FA Cup, la finale Arsenal-Chelsea vista da Roberto Gotta

Il nostro Roberto Gotta racconta la finale di FA Cup che ha visto trionfare l'Arsenal di Wenger sul Chelsea di Conte: decisiva la rete di Ramsey del definitivo 2-1.

Wenger e la FA Cup

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Questa storia della magia della Coppa d'Inghilterra non sarà mai esplorata abbastanza. Ha mille facce, quasi tutte veritiere al di là di un mito che continua ad autoalimentarsi, a volte per interesse di chi deve raccontare. La magia sta anche nel fatto che la finale di FA Cup sia cambiata immensamente negli ultimi 15-20 anni, e pur trasformandosi in modo quasi irriconoscibile abbia mantenuto il proprio fascino su una buona fetta di opinione pubblica inglese e straniera. 

Quello che era un appuntamento vissuto rigidamente dal protocollo della Football Association, ma solo nell'ambito dei palchetti reali e dei dirigenti federali, e in campo nello scarno cerimoniale prepartita, è diventato una sorta di format arricchito di anno in anno da dettagli: un modello che viene applicato a tutto, in modo quasi sconfortante per chi vede nella finale un momento - l'ultimo dell'anno calcistico di club - di espressione di una tifoseria, possibilmente senza eccessi di protagonismo. E invece a Wembley il cerimoniale ormai decide tutto: identico stendardo appeso verticalmente al limite della curva, identico bandierone a passare sopra le teste. Uno blu e l'altro rosso, ma decisi dall'alto, come tutto il resto.

Fa parte della scenografia decisa questa volta per Arsenal e Chelsea e l'anno prossimo chissà per chi, ma è un po' deprimente per chi ha conosciuto la Coppa d'Inghilterra come massima manifestazione del tifo inglese di vecchio stampo, quello in cui ad ogni inquadratura del pubblico potevi vedere un diverso modo di interpretare il tifo. Ne parlava oltre 30 anni fa Desmond Morris, antropologo che scrisse un memorabile The Soccer Tribe, riscoperto in edizione italiana lo scorso anno dai più giovani, o dai meno attenti: una tribù con le sue usanze e le sue tradizioni, di cui Morris non poteva immaginare all'epoca - periodo di hooligan, di terrore, di sconcio del calcio - la ormai avvenuta riduzione a canoni fissi.

FA Cup, il racconto della finale Arsenal vs Chelsea

Il manipolo di Chelsea Pensioners, anziani ex soldati ospitati nella celebre casa protetta non lontanissima da Stamford Bridge, seduti in tribuna con le loro divise rosse hanno rappresentato l'unica nota differente rispetto alle bandiere tutte uguali e alle sciarpe tutte uguali che i tifosi hanno trovato sui seggiolini, e viene da sorridere al pensiero che siano stati ex soldati, epitome della scarsa fantasia e dell'irreggimentazione, ad avere questo effetto.  

Il volume altissimo delle musiche determina e soffoca i canti dei tifosi prima e dopo la partita, e lo spazio espressivo spontaneo è limitato al gioco, ancora fortunatamente libero da influenze sonore. Due anni fa Arsenal-Aston Villa era però stata una tragedia dal punto di vista dell'ambiente: differenza imbarazzante in campo e un mortorio sugli spalti, come se la rassegnazione avesse invaso le tribune. 

Wenger ritira la medaglia
Wenger ritira la medaglia

Stavolta, il gol di Alexis Sanchez dopo 4' ha acceso immediatamente l'atmosfera, di per sé abbastanza carica per via della rivalità cittadina, il sesto derby londinese in una finale di FA Cup. Gol in differita per via del fuorigioco inizialmente segnalato dal guardalinee: sul tocco di petto/mano di Sanchez, Aaron Ramsey, a cui era originariamente stato destinato il lob, era fermo non lontano da Thibaut Courtois, ma la decisione dell'arbitro Anthony Taylor è stata corretta a norma di regolamento. Ramsey pur essendo nei pressi della palla non l'ha toccata né ha tentato di farlo, pur coprendo in parte il portiere del Chelsea

L'esultanza di Alexis Sanchez dopo il gol dell'1-0
L'esultanza di Alexis Sanchez dopo il gol dell'1-0

La partita è così nata subito frenetica e ha avuto rari momenti di sosta, di stagnazione a centrocampo. Le difese a 3 scelte dai due allenatori hanno ricevuto un grande aiuto dai centrocampisti e in particolare ha impressionato la preparazione di quella dell'Arsenal nell'opporre un muro ogni volta che Eden Hazard o Pedro tagliavano per preparare il tiro. Hazard non è mai riuscito a far filtrare uno dei suoi classici tiri dopo balletto al limite dell'area, perché sempre c'era davanti un ostacolo in maglia rossa, e la densità impressionante delle due squadre nei pressi dell'area è stata il motivo delle tante mischie e delle tante situazioni in cui un po' d'aria arrivava dalle riaperture sulla fascia, non sempre primarie ma nate da palloni respinti sui quali qualche anima buona cercava di uscire dalla congestione. 

Una finale non memorabile ma una partita godibile e con un buon numero di occasioni da gol, se non altro prima che il tiro di turno si infrangesse su gambe e torsi. Benissimo Ospina, sul 2-1 Arsenal, all'86' su Diego Costa, bene Per Mertesacker, pressoché inattivo negli ultimi mesi e potenziale punto debole della difesa dei Gunners, in un paio di chiusure con un semplice passo a ostruire il passaggio della palla e con un senso della posizione che a volte era mancato. La presenza di tanti giocatori dal talento sblocca-partite è anche il motivo per cui quasi tutti i cartellini gialli sono stati affibbiati su ripartenze fermate in modo falloso: guai a lasciare superiorità numerica e scatto su metri e metri di campo. Grottesco segno, anche dei cambiamenti del calcio inglese, che l'espulsione (di Victor Moses) sia avvenuta per simulazione e secondo cartellino giallo, confermato al 100% dai replay che hanno mostrato la recita dell'esterno del Chelsea.

Moses si dispera dopo l'espulsione
Moses si dispera dopo l'espulsione

Un attimo di 4-2-2-1 poi Willian dove era Moses, a destra, e Hazard a muoversi sugli spazi creati da Diego Costa. Nell'Arsenal qualche difficoltà per Alex Oxlade-Chamberlain su alcuni cambi di passo avversari, nella difficile posizione di esterno sinistro occupata con grande determinazione sulla fascia opposta da Hector Bellerin, ma difesa che solo a tratti si è contratta troppo in area lasciando arrivare un uomo sull'esterno. E per il resto, anche prima della superiorità numerica, tante occasioni in cui i Gunners hanno dato l'idea di essere più lucidi e atletici degli avversari.

Il man of the match Aaron Ramsey con la FA Cup
Il man of the match Aaron Ramsey con la FA Cup

E durante la partita, come dovrebbe essere sempre, zero indugi sul futuro di Arséne Wenger e Antonio Conte. Quella è roba per minuti, ore, giorni successivi, lasciando il divertimento all'hic et nunc, al qui ed ora: per un (tardo) pomeriggio persino gli infelicissimi tifosi dell'Arsenal si sono sentiti sul tetto del mondo, a vederli era chiaro, e alla mancata partecipazione alla Champions League si penserà magari da domani. Un modo come un altro per prolungare, trasformata e trasfigurata dall'omologazione, quella famosa magia della FA Cup.

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