Formula 1, Senna e la pole storica nel GP di Monaco

Era il 1988, il brasiliano su McLaren finì primo nelle qualifiche rifilando più di un secondo e mezzo al compagno Prost: "Ero in un'altra dimensione, oltre i limiti".

Formula 1, Senna e quel giro record a Monaco

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Al nome di Ayrton Senna qualcuno ancora si commuove. Se lo si urla a gran voce prima del GP di Monaco di Formula 1, c’è il rischio di piangere a dirotto. Il brasiliano adorava le strade del Principato, con quella pista aveva un rapporto intimo che nessun altro ha mai più avuto. Si faceva abbracciare da quei guard-rail stretti, da quelle curve infami e a volte ingiuste, ma soprattutto dalla gente. Undici partecipazioni, 6 vittorie (nessuno come lui) di cui 5 consecutive, un podio di rimonta nel 1984 sulla Toleman in mezzo al diluvio e 5 pole position. Una è rimasta nella storia, quella del GP del 1988.

Monte Carlo è così: o sai guidare e vinci, oppure rimani dietro a osservare le bellezze di questa località unica. Senna faceva parte del primo gruppo, si calava dentro la monoposto e andava forte in un tracciato che ha più pericoli che curve. Era un pilota che ad ogni giro cercava di superare i propri limiti.
Sono passati 29 anni da quel giro di qualifica incredibile. E nei giorni che anticipano il GP di Monaco di Formula 1 2017, è impossibile non ricordarlo. Senna, a 23 anni dalla sua scomparsa, ha un grande potere: quello di far emozionare ancora.
Formula 1, Senna a Montecarlo nel 1988
Formula 1, Senna e quel giro rimasto nella storia nelle qualifiche del GP di Monaco

Formula 1, Senna e quella qualifica a Monaco

Il tunnel, il tornantino, la curva del Tabaccaio, la chicane delle Piscine. Le strade di Monte Carlo sono inimitabili e rese uniche da grandi piloti. Schumacher, Graham Hill, Prost, Gilles Villeneuve, Fangio e Brabham i più grandi protagonisti del GP reale. E poi c’è Ayrton Senna, quello che più di tutti ha emozionato la Formula 1. Perché guidava con classe usando l’istinto, proprietà innata che non tutti hanno. E quale miglior circuito per mostrare le sue qualità, se non quello del Principato?
Siamo nel 1988. Il brasiliano conquista la pole position con la McLaren MP4-4 con un giro pazzesco: 1’23’’998, quasi un secondo e mezzo meglio del suo compagno di squadra Alain Prost, oltre due secondi da Berger e Alboreto, entrambi su Ferrari. C’è un video, creato per il ventennale della morte di Ayrton dalla scuderia McLaren, che fa capire meglio quanto siano stati pazzeschi quei chilometri. I migliori, per gli appassionati di Formula 1, mai visti nella storia.
Avevo già la pole, ma continuavo a girare. Andavo, andavo, e improvvisamente ero circa 2 secondi più veloce di chiunque altro. Era come se stessi guidando solo d’istinto. Ero in un’altra dimensione, in una sorta di tunnel, ben oltre la mia comprensione e coscienza.
Difficile immaginarlo anche ora, Senna che guida per decine di minuti sempre alla ricerca del massimo oltre il limite umano. Facendo il paragone con la Formula 1 di oggi, con l’elettronica, 3 giri o poco più di qualificazione, le gomme, sembra quasi un altro sport.
E pensare che quel GP Ayrton non lo concluderà mai: finirà dritto sulle barriere regalando la vittoria a Prost. Un incidente che non gli impedì di vincere il Mondiale.

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