Essere Cristiano Ronaldo a 32 anni: la stagione di un mostro nuovo

I record di gol, la seconda Liga, Cardiff, il duello con Buffon e il nuovo ruolo cucitogli da Zidane: il bello di essere Cristiano Ronaldo, anche a 32 anni.

Ronaldo, Real Madrid

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Tutti vorremmo essere come lui. Lo invidiamo, inutile girarci attorno. Genera pensieri, crea impulsi, dibattiti, sogni, amore. Illumina. Cristiano Ronaldo è una concreta metafora di vita, della serie: "Ci sarà sempre uno più bravo". È psicologico, a volte. Magari lo pensi, te lo immagini vicino, oppure lo scacci via. Perché spesso diventa un mostro, provoca prurito e irritazione. Rabbia. Con quella faccia da spaccone che all'improvviso diventa tenera e si bagna di lacrime.

Cristiano è filosofia. Religione. Ma nel concreto è tutto ciò che un calciatore dovrebbe essere: un atleta perfetto. Un modello, sì: anche quello con i boxer e gli addominali scolpiti davanti ai fotografi di alta moda. CR7 è il terminator del pallone che si diverte ad inchiodare il tempo grazie alla sua classe. Anzi, perseveranza, con dedizione e costanza. Ah, poi un altro piccolo dettaglio: il 2016/17 è stata incontrovertibilmente l'anno di Cristiano Ronaldo. Punto. Una sentenza senza appello. O forse sì, tipo... Cardiff? Esatto, fra qualche giorno il portoghese potrà nobilitare al massimo la stagione del Real Madrid. Oppure no. Lottando per l'ennesimo Pallone d'Oro, provando ad abbattere una montagna sacra come Buffon, lottando con lui per l'ambito premio. Un riconoscimento quest'anno in bilico come non mai.

Perché è impossibile raccontare Cristiano Ronaldo senza tirare in ballo il rivale, Messi. Un dualismo infinito, un lotta eterna che alimenta l'un l'altro. Quest'anno, però, la scena se l'è presa solo il 7. Piegando il tempo a suo volere. Rivelandosi un mostro nuovo anche da 'vecchio'. Poco importa la maglietta di Leo mostrata al mondo nell'ultimo Clasico, pace se il rendimento del portoghese è leggermente calato. Amen. Intanto La Liga è di nuovo Blanca, da oggi nelle sue mani dopo quattro, lunghi anni. Ma non solo, Cristiano negli ultimi 365 giorni è stato un plebiscito universale: ha vinto l'Undecima, ha conquistato gli Europei col Portogallo, si è preso il Pallone d'Oro e ha scritto quella meravigliosa favola natalizia chiamata Mondiale per Club. Diventando l'unico giocatore, assieme a Pelè, ad aver segnato una tripletta in una finale di questa competizione. E oggi il campionato, già. Chissà il 3 giugno...

L'anno di Cristiano Ronaldo

Cristiano Ronaldo
L'esultanza di Ronaldo dopo il gol contro il Malaga

Per essere CR7 non basta essere forti. No. Non è solo una questione di classe primordiale e gel nei capelli. Dimentichiamoci un attimo dei muscoli ipertrofici, della garra, della bellezza e delle posizioni da generale prima di un calcio di punizione. Ragioniamo. Ronaldo è un fenomeno, poco ma sicuro. Ma è il suo stato d'ansia totale - quello per intenderci che lo fa a rosicare se Messi arriva secondo al pallone d'oro - che lo porta alla patologica esigenza di conquistare tutto.

E quest'anno il tutto si è ulteriormente amplificato. Cristiano, per esempio, s'innervosisce da paura se non segna. Vive solo per il gol. Ne fa tre al Bayern Monaco, poi altra tripletta in casa contro l'Atletico Madrid. Per poi risparmiarsi al ritorno (al Calderon hanno quasi provato a farlo fuori) e ricaricare la cerbottana per la Liga. Sbagliando anche. Sì, CR7 a volte cestina le occasioni. Nella recupero contro il Celta Vigo ha sprecato un gol a qualche centimetro dalla porta, ha guardato per terra e si è disperato. Questo perché ha ancora quel vizietto di esagerare con la danza e con le finte. Si diverte.

Quest'anno Zidane lo ha gestito. Il riposo è stata la scelta più giusta. Gestione a doc. Ronaldo gioca da punta, ora è al massimo della perfezione. Calcia di destro e sinistro stupendamente. I compagni hanno capito che lo devono lasciare tranquillo, lui corre meno: non ha quella velocità nei 40-50 metri che terrorizzava chi difendeva. È più da area di rigore, vive per il gol. Tantissimi. 14 firme nelle ultime 9 presenze tra campionato e Champions, 8 nei 5 match giocati a maggio. Fino a La Rosaleda. Ah, solo una volta non ha segnato nell'ultima giornata di Liga. E contro il Malaga non si è fatto di certo pregare: servizio di Isco, portiere sl bar e spunto in gol. Campeones.

Più veloce, anche. Ora corre a 32 km/h di media, 2 in più rispetto a gennaio. Uomo bionico. Un robot che ogni tanto stacca la spina. Off. Zidane lo ha lasciato fuori nei match contro Leganes, Sporting Gijon, Deportivo La Coruna e Granada. Il motivo?

Mi sono un po' risparmiato quest'anno perché tutto verrà deciso nelle partite finale.

Aggiungiamo: in quella finale, a Cardiff. Il sogno doblete per frantumare ogni record. E a proposito, giusto qualche numero. Con la recente doppietta al Siviglia, di cui un gol da urlo, ha eguagliato le 366 reti di Greaves: diventando così il miglior marcatore di sempre nei primi 5 tornei internazionali. Non solo, El Bicho ha sfondato anche 400 gol con la camiceta del Real Madrid. Fermandosi però a 'soli' 24 centri in campionato. Ma come, qualcosa non va? Una roba da non credere per uno nato Pichichi come lui. Ma barattere il titolo personale con la seconda Liga, beh: è stata la cosa più bella che gli potesse capitare.

Pochi gol, quindi? Viene da ridere. Perché basta leggere i suoi numeri in Champions League, tra triplette, magie e sogni. 8 reti nelle ultime tre partite, 10 totali. Già, e chissà ancora il 3 giugno....

Anatomia

Un motivatore carismatico. Origini umili, cultura del lavoro per arrivare a garantirsi il lusso. Per chi non ama il calcio è solo una star. Il calciatore figo da riempire di like per le ragazzine. Che poi, per dirla tutta, da adolescente Cristiano Ronaldo aveva qualche dente fuori posto e la pelle del viso rovinata dall'acne. Col tempo, però, è diventato bellissimo. Fuori, ma sopratutto in campo. Esteta, narciso e pavone. Unico.

Forgiato e modellato da Jorge Mendes, il suo agente. Un lavoratore indefesso, un self-made man. Un duro. Perché proprio a etica del lavoro CR7 è il riflesso di Mendes in campo. "Non esiste il risposo, non ci può essere. Il riposo è lavorare al prossimo obbiettivo", filosofia del più grande procuratore del mondo, mentalità di un atleta spaziale. Non è retorica, ci sono le prove tangibili. Flashback. Ora Blanco, prima Red Devils: Ronaldo ha ricordato col sorriso il giorno in cui passó dallo Sporting Lisbona al Manchester United:

Io ero un ragazzino di diciotto anni, gasatissimo per aver firmato col Manchester. Dopo aver tornammo in hotel e gli dissi: ‘Jorge festeggiamo!’. E non so cosa successe, ma lui stava già facendo altro, doveva andarsene. Sì, festeggiai da solo.

Un liturgia religiosa verso la propria professionalità, quasi un'avarizia positiva verso sè stessi. Perchè tutti vorremmo essere come lui...

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