Calciomercato, i bidoni più famosi della storia della Serie A

Da Luther Blisset a Renato Portaluppi, passando per il "Cobra" Pancev all'erede di Shevchenko al Milan, Ricardo Oliveira: storia dei flop del nostro campionato.

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Ne abbiamo visti davvero tanti nel corso degli anni. Presunti “crack” a calcare i vari campi di Serie A, con pesanti aspettative e illustri paragoni con mostri sacri del passato a precederli. Le sessioni di calciomercato ne regalano a profusione, quelle scommesse che ogni tanto qualche club si sente di provare, certe volte investendo anche in modo molto consistente. Ma che poi, una volta sul campo, si rivelano un bluff. 

Ci sono quelli dalle indubbie qualità, che però non sono riusciti ad adattarsi al campionato italiano. Oppure meteore che per infortuni o incomprensioni con il tecnico di turno non sono riusciti a trovare lo spazio previsto. Ci sono anche quelli che si sono rivelati semplicemente scarsi, inadeguati per un campionato di primo livello. 

Ne esistono davvero di ogni tipo, a volte anche combinando le varie “qualità” fin qui elencate. A prescindere da quale sia l’identikit preciso, comunque, tutti loro rientrano in una categoria ben precisa. È quella che terrorizza ogni direttore sportivo del mondo quando si appresta a concludere un’operazione di calciomercato, magari anche particolarmente onerosa. Sì, stiamo parlando proprio di loro, dei “flop di mercato”: i temutissimi “bidoni”. E in Serie A ne abbiamo conosciuti davvero un’infinità.

Bidoni da calciomercato, Gresko e l'incubo del 5 maggio per l'Inter
Vratislav Gresko, un incubo per i tifosi dell'Inter e uno dei più grandi bidoni del calciomercato

I “bidoni" del calciomercato

Spulciando nei vecchi almanacchi o negli album di figurine se ne possono trovare di ogni ruolo, ma la maggior parte dei bidoni della storia del calciomercato di Serie A sono per lo più attaccanti: gente arrivata in Italia con tanti buoni propositi di fare sfracelli sotto porta, salvo poi rivelarsi ciò che di più lontano esista dal ruolo di “bomber”.

Ciò non significa che non si possano trovare anche difensori che tutto sanno fare tranne che marcare, oppure centrocampisti ai quali gli allenatori in estate pensavano di poter affidare le chiavi della loro squadra, ma che poi, per la disperazione, sono stati lasciati in panchina ad ammuffire.

Ogni bidone ha un suo curriculum e una sua storia, più o meno gloriosi, ai quali i vari dirigenti si sono affidati di volta in volta per sceglierli e decidere di piazzare la scommessa. Giocatori che in un modo o nell’altro sono riusciti a lasciare un segno nel cuore dei propri tifosi, tra chi rimpiange di averli visti troppo poco e chi, invece, non si capacita di averli visti così tanto con la maglia della propria squadra addosso. Ecco 20 di questi bidoni che hanno fatto la storia del campionato di Serie A…

Gustavo Javier Bartelt (Roma)

Per alcuni Gustavo Javier Bartelt era il “nuovo Caniggia”, che ricordava per caratteristiche tecniche e fisiche, per altri l’erede di Abel Balbo, di cui aveva raccolto in eredità il numero 9 della Roma. Le sole certezze, in quell’estate del 1998, è che il club giallorosso scelse l'argentino preferendolo a David Trezeguet. E che nel successivo anno e mezzo di permanenza nella Capitale, “El Facha” non riuscì a segnare neanche per sbaglio.

Dennis Bergkamp (Inter)

Fa quasi effetto vederlo nella categoria bidoni, ma l’olandese biondo e con gli occhi azzurri ha fatto vibrare i cuori solo delle tifose dell’Inter. Aspetto estetico a parte, infatti, con la maglia nerazzurra Dennis Bergkamp è un lontano parente di quello che in Olanda, con l’Ajax, aveva vinto per tre anni di seguito la classifica cannonieri. Da quando arriva a Milano nell’estate del 1993, in due anni e 52 partite riesce a segnare solo 11 volte. Se ne va così all’Arsenal, dove torna quello di un tempo e diventa una leggenda del club.

Luther Blissett (Milan)

Se nella Milano rossonera parli di bidoni, diventa inevitabile andare con la mente al buon vecchio Luther Blissett. Il bomberone inglese, fonte d'ispirazione anche di un omonimo gruppo di attivisti culturali, che intendONO denunciare la superficialità del mondo dei mass-media, viene comprato dal Milan direttamente dal Watford e passa alla storia per i gol sbagliati incredibilmente sotto porta. Resta al Diavolo una stagione, segnando 5 gol in 30 presenze. Poi torna al Watford.

Luis Silvio Danuello (Pistoiese)

Quando la Pistoiese raggiunge per la prima volta la Serie A nel 1980, i suoi dirigenti vogliono regalare alla tifoseria un colpo ad effetto, per questo vanno in Brasile alla ricerca di qualche giovane talento. Durante una partita, notano Luis Silvio Danuello, un vero fenomeno in quell’occasione (poi si scoprì che probabilmente tutti gli altri giocatori in campo erano d’accordo per farlo apparire tale). Così vengono spesi 170 milioni di lire per portarlo in Italia, peccato che appena arrivato dimostra tutti i suoi limiti, sia tattici che tecnici, ritrovandosi alla fine della sua avventura con appena 6 presenze in Serie A e tanta amarezza per i tifosi toscani.

Ivan De La Pena (Lazio)

Quando lo prende dal Barcellona nel 1998, la Lazio è convinta di aver fatto un vero affare. Un centrocampista completo, con grande tecnica e visione di gioco, che a soli 22 anni, in due stagioni da professionista, aveva vinto praticamente tutto con la maglia dei catalani. Non appena mette piede in Serie A, però, ecco che inizia la trasformazione ed emerge il suo più grande limite: la velocità. Nell’esperienza biancoceleste scompare, non lo rivitalizzano nemmeno i prestiti all'Olympique Marsiglia e Barcellona. Ritroverà un po’ di continuità solo all’Espanyol, ma niente a che vedere con il primo Ivan De La Pena. 

Juan Eduardo Esnaider (Juventus)

In Spagna segnava a ripetizione e con regolarità impressionante, con un curriculum di tutto rispetto che lo ha visto vestire le maglie di Real Madrid, Real Saragozza ed Atletico Madrid. Alla Juventus però - che lo acquista dai Colchoneros nell’estate del 1999 per 12 miliardi di lire, con ingaggio da 2,3 annui - non è mai riuscito a togliersi lo sfizio di realizzare un gol in 16 presenze complessive. Inutile sottolineare come dopo appena un anno venga rispedito a casa, al Real Saragozza.

Esnaider, uno dei bidoni del calciomercato della storia della Juve
Esnaider, arriva alla Juve con tante aspettative, se ne va via senza lasciare il segno

Fabio Junior (Roma)

In questo caso si parla di uno dei bidoni per antonomasia, acquistato dalla Roma nel gennaio 1999 per 30 miliardi di lire. SI presenta con l’etichetta di nuovo Ronaldo, nonché - per sua stessa ammissione - come “il miglior attaccante brasiliano in circolazione”. Del Fenomeno, però, aveva solo la nazionalità: impacciato sotto porta, confusionario in campo e scoordinato nei movimenti. Il club giallorosso lo cede dalla disperazione dopo un anno e mezzo.

Vratislav Gresko (Inter)

Non dite mai il suo nome in presenza di un tifoso dell’Inter, potrebbe essere molto doloroso. Vratislav Gresko, slovacco di Pressburg, incarna probabilmente il peggior incubo nerazzurro di sempre. Arriva Milano a ottobre del 2000 per 10 miliardi di lire, diventando il calciatore slovacco più pagato di sempre. Terzino sinistro, in teoria avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Roberto Carlos. Il paragone però non regge sin dalle prima partite, con il “sigillo” finale nel famoso 5 maggio 2002, quando i suoi errori grossolani fanno perdere all’Inter lo scudetto all’ultima giornata in favore della Juventus.

Carsten Jancker (Udinese)

Estate 2002, l’Udinese piazza il colpaccio del calciomercato: dal Bayern Monaco arriva il centravanti tedesco Carsten Jancker, potenziale erede del connazionale Oliver Bierhoff e reduce da 48 reti in 143 presenze con la maglia dei bavaresi. Ma la media di un gol ogni tre partite a Udine è solo un miraggio, perché in due stagioni colleziona 35 presenze, andando a segno solo 2 volte. Il presidente Pozzo, furioso, nell’estate 2004 lo rispedisce in Germania, al Kaiserslautern.

L'Udinese ha portato in Serie A un bidone come Carsten Jancker
Dal Bayern Monaco all'Udinese, la parabola di Carsten Jancker

Mario Jardel (Ancona)

Tra il 1996 e il 2003, Mario Jardel ha viaggiato, con le maglie di Gremio, Porto, Galatasaray e Sporting Lisbona, alla media di un gol a partita. Ecco perché quando l’Ancona lo ha portato in Serie A, a 31 anni, pensava di aver fatto il colpo del secolo. Peccato che quello che arriva in Italia è lontano parente di quel Jardel, fuori forma, finito in depressione per la separazione dalla moglie ed entrato nel vortice della droga. Nelle Marche (storico il suo debutto, quando sbaglia curva e va a salutare quella dei tifosi ospiti), si ferma a 4 presenze e 0 gol.

Jens Lehmann (Milan)

Arriva al Milan nel 1998, subito dopo aver vinto la Coppa Uefa con il suo Schalke 04 battendo in finale l’Inter ai rigori: praticamente per i tifosi rossoneri è già un eroe ancor prima di cominciare. Riesce però ad annullare il credito nelle prime giornate, 5 per la precisione, prima di essere accantonato in panchina per alcuni errori clamorosi e ceduto nella finestra del calciomercato di gennaio al Borussia Dortmund. E in Germania, torna a essere il buon portiere che era, trovando la sua consacrazione qualche anno dopo nell’Arsenal, in Premier League.

Hugo Hernan Maradona (Ascoli)

Quando di cognome fai Maradona, e tuo fratello Diego ti presenta al mondo dicendo “è più forte di me”, le aspettative non possono che essere altissime. Così, quando l’Ascoli lo preleva dall’Argentinos Junior nella finestra di calciomercato estivo del 1987, sembrano esserci tutti i presupposti per un potenziale crack. Peccato che il fratello minore del Pibe de Oro ricordi solo esteticamente il più celebre dei Maradona, riuscendo a giocare appena 3 partite da titolare delle sue 13 presenze complessive (senza gol) in Serie A. Riuscirà a fare bene solo in Giappone, anni più tardi.

Gaizka Mendieta (Lazio)

Tra i tanti bidoni del campionato di Serie A, ce n’è uno che vanta un record particolare, quello di più costoso in assoluto. Sono serviti infatti ben 90 miliardi di lire alla Lazio per strappare Gaizka Mendieta al Valencia, reduce da due finali consecutive di Champions League ed eletto miglior giocatore dell'ultimo torneo. In biancoceleste però non riesce mai a ingranare e dopo una sola stagione (e appena 20 presenze), se ne torna in Spagna, acquistato dal Barcellona.

La Lazio paga 90 miliardi di lire per acquistare Mendieta, che si rivela poi un bidone
Gaizka Mendieta, il bidone più costoso della storia del calciomercato con 90 miliardi di lire pagati dalla Lazio

Darko Pancev (Inter)

Un “cobra” in patria, diventato “ramarro” in Italia. Appena diventato un giocatore dell’Inter, Darko Pancev è diventato in pochissimo tempo beniamino della Gialappa’s Band per i suoi gol sbagliati, in netta controtendenza con i numeri precedenti nelle sue esperienze in Macedonia con il Vardar Skopje e, soprattutto, nella Stella Rossa, dove aveva segnato 84 gol in 91 presenze. In due stagioni e mezza in maglia nerazzurra (in mezzo un prestito al Lipsia), invece, Pancev è riuscito a segnare solo 3 volte, prima di salutare tutti per trasferirsi al Fortuna Dusseldorf.

Renato Portaluppi (Roma)

Con 2,7 milioni di dollari la Roma era riuscita a bruciare la concorrenza del River Plate e accaparrarsi il talento del Flamengo, Renato Portaluppi. Un grande attaccante, famoso per i suoi gol e per la propensione da latin lover. A Roma sono riusciti a scoprire solo quest’ultimo aspetto, perché in 23 presenze il brasiliano non riuscì a segnare un solo gol. Fuori dal campo ottiene ben altri successi con le donne italiane, ma quello è tutto un altro discorso...

Ricardo Quaresma (Inter)

L’Italia gli è rimasta semplicemente indigesta. Il “Trivela” voluto a tutti i costi da José Mourinho all’Inter, non è mai riuscito ad ambientarsi nel nostro campionato in due stagioni consecutive. In Serie A ha collezionato un solo gol in 24 presenze, 32 considerando anche la Champions League. In Portogallo e in Turchia è riuscito poi a tornare un trascinatore, ma per quel che riguarda la sua esperienza italiana, è certamente una delle poche scommesse perse dallo Special One.

Ricardo Oliveira (Milan)

Nei programmi del club rossonero, l’acquisto nell’estate del 2006 di Ricardo Oliveira rappresentava un passaggio di testimone in attacco e l’arrivo a Milano dell’erede di un certo Andriy Shevchenko. Ecco, il rendimento del brasiliano non è che abbia rispettato poi così tanto le aspettative, perché l’ex Betis arrivato dal San Paolo in rossonero non va oltre le 3 reti in 26 presenze e al termine del stagione viene rispedito in Spagna al Real Saragozza.

Ricardo Oliveira, uno dei bidoni della storia del calciomercato del Milan
Ricardo Oliveira, in teoria avrebbe dovuto sostituire Shevchenko...

Ian Rush (Juventus)

Quando Platini decide di ritirarsi nel 1987, la Juventus è alla ricerca di un campione che, per quanto possibile, possa colmare quel vuoto. L’uomo giusto per il presidente Boniperti è il gallese Ian Rush, leggenda del Liverpool e della sua nazionale. Peccato che l’Italia sia tutt’altra cosa, così come il trattamento riservato dai difensori della Serie A. Se poi ci si mette che il buon Ian si rifiuta pure di imparare l’italiano, il divorzio a fine stagione, dopo 7 gol in 29 presenze, è pressoché inevitabile. Il gallese torna nella sua Liverpool, dove ricomincia a segnare con continuità.

Roberto Luis Trotta (Roma)

Carlos Bianchi lo aveva voluto a tutti i costi, un difensore centrale capace di spostare gli equilibri della retroguardia della Roma. Nell’estate nel 1996 il presidente Sensi lo accontenta, prelevando Roberto Luis Trotta dal Velez Sarsfield. Dopo appena 6 partite con la maglia giallorossa, però, colui che era stato individuato come il salvatore della difesa, si rivela un enorme flop e a distanza di pochi mesi - a seguito dell’esonero di Bianchi - viene ceduto al River Plate.

Vampeta (Inter)

Dalle aspettative che c’erano su di lui, sembrava che in quell’estate del 2000 l’Inter avesse portato a Milano un campione capace di oscurare addirittura il mito del connazionale (e amico) Ronaldo. La curiosità dei tifosi nerazzurri di vedere all’opera il talentuoso brasiliano viene però accontentata solo in un’occasione, nella sua unica presenza prima di salutare tutti e andarsene al Psg. Non proprio un’esperienza memorabile...

Uno dei bidoni della storia del calciomercato dell'Inter, Vampeta
Vampeta, tante aspettative e una sola presenza con la maglia dell'Inter

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