L'ex canterano Ivan Balliu: "A La Masia vogliono creare nuovi Messi"

Il terzino destro cresciuto nel settore giovanile del Barcellona racconta i problemi di adattamento di chi, come lui, ha dovuto imparare nuovi sistemi di gioco.

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Ha fatto tutta la trafila nella "cantera" del Barcellona, Iván Balliu. Sì, è stato ceduto ai portoghesi dell'Arouca prima ancora di esordire in prima squadra, ma La Masia resta una tappa fondamentale per la sua carriera da calciatore. Lo ha condizionato anche nel suo inserimento al Metz, dove gioca oggi e dove sta dando un contributo importante nella lotta salvezza. Il terzino destro in questa stagione ha già servito tre assist, risultando sempre tra i più positivi per rendimento in campo.

Non è così semplice però trovare dei giovani cresciuti nelle giovanili del Barcellona, capaci di imporsi anche in altri campionati. E questo non è un caso, perché come conferma lo stesso Iván Balliu, anche lui nel Metz ha trovato qualche difficoltà nell'ambientamento.

Il motivo risiede nel fatto che il settore giovanile del Barcellona è strutturato secondo un precisa logica. Come raccontato da Iván Balliu, in un'intervista a L'Equipe, già a partire dai primi calci, tutte le selezioni sono strutturate sul modulo della prima squadra (quindi il 4-3-3) e in ogni ambito c'è dunque chi interpreta Messi, chi Iniesta e così via. E non è solo l'assetto che viene "innestato" nei canterani sin da bambini, ma anche l'intera filosofia di gioco del club catalano, quindi il fraseggio veloce, l'occupazione del campo, la velocità, il possesso palla e così via.

Il terzino destro Ivan Balliu ai tempi del settore giovanile del Barcellona
Ivan Balliu quando era nel settore giovanile del Barcellona

Balliu e il Barcellona

E tutti questi aspetti non sono necessariamente positivi come si possa credere. Perché provenire dal settore giovanile del Barcellona, crea aspettative di un certo tipo anche nei club che intendono scommettere su ex canterani blaugrana.

Essere un prodotto della "cantera" del Barcellona ha fattori positivi e negativi. Se arrivi dal club catalano, infatti, tutti penseranno di te che sei un giocatore super tecnico perché sei stato formato lì. Ma per lo stesso motivo diranno anche che fisicamente lasci a desiderare, perché al Barça sono tutti piccoli e troppo leggeri.

La selezione de La Masia

Ovviamente non tutti i giocatori cresciuti ne La Masia riescono ad arrivare all'esordio con il Barcellona dei grandi. E già nel corso della scalata all'interno del settore giovanile la selezione è spietata:

È un po' dura, perché di 20 giocatori che cominciano la stagione, 14 se ne andranno. È difficile, ma ti motiva molto. Puoi anche capitare di vincere 7-0 una partita e sentirti dire che non hai giocato bene. Il livello delle aspettative è molto alto. Non so quanti giocatori passino per La Masia nel corso di un anno, ma solo pochi riescono a fare il grande salto.

La creazione di nuovi Messi

E quelli che non ci riescono e si trovano a doversi misurare in contesti diversi da quello catalano come Iván Balliu (a maggior ragione se addirittura in altri paesi) è normale che incontrino dei problemi nel processo di adattamento:

La Masia non prepara i giocatori per altri stili di gioco, è normale. Lì ti preparano per essere il prossimo Messi, il prossimo Xavi, il prossimo Sergi Roberto e così via. Al Barcellona si pensa in un modo solo, ma nessun altro club gioca così. E al Barça non interessa se dopo dovrai adattarti al Metz o al Celta.

Realtà differenti

Nel sua esperienza personale, Balliu non ha problemi ad ammettere di aver avuto qualche problema nell'inserirsi in nuovi contesti:

Io mi sono dovuto adattare a differenti idee di gioco. I primi mesi nell'Arouca andavo spesso dall'allenatore per chiedergli "mister, perché il portiere calcia sempre il pallone lontano? Perché i difensori non provano a giocare la palla?". Lui mi rispose così: "Ivan, la realtà da dove vieni non è la stessa che hai trovato qui".

Se non diventi un nuovo Messi o un nuovo Xavi, insomma, uscire dalla "cantera" non è proprio sinonimo di successo. Serve anche una grande capacità di adattamento.

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