Road to NBA Finals 2017: come ci arrivano i Cleveland Cavaliers

Cleveland giocherà per difendere il titolo NBA proprio contro gli avversari della scorsa stagione, con un Love sontuoso, il solito James, la difesa di Thompson e Smith.

Cavaliers dominatori della Eastern Conference

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LeBron James, dopo la clamorosa vittoria del titolo NBA nella scorsa stagione rimontando da 1-3 e interrompendo un digiuno di 52 anni nello sport professionistico di Cleveland, ha detto che come organizzazione e come squadra non ci si può accontentare di aver vinto un solo anello. L’obiettivo dev'essere ripetersi e cercare di vincerne quanti più possibile. Il finale di regular season a dir poco drammatico aveva fatto vacillare questa convinzione da parte di tutti coloro che erano all’esterno dell’ambiente Cavs, anche perché queste inopinate sconfitte non hanno portato nemmeno un sostanziale riposo per i giocatori chiave. Ma come spesso succede tra le stelle di prima grandezza, quando parte gara 1 di playoffs tutto cambia, dall’atteggiamento, alla forma mentis per poi finire ai risultati che in questa postseason sono stati letteralmente dominanti, dopo una gara 1 contro i Pacers vinta più per buona sorte che per effettivi meriti. 

Le chiavi di questa lunga e soddisfacente corsa dei Cavs sono molteplici. La prima si chiama Kevin Love che sta avendo una postseason stellare. Il suo 21.7 di net rating è il migliore dell’intera squadra e i 22.6 punti con 12.4 rimbalzi nella serie contro i Celtics, sono la conferma del miglior K-Lo in maglia Cavs.

Da ex giocatore dico che quando tocchi la palla in attacco, poi fisiologicamente la tua difesa migliora perché ti senti parte del gioco. (T.Lue)

Sebbene Lue sia ricordato da giocatore più che altro per un tempo di gioco contro Allen Iverson in gara 1 di finale 2001, le sensazioni del gioco sono rimaste e vedere Love rendere così prepotentemente sui due lati del campo, fa capire quando il “feed the dog” potesse valere sì con Shaq, ma anche in misura diversa con Love che è sicuramente la miglior versione di se stesso da quando veste la maglia Cavs.

Tyronn Lue e la scommessa

NBA gambling: Lue e i 100 dollari di debito con Mike Brown

A proposito di feeling per il gioco, Lue ha vissuto gli spogliatoi NBA da entrambe le angolazioni e in questi giorni è uscito un simpatico retroscena tra lui e il suo futuro avversario nelle finali Mike Brown: 

Mi deve 100 dollari da 17 anni –dice Brown- Quando ero ancora in forma, ho vinto una scommessa con Tyron su chi avrebbe prevalso in una gara di tiro. Non ha mai ammesso la sconfitta e io sto ancora aspettando quei 100 dollari. Con il contratto che ha firmato in estate, penso possa permettersi di saldare il debito. 

Brown ha scherzosamente coinvolto il collega nella scommessa e per la prima volta, Lue ha ammesso il debito e la sconfitta dell’epoca, dicendo che Mike è talmente una persona di grande caratura dal non aver mai voluto i soldi della scommessa sebbene gli fossero stati proposti.
È possibile che prima delle Finals si possano trovare da Boulevard Restaurant per rigiocarsi quei 100 euro non solo in un’ottima cena, ma anche sul risultato della serie, con la mutua speranza di mettersi al dito l’anello.

JR Smith e il nuovo ruolo

Le chiavi dei Cavs: oltre all’attacco, la difesa

Ci sono due uomini che finora hanno fatto svoltare la postseason dei Cavs dal punto di vista difensivo. Il primo è facilmente identificabile in Tristan Thompson che ha dimostrato, come LeBron aveva ampiamente previsto in sede di free agency del compagno, di essere l’ancora difensiva di questa squadra, in grado di cambiare e difendere in modo competente su tutte le posizioni, facendo dell’intensità e della voglia primigenia un vero diktat all’interno del pitturato. Lue l’ha paragonato a Kevin Garnett per la sua voglia di essere il cardine difensivo della squadra e per l’intensità che trasmette in campo. Di sicuro il paragone è lusinghiero e altrettanto certamente si riferisce solo alla metà campo difensiva, ma di certo la presenza di TT è semplicemente cruciale per ogni tattica difensiva dei Cavs, anche alla luce del fatto che ci sono i vari Irving, Love e Korver da coprire.

La seconda chiave di lettura arriva forse dal giocatore che meno ci si potrebbe aspettare. JR Smith si è visto ritagliare un ruolo di specialista difensivo all’interno di questi playoffs. È stato lui il segugio sguinzagliato su Paul George al posto di LeBron James. Questo ha tenuto fresco LBJ per il dominio offensivo, portando un misero 34.5% di realizzazione a PG13 con lui come marcatore primario. Nel turno successivo è arrivato DeRozan e con lui un altro capolavoro di JR che lo ha obbligato al 28.5%, contrapposto al 50% con cui ha tirato quando veniva marcato dagli altri difensori. Il suo Net Rating di 19.7 è terzo in assoluto dietro a quelli di James e Love. Tutto ci saremmo potuti aspettare da JR (no-tshirt rule compresa), ma che diventasse il ministro della difesa nella squadra di James e Irving era difficile da prevedere anche per i più grandi “smithologi” del globo.

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