Premier League, Chelsea campione d'Inghilterra: capolavoro di Conte

L'inizio, le critiche, le tredici vittorie, i veleni e l'ombra del mercato: alla fine Conte entra nella storia, il suo Chelsea vince 1-0 col WBA ed è campione d'Inghilterra per la 6a volta.

Chelsea, Antonio Conte

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L’antipasto lunedì, la festa quattro giorni dopo: perché ora c’è anche il timbro dell’aritmetica, il Chelsea vince la Premier League. E Conte, soprattutto, dopo la favola scritta da Ranieri, diventa il nuovo padrone d’Inghilterra. C'è la sua mano anche nel successo decisivo per 1-0 in casa del WBA. Al 76' di una partita scorbutica in cui il Chelsea sembrava insolitamente spento e privo di idee, il tecnico italiano si è girato verso la panchina e ha chiamato Batshuayi. "Sta dicendo a me?", ha chiesto il belga a Kanté, incredulo davanti alla scelta del manager. Sì, diceva a lui. E proprio lui l'ha decisa all'82' con una zampata sotto porta che vale il titolo. Un gregario che mette la firma sulla vittoria della Premier, non è un caso. 

La forza di Conte è sempre stata la squadra. I risultati hanno ripagato i sacrifici. Perché in ogni stagione ci sono dei momenti in cui esiste la possibilità di ammazzare sportivamente l’avversario. Detto, fatto. E questo Chelsea, quello dell’uomo nostro, è una creatura da amare: dona a tutti appartenenza e identità. Stupisce. Lo ha fatto in un capolavoro emotivo prima e tattico poi. Ah, Londra non era la patria del self control, non era mica la città british per antonomasia? Lo è ancora, certo: ma il popolo della City, quest’anno, ha vissuto attimi pazzeschi. Si è scomposto. È uscito dagli schemi. Ha accolto il peso del suo manager, in tutti i sensi. La pazza esultanza di Conte al 2-0 di Hazard contro l’Arsenal è entrata nella storia: tuffo a peso morto sulla folla dietro la panchina. Roba mai vista da quelle parti.

Count down finito, Conte up. Giochi di parole leggeri per un uomo gigante. E Antonio festeggia il sesto titolo della storia del Chelsea. Così, dopo Ancelotti, Mancini e Ranieri, è lui l’ennesimo autore dell’italian job. Il pensiero nostrano oggi ha superato anche il radicato credo britannico del WBA di Tony Pulis. L’amico di Mourinho per ultimo ha provato a rovinare la festa del manager Blues. Ma sotto la curva del cielo inglese il capopopolo salentino si è divertito a dar vita al suo miracolo. Masticando gomme, perdendo la voce e ricucendo da zero la formazione. Passando dalla tristezza e dalla nostalgia del posto più bello del mondo, la sua Italia. In quella vecchia Serie A che forse Antonio riabbraccerà già da quest’anno. Ora, però, non ha senso guardare al domani: l’unica cosa da fare è festeggiare questa squadra, oggi così vicina a noi come non mai.

Il Chelsea di Conte: un Blues Rock and Roll

Antonio Conte
Ed ecco la scena più bella dell'anno: Conte e la sua gente

È giusto ridurre il lavoro di Conte al cambiamento del modulo tattico? Risposta: quella magata ha rappresentato il guizzo. In realtà Antonio, all'inizio, si è preso almeno 60 giorni per seminare i suoi principi calcistici. Ha studiato la lingua, l’ha imparata sbagliando e senza paura si è messo in gioco. Ha vinto le prime tre partite di fila e ha preso un sacco di mazzate da Liverpool e Arsenal dal 16 al 24 settembre. Lo hanno criticato facendolo traballare. Ha rischiato.

E così, dopo le tre sberle subite dai Gunners, ha deciso di dare una svolta. Una rivoluzione simbolica che ha rotto gli schemi passati. Perché la difesa a 3 in fase d’impostazione è uno dei concetti principali del football contiano. Ora, entrare al volo nello scheletro del Chelsea sarebbe troppo lungo, ma grazie all'abbassamento di Kanté in mezzo alla difesa, in fase di costruzione sulle fasce si sono formate le classiche catene laterali del 3-4-3. Un sistema quasi robotico, denso come la roccia e fluido come l'acqua. Colorato anche dalla fortuna, senza patire alcun tipo di infortunio debilitante per la squadra.

Campioni alla faccia del mercato

Antonio Conte
Il successo grazie al solo lavoro

Spendere i milioni non serve. O meglio, non è obbligatorio. Batshuayi, Kanté, David Luiz e Moses rappresentano le risorse umane ingaggiate dall’azienda Chelsea. Concordate in estate da Abramovich, Marina Granovskaia (la donna di ferro che coordina e controlla i Blues con lungimiranza totale) e il neo entrato Antonio. “Eh, ma con questo mercato come farà…”, esatto: dall’Italia proprio non lo vedevano. Della serie: prima o poi, questo crolla.

Step by step Conte conquista. Nasconde i limiti tattici di David Luiz, lo ridisegna alla Bonucci. Solidità da dietro a servizio delle linee offensive: tracce verticali e testa che da ricciola diventa quadrata. Poi prende Alonso, strapagato dalla Fiorentina, e gli regala le chiavi della fascia. Lo spagnolo si cala alla perfezione nel ruolo da esterno sinistro: crossa, ara il campo, mette le 4x4 e segna. Ancor più sorprendente, invece, il lavoro svolto con Moses. Rigenerato. Eletto padrone del partito di destra di Stamford Bridge. Un cavallo indemoniato, chapeau.

La rivoluzione è stata preparata già dal primo giorno. Semplicemente, col tempo, Conte ha capito quali fossero i giocatori più funzionali al suo modo di giocare. Questione di riferimenti in campo. E per credere, domandare a Matic: il serbo infatti, con Kanté a fianco, ha guadagnato un ruolo più offensivo rispetto al recente passato. Poi l’attacco, dove Hazard, Pedro e Diego Costa – nonostante i veleni – hanno giocato all’unisono.

Le faide della Premier League

Chelsea
"Così Antonio non si esulta", parola di Mou...

Solo il Tottenham, alla fine, ha intuito come battere il Chelsea. Peccato lo abbia capito troppo tardi. Pochettino, tuttavia, sui tre scontri totali ne ha vinto solo uno. L’ultimo spread di 4 punti di distacco ha illuso gli Spurs, che sotto-sotto ci hanno sperato fino ad oggi. Ma quella striscia di 13 vittorie consecutive - dall’1 ottobre al 31 dicembre - ha spezzato in due la Premier League. Vantando il miglior attacco e la seconda miglior difesa, proprio dietro agli Spurs.

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La genesi delle grandiose vittorie di Conte è proprio questa. Concretezza e passione, foga e razionalità. Tattica e licenza di stupire, improvvisazione. Dal "non si esulta così" lamentato da Mourinho nel corso del roboante 4-0 del 23 ottobre a Stamford Bridge, al 3-1 al Manchester City di Guardiola (rimonte, ne abbiamo?); passando per la stoccata al Tottenham del 26 novembre, nel segno di un Moses versione spaziale. Il tutto caricando i ragazzi negli spogliatoi all'intervallo, altro che the caldo...

Conte
Lo striscione per Conte nel cielo di Wembley

Questione di risultati. Sognando un bellissimo double, aspettando la finale di FA Cup (in esclusiva su Fox Sports) sabato 27 maggio. Con buona pace di un Tottenham eterno secondo, sbattuto fuori al penultimo atto proprio contro il Chelsea. 'Drogato' all'italiana dal suo manager, senza imporre dogmi e impedendo la rottamazione della squadra in estate. Addirittura mangiando assieme, era agosto e di mezzo c'era un barbecue. Giocatori con le famiglie e Antonio a gestire la carbonella. Totale? Il tempo passa e gli dà ragione: Pedro torna il vero Pedrito, Kanté cresce esponenzialmente e Moses da esubero si trasformain un 'game changher'. Il resto va da sé, come lo striscione transitato nel cielo di Wembley nel corso della semifinale di FA Cup contro Pochettino. Fino al timbro della matematica e a una grande pagina di storia: quella del Chelsea di Antonio Conte.

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