Michele Scarponi, ritorna: mancherà tanto il gregario di lusso

Era uno dei migliori 'scudieri' che il ciclismo italiano abbia offerto, ma anche un capitano forte: al Giro d'Italia numero 100 sarebbe partito per vincere.

Ciclismo, ci lascia Michele Scarponi a 37 anni

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Strano il ciclismo, sport che rimane spesso difficile da spiegare. Come raccontare cosa sia un gregario? In pratica è uno che agisce nell’ombra, uno dei personaggi chiave di una vittoria, uno che aiuta il suo capitano a vincere. Sul podio poi mica ci sale, in bacheca ha solo ricordi, qualche foto, nessuna coppa. Ecco, se il ciclismo è fatica, il gregario è l’essenza della stessa.

Michele Scarponi era uno di questi. Fa strano usare l'imperfetto, ma un camion della morte se l’è portato via mentre si allenava sulle sue strade. Incredibile, ma vero. Perché se anche il ciclismo a volte è infame, la morte quando appare è meschina, bruta.
Michele Scarponi a 37 anni lascia una moglie e due gemelli: basta questo per essere tristi in un giorno di primavera. Però poi i tifosi pensano: "Michelino 'stanno va forte". Anche perché al Giro d’Italia numero 100 ci sarebbe andato da capitano dell’Astana dopo il forfait di Aru. In tanti se lo immaginavano con il ‘rapportone’ arrampicarsi sul Mortirolo, lo Stelvio, l’Aprica e il Tonale. Tutte salite mitiche, come lui. Che rimpianti.
Ciclismo, Michele Scarponi in corsa nel 2015
Ciclismo, Scarponi alla Liege-Bastogne-Liege del 2015

Michele Scarponi, ritorna

Invece la salita affrontata è quella verso il cielo. Qualcuno gli dica che la strada è sbagliata, perché le bici non volano e noi lo rivogliamo qui. Tornare con le ruote sull’asfalto, come al Giro del 2010, quando con Nibali e Basso scalavano il passo dell’Aprica. Scarponi alza le braccia al cielo sul traguardo, la sua terza esultanza nella corsa rosa, l’ultima in ordine cronologico. E guai a dire che il trionfo al Giro del 2011 vale poco per la squalifica di Alberto Contador. Sarebbe più giusto dire che la vittoria dello spagnolo sia stata un falso. “Dai a Michele ciò che è di Michele”. Giustizia fatta, perché con il doping non si scherza, e lo stesso corridore marchigiano ha assaggiato quel sapore di sconfitta nel 2007, quando si è visto immischiato nello scandalo Fuentes.
Ora quel gregario di lusso che era Scarponi non c’è più. Gianpaolo Ormezzano, una delle firme più importanti del giornalismo italiano, scriveva:
I grandi gregari sono gli uomini fatti per soffrire e quando vincono non è consentito loro ridere.
Invece l’Aquila di Filottrano era particolare anche in questo. Grasse risate, tanti scherzi, le avventure con il suo pappagallo Frankje. Perché la vittoria che un capitano lascia al suo ‘scudiero’ non è un atto di misericordia a un perdente, bensì un inchino d’onore verso un grande uomo.
Se un giorno vi capiterà di raccontare chi sia un gregario, portategli ad esempio Michele Scarponi. Quello che ha fatto vincere il Tour de France a Nibali, per esempio. Quello che era un eroe delle due ruote, un professionista serio, un mammasantissima della bici. Ma soprattutto un personaggio che al ciclismo faceva bene. Vedere un sorriso su un volto stremato dalla fatica è un’emozione incredibile.
Eddy Merckx diceva:
Quando la strada sale non ti puoi nascondere.
Purtroppo nemmeno quando arriva la morte. L’unica cosa che ci consola? Che Scarponi se ne sia andato in bici: la sua ghigliottina, la sua vita.

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