Real Madrid: la Liga numero 33 è un successo targato Zidane

Sul successo dei blancos c’è la firma del tecnico francese. Accolto con qualche scetticismo un anno e mezzo fa, Zidane sta facendo meglio di tutti i suoi predecessori.

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Di che cosa parliamo quando in ballo c'è l’allenatore del Real Madrid? Innanzitutto di un vincente, ma non basta. Perché un allenatore del Real Madrid deve vincere, partite e trofei naturalmente, ma deve anche convincere, con un gioco divertente che porti tanti gol e riesca a solleticare palati fini come quelli dei tifosi del Bernabeu e, soprattutto, quello di Florentino Perez, il presidente più longevo dopo don Santiago. Tutti comandamenti che Zinedine Zidane ha avuto modo di imparare, assimilare e mettere in pratica dopo un lungo apprendistato.

Da assistente di Carlo Ancelotti e allenatore del Castilla, Zizou ha respirato Bernabeu e Valdebebas per più di due anni, ha assorbito informazioni come una spugna, riempito taccuini e aggiornato data-base e quando, il 4 gennaio 2016, gli è suonato il cellulare, già sapeva che sul monitor avrebbe visto il nome di Florentino e che la sua vita stava cambiando. Ma lui era pronto.

A Benitez era stato fatale il Clasico di novembre: prendere 4 gol in casa contro il Barcellona senza realizzarne nemmeno uno e soprattutto senza dare l’impressione di poterlo fare, segna il destino di un allenatore del Real Madrid. È una cosa che non hai più modo di lavare, nemmeno rifilando 10 gol al Rayo Vallecano. Era solo questione di tempo e quel tempo è arrivato il 4 gennaio, quando Perez ha sollevato Rafa e ha chiamato Zidane.

Real Madrid: i successi di Zidane

Partito fra lo scetticismo generale dei tanti che lo ritenevano al massimo un traghettatore, per finire la stagione limitando i danni, Zinedine Zidane ha cominciato col botto, ma alla prima sconfitta, a fine febbraio nel derby casalingo contro l’Atletico, si è ritrovato contro i fucili puntati di chi sosteneva che non si potesse affidare la guida dei galacticos a uno che fino a pochi mesi prima stava in Segunda Division e perdeva con l’Amorebieta o col Fuenlabrada. Se il Real Madrid era a 12 punti dal Barcellona, primo, e a 4 dai rivali cittadini, la colpa era sua, mica dei pasticci di Benitez. Ma Zizou non si è perso d’animo, ha parlato con i suoi, ha fatto qualche aggiustamento – vedi Casemiro - e ha chiuso la Liga vincendo tutte le 12 partite che mancavano alla fine, compreso il Clasico del ritorno al Camp Nou – praticamente un’apertura di credito quasi illimitato – mettendo paura ai rivali e mancando la Liga per un solo punto.

Quando poi, il 28 maggio Zidane ha portato la Undecima nella bacheca del Bernabeu, grazie alla vittoria ai rigori sull’Atletico Madrid nella finale di Milano, i critici erano scomparsi, dileguati all’orizzonte. Ma lui non è mai stato tipo da cercare rivincite polemiche:

Non ho paura di essere licenziato, anche perché so che prima o poi succederà. Mi godo fino in fondo il momento, ho avuto un'incredibile opportunità e sono felice di fare ciò che faccio.

Zinedine Zidane
Zidane: "So che un giorno sarò esonerato"

Una stagione sempre in testa

In questa stagione Zidane non è riuscito a centrare una serie di vittorie consecutive paragonabile a quella dell’anno scorso, ma ha badato a partire bene e a gestire e dosare le forze dei suoi - soprattutto quelle di Cristiano Ronaldo, naturalmente, condotto agli appuntamenti cruciali di fine stagione in forma smagliante – senza dilapidare il capitale di vantaggio acquisito. Una tattica che ha portato a qualche sbandamento qua e là, con tre sconfitte fra gennaio e aprile. La più dolorosa, per il morale e la classifica, è stata sicuramente quella nel Clasico, mitigata però dalla bella reazione all’espulsione di Sergio Ramos e dalle sei vittorie consecutive nelle successive partite, che hanno consegnato la Liga numero 33 al Real Madrid.

I numeri: nessuno come Zidane

E se, come insegna Carlo Ancelotti, per essere l’allenatore del Real Madrid non sempre basta solo vincere, ma bisogna saper dare un colpo al cerchio e uno alla botte, attaccando, segnando e dando spettacolo, Zizou è riuscito anche lì, dove tanti illustri predecessori avevano fallito o quanto meno balbettato. In 86 partite della sua gestione, infatti, il suo Real è rimasto a secco soltanto in 3 occasioni (3,48%) e l’ultima volta richiede addirittura il passato remoto: accadde infatti il 26 aprile dello scorso anno, 0-0 col Manchester City nella semifinale di andata della Champions League. Da allora i blancos sono andati in gol ininterrottamente per 64 partite, Malaga inclusa.

E a proposito di numeri, Zidane è già nell’olimpo del club, davanti a tutti gli altri mostri sacri entrati nella storia del Real Madrid. Il francese ha portato la squadra alla strabiliante media-punti complessiva di 2,43 e soprattutto ha ottenuto la più alta percentuale di vittorie mai totalizzata prima: 75,58%, meglio di Pellegrini che, ballando però una sola stagione, arrivò al 75%, del 74,79% di Ancelotti, del 71,91% di Mourinho e del 70% di Luis Carniglia, allenatore del grande Real di fine anni 50.

Zidane con Carlo Ancelotti
Zidane è stato vice di Ancelotti

Cardiff, appuntamento con la storia

Vinta la Liga, ora Zidane punta al capolavoro: la seconda Champions League consecutiva, una cosa mai riuscita a nessuno da quando si chiama così. Sulla sua strada, però, c’è la rivale più scomoda che gli potesse capitare, e non solo perché la Juventus adesso è davvero forte. Se il Real Madrid è casa sua, la Juventus è il club dove è diventato un grande giocatore e Zizou non ha mai nascosto il suo affetto e la sua riconoscenza per i colori bianconeri:

La mentalità vincente l'ho imparata alla Juventus. Soltanto lì ho capito che vincere era un obbligo, fare parte di uno dei più grandi club del mondo ti pone l'imperativo del risultato.

L’appuntamento con la storia è a Cardiff, Millennium Stadium, il 3 giugno.

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