Serie A, dal 2018 in notturna alle 20.30: i pacchetti per i diritti tv

Cinque i pacchetti studiati dalla Lega, per un valore complessivo di un miliardo di euro: ci sarà tempo fino alle 10 di sabato 10 giugno per formulare le offerte.

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Tre partite al sabato (alle 15, 18 e 20.30), sei di domenica (la prima alle 12.30, tre alle 15, una alle 18 e una alle 20.30) e la chiusura di giornata al lunedì sera (20.30). Il menù della Serie A nel triennio 2018/2021 è stato svelato questa mattina dalle stanze di via Rosellini, a Milano. La Lega di Serie A e l’advisor Infront hanno pubblicato il bando contenente i parametri utili per assegnare i diritti televisivi dei campionati 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021.

Cinque sono i pacchetti in vendita: di questi, uno sarà riservato al satellite, uno al digitale terrestre e due al web. Infine, ci sarà il pacchetto denominato “multipiattaforma”, che includerà il meglio del calcio italiano. Le principali novità sul campo riguardano l’aumento delle finestre temporali nelle quali saranno collocate le partite, con l’inserimento di tre nuovi orari (sabato alle 15, domenica alle 18 e lunedì alle 20.30) e il ritorno all’antico per le partite serali: il fischio d’inizio sarà alle 20.30 e non più alle 20.45. 

Il documento diffuso dalla Lega di Serie A consiste di 104 pagine: la buona notizia per i tifosi è che a ognuno sarà sufficiente possedere un solo abbonamento per seguire la propria squadra del cuore, mentre per chi non volesse perdersi nemmeno un minuto delle 380 partite in calendario durante la stagione c'è un'amara novità. Nessuno dei pacchetti offerti include tutte le 10 gare in programma per ognuna delle 38 giornate.

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Serie A, diritti tv: dal 2018 tre partite al sabato e una il lunedì sera

Gli operatori interessati alle offerte messe in campo da Lega e Infront avranno tempo fino alle ore 10 di sabato 10 giugno per formulare le offerte. Le buste per accaparrarsi i diritti della Serie A nel triennio 2018/2021 saranno aperte subito dopo in assemblea.  Ogni pacchetto contiene al proprio interno diritti aggiuntivi con bonus tecnologici, tra i quali la possibilità di trasmissione in HDR o 4K e contenuti pre e post gara. Sono complessivamente 7, distinti in Gold (se esclusivi) e Silver (se non esclusivi): tra questi l’accesso al terreno di gioco per presentare la partita e la possibilità di realizzare riprese all’interno degli spogliatoi. Il loro costo? Proporzionale al valore del pacchetto acquisito. Varranno il 4% per quelli relativi al D e l'8% per gli altri.

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Tra i cinque pacchetti proposti, il più completo è il D, che include Satellite, Digitale Terrestre, Internet, IPTV e/o Wireless per Reti Mobili. In esso sono incluse 324 partite all’anno, per un costo complessivo di 400 milioni a stagione.  Comprende le partite di 12 squadre, con 132 sfide in esclusiva. I pacchetti A e B includono invece 248 partite di 8 squadre, hanno un costo base 200 milioni di euro e sono destinati a Sky e Mediaset Premium. Nel pacchetto A ci saranno la prima e la quarta squadra per bacino di utenza, la terza neopromossa e l’ultima per bacino di utenza rimasta in Serie A, mentre l’ipotesi B conterrebbe la seconda formazione e la terza per bacino di utenza, oltre alle prime due neopromosse. 

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Capitolo a parte meritano i diritti per la trasmissione sul web, distinti nei pacchetti C1 e C2 con le stesse formazioni dei pacchetti A e B, per un valore minimo pari a circa 100 milioni di euro. Tre anni fa i diritti Internet non vennero assegnati: ora è anche grazie al loro valore che la Lega punta a recuperare almeno un miliardo di euro dal bando. In soldoni, chi vorrà trasmettere tutte le 380 partite di Serie A dovrà comprare il pacchetto D e abbinarlo a uno tra i pacchetti A  e B. Un aspetto con il quale le stanze dei bottoni delle principali emittenti dovranno confrontarsi: comporterebbe la partecipazione a due distinte aste, con annessi rischi. Di certo, perché un broadcaster possa trasmettere tutta la Serie A, dal 2018 in avanti occorrerebbe un esborso maggiore a quello attualmente operato da Sky, pari a 572 milioni di euro all’anno: la base d’asta minima salirebbe a 600 milioni. Un aumento dei costi, al quale nelle speranze dell’apparato mediatico dovrà affiancarsi una crescita dell’appeal del massimo campionato italiano.

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