Si vive come si sogna: Bakambu porta sulle spalle il Villarreal

Bakambu è il vero trascinatore del Villlareal, se l'è preso sulle spalle verso l'Europa League: a suon di gol, hip hop e giocate verticali.

Bakambu sempre più decisivo per il Villarreal

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Cedric Bakambu decide con una doppietta la gara del Villarreal contro lo Sporting Gijon: una condanna per gli ospiti, l'ovazione del pubblico dell'Estadio della Ceramica sembra accompagnarlo al ritmo hip-hopparo che ascolta sempre, prima delle partite. Deve avere un qualche ritmo, ondeggiante e spigoloso, anche quando corre, come se qualcosa di felino premesse dietro, il ruggito aspro dei Leopardi del suo Congo.

Bakambu ha scelto di giocare per la Repubblica Democratica del Congo perché le sue origini le sente in maniera prepotente, tanto da spingerlo ad abbandonare la carriera nelle Nazionali giovanili francesi, per respirare la sua Africa.

Il Villarreal dovrà probabilmente attribuirgli un qualche merito se dovesse riuscire a centrare l'Europa League: quello che doveva essere un obiettivo minimo si è trasformato in una lotta feroce. Quando è cresciuto il livello di difficoltà, quando la squadra ha affrontato il boss di fine livello, la paura di fallire l'intera stagione, Bakambu se l'è tirata sulle spalle. 6 gol nelle ultime 7 partite (e ne aveva segnati solo altri 3 prima, anche se quello al Real forse vale qualcosa di più). E gli ha fatto vincere 5 delle ultime 6 partite (ma ha segnato anche nella sconfitta disastrosa contro l'Alaves).  

Bakambu del Villarreal esulta
Bakambu in una delle sue tante esultanze curiose

Come si diventa Cedric Bakambu?

Forse la tenacia feroce con cui Bakambu sta segnando in tutti i modi nasce da una grande delusione. Ed è simbolico che sia così, per un giocatore che ha attirato l'interesse dell'Europa in un campionato altrettanto feroce come la Super Lig turca, dove mette a segno 13 gol con il Bursaspor. Ma questa è già storia, con il passaggio al Villarreal dopo l'interesse palesato tra le altre anche dalla Lazio. In realtà a 15 anni il piccolo (ammesso che sia mai stato particolarmente mingherlino) Bakambu si fa notare dall'Inter in un torneo con la maglia del Sochaux.

Gli osservatori nerazzurri ci pensano su, lo valutano, poi lo scartano. Pazienza, in Francia segnerà a raffica, per poi andare oltre. Con le italiane ha qualche problemino, sembra quasi trattenuto, fatto sta che nella scorsa Europa League ha segnato praticamente doppiette a tutte (dalla Dinamo Minsk al Bayer Leverkusen passando per la doppietta al quadrato ai quarti contro lo Sparta Praga, andata e ritorno) tranne al Napoli. E quest'anno non è che con la Roma sia andata molto meglio. Ma nel 2016/17 Bakambu ha vissuto una stagione strana: la Coppa d'Africa lo ha assorbito in un momento in cui il Sottomarino Giallo aveva bisogno disperato di gol.

E non aveva grossi sostituti. Soldado ha subito un infortunio tremendo che piano piano sta smaltendo (il gol contro lo Sporting è solo uno delle mille varianti possibili del suo repertorio da attaccante purissimo), Adrian, arrivato a gennaio per sopperire alla partenza con plusvalenza enorme di Pato per la Cina, non è sia proprio una punta dai movimenti infiniti e le possibilità incredibili: si abbassa molto a rifinire, ma poco altro. Per questo, con il ritorno di Bakambu, tutto è tornato a girare nello stesso tempo. Come una specie di planetario spento, che torna a splendere, a cui mancava la frenesia verticalizzante del suo perno in avanti. Che in Coppa d'Africa neppure è andato male (3 gol) ma non è riuscito a portare la Repubblica Democratica oltre i quarti.

Nonostante tutto il suo calcio sempre in verticale, sempre con la costante ossessione a buttarsi in avanti. Il suo gol contro il Leganes ha fatto gridare al Maradona, per via del tocco di mano non sanzionato, Dieumerci, direbbe lui, grazie a Dio, che è anche il nome parlante del suo compagno di reparto in Nazionale, Mbokani. Questa è una delle poche foto su Instagram in cui non ha le cuffie e non sente musica, ed è rappresentativa:

I'm coming back. 🔥 J-3 🔥 #Bakagoal

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Già, perché Bakambu va sempre avanti, dentro, "scava con la testa", come direbbe Conrad, lo spazio davanti ai suoi occhi, sempre e comunque, come se avesse davanti a sé una nuova frenetica opportunità, una nuova chance di scelta. Una nuova vita possibile. Come se alle spalle graffiasse sempre la schiena una qualche grande delusione antica. Come se sotto gli scarpini bruciasse la storia travagliata della sua terra, dove "invano ho cercato rifugio, dove nulla è al riparo dagli dei", come annota un poeta contemporaneo congolese. E quando segna si libera, esulta sempre in maniera insolita, straniante, anche buffa. "Si vive come si sogna", nel mondo di Bakambu: "perfettamente soli", solo, sempre in avanti, in cerca del gol decisivo, con tutta la sua squadra, la sua piccola comunità di 50mila anime sulle spalle. Si vive come si sogna, e come si segna, direbbe Bakambu.

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