla Germania Ovest. Quel 15 giugno però cominciò la carriera del portiere tedesco più vincente di sempre. Era infatti il quinto compleanno di Oliver Kahn, che ricevette in regalo il completo di Sepp Maier, numero 1 della nazionale tedesca. Quel giorno il padre di Kahn fece una promessa al figlio: con l’inizio della nuova stagione lo avrebbe iscritto a una scuola calcio. Il piccolo Oliver rispose che sarebbe voluto diventare come Maier, il suo idolo. Sembrava una frase così, di quelle che i bambini dicono e delle quali poi si dimenticano. In realtà riuscì perfino ad avere una carriera più vincente di quella di Maier.

Sia chiaro però: Kahn non giocava a calcio, faceva il portiere. Precisazione dovuta, dato che con i piedi era abbastanza imbranato. Lui, come tutti quelli della sua generazione. I vari Neuer, Leno e Ter Stegen sono venuti fuori dopo. Con allenamenti specifici anche in tal senso. Proprio qui però è nascosto il romanticismo della storia di Kahn: perché un bambino si dà al calcio pur non essendo bravo con i piedi? Perché si mette direttamente in porta? Perché il 15 giugno del 1974 aveva ricevuto un regalo speciale, che gli ha cambiato la vita.

Oliver Kahn
Oliver Kahn con la Coppa dei Campioni

Oliver Kahn: ritratto di un portiere mai stato calciatore

A Oliver è sempre piaciuto stare in porta perché gli piaceva la pressione. Sapeva di non poter sbagliare, mai. Non è mai stato libero: perché si è sempre obbligato a essere ambizioso. Per tutta la carriera ha avuto un avversario molto preciso: la pressione. Non quella che gli facevano gli altri, quella che si faceva da solo. Una sorta di auto-mobbing feroce. Con la voglia di battere la propria severità mentale Kahn, passo dopo passo, è cresciuto. Voleva diventare il più forte al mondo, e per un periodo della carriera ci è riuscito. È diventato un Titano, il King Kahn chiuso in quella gabbia che è l’area di rigore.

Vota anche tu!

Kahn è il portiere più carismatico della storia del calcio?

Leggi di più tra 5

Annulla redirect

Nel 2001 vinse la Bundesliga col Bayern Monaco senza nemmeno bisogno di parare, gli bastò urlare. Contro i compagni, che all’ultima giornata stavano pareggiando con l’Amburgo, permettendo allo Schalke un clamoroso sorpasso. Mentre i bavaresi stavano in pieno recupero, a Gelsenkirchen la partita era già finita e si festeggiava il titolo. Poi però intervenne Kahn: vide i compagni scarichi, privi di forze, e urlò un messaggio chiaro:

Avanti, avanti, sempre avanti.

Divenne la frase simbolo del Bayern Monaco che non deve mai mollare e che sa che il gol, prima o poi, lo segnerà. Quel giorno la rete decisiva i bavaresi la segnarono al 93’, e si ripresero il titolo. Era il quarto di otto campionati vinti da Kahn (nessuno in Germania ne ha vinti di più). Inoltre il tedesco ha conquistato 6 coppe di Germania, una Coppa Uefa e una Champions League, vinta ai rigori contro il Valencia proprio grazie alle sue parate.

Oliver Kahn 2
Oliver Kahn nella finale di Champions League contro il Valencia

È scivolato senza rialzarsi solo una volta e paradossalmente è anche stato premiato. Era il Mondiale del 2002 e Kahn voleva vincerlo proprio come fece Maier nel 1974. Si giocava in Giappone e Corea. Oliver divenne l’idolo degli asiatici con le sue parate. Prima della finale si venne a sapere che sarebbe stato premiato come miglior portiere della competizione. Proprio all’ultimo atto, contro il Brasile, una papera clamorosa sullo 0-0. Il tiro di Rivaldo, da circa 25 metri, era innocuo, Oliver però non lo trattiene e permette a Ronaldo di segnare da due passi. Nel 2006 avrebbe voluto rimediare, con la Germania che giocava in casa. Proprio come nel 1974. Ma fece solo il secondo a Lehmann.

Kahn e Ronaldo
Ronaldo segna a Kahn nella finale dei mondiali del 2002

Per il resto Kahn non ha mai sbagliato nulla. I compagni lo rispettavano, gli avversari lo temevano. È diventato la personificazione del Bayern Monaco. Sempre sicuro di sé, sempre con l’ambizione di essere migliore degli altri. I tifosi avversari gli hanno perfino tirato contro delle banane, facendo intendere avesse atteggiamenti animaleschi, ma a lui l’opinione degli altri non è mai interessata.

Ronaldo consola Oliver Kahn
Ronaldo consola Oliver Kahn dopo la papera

Per tre volte è stato premiato come miglior portiere al mondo, perché lui era il numero 1, pur non essendo un calciatore. E aveva deciso di essere il migliore già quel 15 giugno del 1974. Per quel regalo che cambiò tutto.

Share

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.