NBA: il dominio dei Warriors, la voglia di titolo e lo spettro Cavs

Golden State arriva alla finale imbattuta e come prima della storia a 12-0. Tutte le cifre sono mostruose, ma ora non conta perché l'ultimo passo è l'anello NBA e non vogliono farselo sfuggire.

Non c'è forza competente contro Curry e Durant

229 condivisioni 0 commenti

di

Share

Un seccato Durant dopo la vittoria in gara 3 aveva intimato tutti a non guardare i playoffs NBA se non fossero stati di gradimento per la poca combattività. La legittima domanda di un giornalista ha trovato una piccata risposta da parte di KD che forse non è nemmeno piaciuta troppo all’Olympic Tower. Durant ha anche affermato di essere sicuro al 100% della scelta fatta in estate nel giocare per i Golden State Warriors, giurando fedeltà al team e dicendo di non avere la minima intenzione di muoversi. Di certo in una squadra del genere, sarebbero in pochi a volersi muovere, soprattutto alla luce del fatto che dopo tre finali consecutive, se il core dovesse rimanere intatto per qualche gioco salariale e delle stelle, si rischierebbe di attentare seriamente alla striscia di finali consecutive. Forse per gli anelli è presto parlarne, ma questi Warriors stanno riscrivendo la storia.

Curry e compagni arrivano alla loro terza finale consecutiva da imbattuti e con il record di 12-0. Nessuno si è mai affacciato al palcoscenico finale con dodici vittorie in altrettante partite. I Los Angeles Lakers del 2001 arrivarono sì imbattuti alla finalissima contro i Sixers, ma lo fecero con undici vittorie a causa di una prima serie al meglio delle cinque. Ricordiamo tutti quella squadra come la più gioiosa macchina da guerra sotto forma di team che l’era moderna conosca e forse rimane un passettino avanti rispetto anche a questi Warriors, ma se queste due squadre, insieme all’edizione dell’89 dei Lakers, sono arrivate imbattute alla finale è facile capirne i motivi. E se i Warriors sono i primi a farlo 12-0, avendo la possibilità di riscrivere la storia dei playoffs vincendo il titolo senza mai perdere, possiamo apparecchiare la tavola per un momento irripetibile.

Green e Iguodala, due delle chiavi di Golden State

Vincitori…per distacco

Il ruolino di marcia fa spavento non tanto e non solo per le dodici vittorie in altrettante partite, ma anche per il gap con cui queste sono maturate. Il distacco medio rifilato agli avversari è di 15.5 punti, frutto di ben dieci vittorie oltre la doppia cifra di scarto, di cui quattro oltre il ventello, a fronte di sole due in singola cifra.
Gli Spurs erano riusciti in gara uno a compiere un’incredibile impresa, tenendo la testa dei Dubs sotto la sabbia per più di 43 minuti, perdendo solo nel finale e per i motivi che tutti conosciamo bene.

Ovviamente l’assenza di Leonard ha fatto virare le possibilità degli Spurs intorno allo zero sia per la vittoria della serie, che della singola partita, infatti da gara due i neroargento hanno condotto solamente per nove minuti e sei secondi, contro i 134.54 dei campioni dell’ovest.
Se estendiamo queste cifre ai primi tre turni completi, i Warriors hanno inseguito per la miseria di 107 minuti totali, con una situazione di parità o loro vantaggio di 469 minuti. Questo è quantificato in un 18% di momenti di rincorsa, che poi sostanzialmente si riducono a poco altro oltre i 42 in gara 1 contro gli Spurs e i 36 in gara 3 contro Portland. Per calcolare i rimanenti minuti lasciamo volentieri a voi l’ingrato compito.

Thompson più silente, ma sempre decisivo

Il titolo NBA va vinto all'ultima partita

Il claim “73 wins don’t mean a thing without a ring” riecheggia nella Oracle Arena da quella tripla di Kyrie Irving che ha dato il titolo ai Cavs e nemmeno dodici vittorie consecutive in postseason garantiscono un anello senza le quattro finali: oltre a ciò, l’avversario sembrerà essere lo stesso della scorsa stagione, sebbene i Warriors saranno diversi, più riposati e ancora più profondi.
Dalla sconfitta in regular season contro gli Spurs che aveva mandato su tutte le furie la lega per il riposo di tutte le stelle, i Warriors sono 27-1 dimostrando che questa volta il fiato corto e lo stress da record non saranno più un problema.

Il fattore campo sarà ancora nelle mani di Steph Curry, con la possibilità di diventare la prima squadra della storia NBA a sweepare gli interi playoffs con un 16-0. Pensare che LeBron possa abdicare senza lottare è ipotesi quantomai peregrina (posto che ormai sembrano i Cavs gli avversari prescelti) e francamente non potremmo digerire anche una serie finale a zero dopo i playoffs più deludenti degli ultimi anni. Nonostante la suscettibilità di Durant vorremmo un’altra serie decisa alla settima e all’ultimo tiro, ma sarà difficile replicare l’imponderabile della scorsa stagione. Di certo dovessero dominare ancora i Warriors, potremmo essere davanti alla squadra NBA più forte di sempre, o perlomeno la più dominante in singola stagione.

Share

Commenta

Con il tuo consenso, questo sito internet utilizza cookies di terze parti per migliorare la tua esperienza. Puoi conoscere di più sul nostro utilizzo dei cookies e su come modificare le impostazioni nella nostra Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all'utilizzo dei cookies.