Roma, il saluto di Totti: "È finita. Ho paura e ho bisogno di voi"

Dall'incoscienza di Pellegri al saluto del Capitano: la Roma vince al 90' contro il Genoa. Totti saluta il suo popolo e si gode la festa, quante emozioni all'Olimpico.

Totti

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Ancora un'ultima volta. Eterna. Francesco Totti. Basta questo, Francé. Novanta minuti pieni di emozione ma così vuoti allo stesso tempo. Sensazioni strane allo stomaco, magone. La Roma, il cucchiaio, i derby, lo Scudetto, la Scarpa d'Oro, il Mondiale, le barzellette, le pubblicità, Ilary e i selfie. Generazione Capitano, sì. Una questione di cuore, è questo il calcio. Poco importa se in ballo ci sia il secondo e il terzo posto, la classifica può aspettare. O forse no.

Roma e Genoa, ok. Novanta minuti che tutto il calcio vorrebbe non finissero mai. E non è tanto una questione di gioco e spettacolo, è semplicemente un dovere morale. Perché oggi è il Totti day. Con un Olimpico tutto esaurito a dire grazie al suo uomo più grande. "Lasciando la fascia a un fratello come De Rossi", oltre il campo. Vivendo a modo suo le ultime panchine, superando le frizioni con Spalletti e accettando l'inevitabile ciclo del calciatore.

Un inizio e una fine, per tutti. Anche per Totti. Un amor nazionale, ripercorrendo quella routine che Francesco ha fatto un milione di volte. Pensando al domani, ma lasciando spazio al campo. E finisce con l'ultima, magica vittoria della sua Roma. Seconda dietro sua maestà la Juve ma prima in quell'infinito sentimento di affetto e riconoscenza. Prima il Capitano, poi il resto. Nel mezzo una partita più complicata del previsto, col gol di Pellegri (un bambino di 16 anni) ad aprire le danze. Poi, tra errori e l'emozione per Totti, Dzeko trova il pareggio al 10'. Nella ripresa De Rossi porta avanti si sui, segue il clamoroso pareggio di Lazovic. Poi Perotti, al 90', regala la Champions alla Roma. Storia, quella di Totti.

L'ultimo racconto di Totti: Roma vs Genoa

L'attesa è uno spettacolo, una giostra di emozioni. Un popolo e il suo re. Prima del fischio d'inizio i maxi schermi dello stadio proiettano i video con i commenti di chi ha giocato con lui e di chi lo ha vissuto: da Maldini e Del Piero. Storie di capitani. Leggende. Pennellando, affrontando stili diversi: come un artista, libero di creare senza compromessi. Ed è stato un privilegio vederlo giocare, forse il più grande calciatore italiano di sempre. Il figlio di una città, lei: mamma Roma.

Poi la partita. Con il secondo posto da sigillare e con un'altra ultima volta, quella di Spalletti sulla panchina della Roma. E col 4-2-3-1, con Nainggolan, Salah e El Shaarawy alle spalle di Dzeko. Perché il significato agonistico c'è, i tre punti servono. Contro un Genoa che settimana scorsa ha risolto la pratica salvezza. Totale? Si gioca forte, il pubblico inneggia ma allo stesso tempo sottolinea gli errori. Il Genoa gioca, c'è. E il colpo di scena arriva subito, al 3' minuto: gol a 16 anni e due mesi. Il nome è quello di Pietro Pellegri, straordinario a trafiggere Szczesny convertendo una palla in verticale. Primo 2001 a fare gol in Serie A, terzo più giovane di sempre dopo Amedei (15 anni e 287 giorni) e Rivera (16 anni e 68 giorni).

Totti
Totti prima del fischio d'inizio

Quasi un passaggio di consegne nell'addio di Totti. Curiosità: quando Pellegri nasceva - il 17 marzo del 2001 - Totti aveva già 192 presenze in A con la Roma. E la scossa del Genoa scuote i giallorossi, che giocano lunghi e poco equilibrati. La linea difensiva è alta e soggetta a lanci lunghi e crea troppo spazio proprio per lo scatenato Pellegri. Poi al 10' Emerson Palmieri invita Dzeko in area di rigore, il bosniaco non perdona e pareggia il conto: 29 in campionato, mica male.

Segue poco dopo un brutto infortunio a Emerson, che salterà la convocazione con la Nazionale. Al suo posto subito dentro Mario Rui, in un giorno in cui le sostituzioni contano più del resto. E così Totti si scalda, guarda lo sfondo con gli occhi lucidi e si prepara per il secondo tempo. Nel frattempo i suoi compagni non sfruttano i buchi concessi dalla difesa rossoblù, troppo alta e disordinata. El Shaarawy e Dzeko si mangiano diversi gol, la Roma trova un avversario ordinato e scorbutico. 

Il secondo tempo

La partita conta, ma sembra che nessuno se ne sia accorto. Per la Roma servono i tre punti, "entro, segno e vi porto in Champions", parola di Francesco durante il riscaldamento dell'intervallo, anche se il suo ingresso in campo - al netto del risultato i bilico - rischia di slittare verso gli ultimi istanti finali. Il Genoa però riparte male, leggero, commettendo qualche ingenuità. Nainggolan sale in cattedra, De Rossi dirige il traffico ma la paura sale. Perché al Marassi il Napoli vince già 3-0, pericolo e paura. Non centrare la qualificazione diretta in Champions comprometterebbe l'estate, tra un mercato più povero un calendario più insidioso.

L'ultimo eterno momento

Totti
La Roma e il suo Capitano

Poi arriva il nono minuto. Le intenzioni erano diverse nella testa di Spalletti, ma il suo è un compito immenso: regalare l'ultimo Totti. E il monto scocca: Francesco, ancora una volta. In campo. Sono le 19.16 e la storia decide di ripassare da Roma. Nessuna passerella e passeggiata di gloria però, Francesco entra a lottare. Il 10 gioca alle spalle di Dzeko, con Nainggolan che si sposta sulla mattonella lasciata libera da Salah.

La Roma è impaziente, non è bella. Juric fa marcare a uomo, non concede spazio. Totti calamita a sé diversi palloni ma le azioni s'interrompono sempre sul più bello. Intanto il Napoli vede sempre di più l'accesso libero all'Europa. Addirittura all'Olimpico per un attimo Totti passa in secondo piano, serve il gol. Entra anche Perotti, la Roma palleggia male. Il momento emotivamente è decisivo, si suda. La squadra però è ferma, poche idee e costrutto. E quindi? Ci pensa De Rossi dopo un lavoro strepitoso di Dzeko, capitano domani e in gol 4 volte nelle ultime cinque partite. Boato.

L'uomo giusto per festeggiare l'amico di sempre. Spalletti ogni minuto guarda l'orologio, come se fosse un tic nervoso, forse ha paura. Colpa anche della papera difensiva della Roma al 35', cross di Laxalt da sinistra e stacco sul secondo palo di Lazovic a rovinare la festa. Segue un palo del Genoa, Spalletti va avanti con la forza della disperazione ma non crolla grazie a Perotti: gol al 90', Champions diretta e storia. Quella di Totti e la Roma.

La lettera di Francesco Totti

Nel cuore dei romanisti c’è sempre stata una speranza: c’è Totti. Negli ultimi anni questo sentimento ha toccato il massimo della sua passione. Lui e la Roma, un legame privato. E l’Olimpico di oggi lo testimonia: una fotografia infinita, con quei due colori che hanno sempre legato Francesco e il suo grande amore. Con uno stadio interamente in lacrime, dai tifosi ai compagni. Generazione Totti. L’idea perfetta di calcio, il cucchiaio, i film, le hit e gli anni che passano. Fino ad oggi, con un meraviglioso giro di campo in compagnia dalla sua famiglia. Con le lacrime dei bambini e il magone di Florenzi. Tutti cresciuti insieme a lui. Col gol di oggi del fratello De Rossi, da oggi capitan presente. Una grossa maglia numero 10 nel terreno dello stadio.

Francesco Totti e la moglie Ilary Blasi
Francesco Totti e la moglie Ilary Blasi

Circondato da chi lo ama davvero. Solo per un attimo, appoggiato ai cartelloni pensando al suo passato. Perché uno così non ci sarà più. Solo con la sua gente. Cantando l’inno con la voce spezzata: 25 anni di amore. Inchiodando il tempo col miracolo della sua classe. 250 gol in Serie A, le sue battute, la sua allegria e il suo pallone. L’ultimo adesso, con scritto “mi mancherai” calciato in curva assieme a una tristezza inspiegabile. La sua, quella della Roma, quella del calcio. Quella di Totti. Raggiungendo il centro del campo, senza forza, ma con la solita passione. Forza e coraggio. Daniele De Rossi non riesce a guardarlo, Totti va in mezzo all’Olimpico e prende in mano il microfono. L’ultimo gesto, il più difficile:

Ci siamo, è arrivato il momento. Purtroppo è arrivato, speravo non arrivasse mai. In questi giorni ho letto tantissime cose su di me, belle, bellissime. Ho pianto tutti i giorni, tutte le sere, da solo, come un matto. Venticinque anni non si dimenticano così, con voi dietro le spalle che mi avete spinto nel bene e nel male, soprattutto nei momenti difficili. Per questo voglio ringraziarvi tutti, anche se non è facile. Sapete che non sono uno di tante parole, però le penso. Con mia moglie in questi giorni ci siamo messi a tavolino, gli ho racconto un po' di cose, gli ho parlato degli anni vissuti con questa unica maglia. Abbiamo scritto una lettere per voi, provo a leggerla.

Io starei qua altri venticinque anni, la leggo che è quasi ora di cena (ride, ndr). Grazie Roma, grazie mamma e papà, grazie a mio fratelli, a mia moglie, ai miei figli e ai miei amici. Ho voluto iniziare dalla fine. Per me è impossibile raccontare 28 anni di storia in poche righe. In questi anni mi sono espresso attraverso i miei piedi, con i quali mi viene molto più semplice. Sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone, ma a un certo punto della vita si diventa grande e così mi hanno detto che il tempo ha deciso. Maledetto tempo, lo stesso tempo che il 17 giugno 2001 avremmo voluto passasse in fretta, non vedevamo l'ora di sentire l'arbitro fischiare la fine. Adesso è l'ora di levarmi i pantaloncini e gli scarpini. Avete presente quando da bambini stavate facendo un sogno bellissimo e vostra madre vi svegliava per andare a scuola? Mi sento così.  

Ma stavolta non è un sogno ma realtà. Mi piace pensare che la mia carriera sia per voi una favola da raccontare, ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l'ultima volta, la piego per bene e la metto via anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e non ho chiarito i miei pensieri, ma spegnere luce non è facile. Adesso ho paura, non è la stessa paura che si prova davanti alla porta o quando si batte un rigore, stavolta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dopo. Stavolta io ho bisogno di voi e del vostro calore, concedetemi un po' di paura. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura. Ora è il momento di ringraziare tutti, i tifosi, la Sud, i tecnici, i compagni, i presidenti. Nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano è stato un onore siete, sarete sempre nella mia vita. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto bambino e lo lascio adesso che sono uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo.

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