NBA Finals, lo scontro che aspettavamo: Warriors-Cavaliers 3.0

I Cavs battono i Celtics e raggiungono la terza finale consecutiva. Ad aspettarli ci sono i Warriors, strafavoriti e ancora imbattuti. Una settimana ci divide dalle NBA Finals.

NBA, Lebron James chiamato all'ennesima impresa

160 condivisioni 1 commento

di

Share

Un simpatico tweet apparso in rete dopo la vittoria dei Cavaliers in gara 5 contro i Celtics recita: "Tra sette giorni inizia la stagione NBA". È un'esternazione tra il serio e il faceto che sicuramente è adatta ai social network, ma è altrettanto applicabile alla realtà. Dal 4 luglio scorso, data in cui Kevin Durant ha comunicato al mondo che avrebbe unito i suoi talenti ai Golden State Warriors, tutti gli avversari hanno prenotato le vacanze per il primo di giugno, oppure i pop corn per guardarsi sul divano la trilogia delle finali tra Warriors e Cavs

Questa mossa ha ammazzato la competitività della stagione sin da principio. Qualcuno ha provato a convincersi del fatto che le partite andassero sempre giocate prima di trarre conclusioni affrettate, ma la superiorità di queste due compagini era talmente evidente da far cadere ogni altra possibilità. I campioni della Western Conference arrivano alle NBA Finals da imbattuti a quota 12-0, cosa mai riuscita a nessuno prima d'ora, confermando che questa è una lega di giocatori e se possiedi così tante stelle nella stessa squadra, un modo per convivere e giocarsi le proprie possibilità d'anello alla fine si trova.

Il sistema difensivo dei Warriors è ormai oliato da anni di convivenza e se a questo viene aggiunto un giocatore con le caratteristiche di Durant, diventa qualcosa d'inarrestabile. Come ha detto Popovich, l'attacco sebbene radicato in solide basi di spacing, movimenti e uncontested shot, viene dopo un sistema difensivo che permette loro di arrivare in attacco forti del loro sacrificio e in grado di dominare.

NBA, pensare ai Warriors? Troppo stress

Così LeBron James ha commentato le domande sulla finale appena dopo la vittoria in gara 5 a casa dei Celtics. Il Re è diventato il miglior marcatore della storia dei playoffs, scalzando dal gradino più alto sua maestà Jordan. In occasione dell'avvicinamento a questo record, però, James ha fatto una dichiarazione di notevole intelligenza:

Non voglio superare Jordan per punti, titoli, MVP o diventare più grande di lui a tutti i costi in una singola categoria, ma averlo lì come termine di paragone mi tiene motivato e spronato sempre a fare il massimo.

Sono parole di grande consapevolezza, d'estrema leadership e anche di rara lucidità, perché diventare il miglior marcatore della storia dei playoffs NBA è un grande risultato, ma non dev'essere un punto d'arrivo. Anche quest'anno la sua truppa avrà bisogno del "follow my lead" perché se l'anno scorso vincere fu un'impresa epica, quest'anno lo sarebbe ancor di più. LBJ, però, ci ha abituato che le imprese non lo spaventano e per come sta giocando questi playoffs, anche Brown (forse Kerr) e i Warriors devono avere un po' di paura. 

Nonostante questo sembra impensabile che una squadra che arriva alla finale con LeBron James, supportato da Kevin Love e Kyrie Irving sia sfavorita (e neanche di poco), eppure questo dicono i bookmarkers di Las Vegas.

LeBron James e l'ennesimo viaggio alle Finals

Scommettere contro LeBron non paga

A Las Vegas, patria delle scommesse e del gioco d'azzardo, non hanno dubbi nel dare fortemente in vantaggio i Warriors per la vittoria del titolo. Ponendo il caso che s'investano cento dollari sulla finale NBA, in caso di vittoria dei Warriors ne si porterebbe a casa 38.64 (-260), mentre con la vittoria dei Cavs 220 (+220). Nello strano sistema di gambling americano è possibile scommettere dei soldi e azzeccare vincendo meno di quello che si è puntato, ma la larghissima forbice che divide i due pronostici fa capire quanta differenza ci sia a bocce ferme. 

A detta di Tyronn Lue il sistema offensivo dei Celtics è migliore di quello dei Warriors per varietà, soluzioni e idee. LeBron James ha apertamente tessuto le lodi di Brad Stevens definendolo uno dei migliori allenatori in circolazione dopo la vittoria in gara 3, ma ora tutto questo convincersi della bontà dei Celtics (indubbia, ma non così grande da poterli impensierire) dovrà volgere a una squadra che fa venire il mal di testa nel solo atto di pensare a come fermarli. 

Che anche i Cavaliers di James debbiando affidarsi al "Pray" di Gregg Popovich per pensare di vincere questa finale? Vedremo, di certo avranno e avremo sette giorni per pensarci, visto che la prima palla a due sarà alzata l'1 giugno alla Oracle Arena.

Share

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.