Strafottenza pura: Deyverson lo Showman

Deyverson dell'Alaves, in prestito dal Levante, è strafottente, showman, simulatore seriale, veloce e segna gol fantastici. Incubo dei difensori, ecco Deyverson

L'attaccante dell'Alaves Deyverson esulta con i compagni

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Quelli un po' rigidi dicono di lui: "Dovrebbe mettere da parte questi atteggiamenti". Quelli più sobri dicono: "Deyverson è fastidioso". Ed è il minimo: più che fastidioso, è una costante provocazione, una faccia a schiaffi no sense che costringe gli avversari ad appellarsi alla Santa Pazienza ogni volta che lo affrontano. Ma Deyverson è anche di più: segna, anche gol importanti (Real Madrid e Barcellona ne sanno qualcosa), ha un tatuaggio in una zona dove non batte il sole che ovviamente ha dovuto mostrare a tutti in esultanza scomposta, è stato perfino protagonista di una gara di sputi con Godin che sarebbe stata anche divertente, se non fosse stata ripresa in diretta tv, culmine dei suoi comportamenti spesso al limite. Anzi, spesso ben oltre ogni limite. 

L'attaccante Deyverson con la maglia del Levante
Deyverson con la sua tipica espressione post-simulazione
Già, ma chi è Deyverson? Punta dell'Alaves, che nel weekend ha ceduto le armi all'Espanyol dimenticando de facto qualsiasi sogno europeo (ovviamente minore): è in prestito dal Levante, dove ha giocato con Giuseppe Rossi. Quando l'Alaves ha scelto di prelevare in prestito Deyverson Brum Silva sapeva in che guaio si stava cacciando. Una punta rapida, in costante movimento e pressing, con l'argento vivo addosso: Deyverson è capace di fare gol straordinari e di divorarsi occasioni clamorose.

Il suo allenatore, la rivelazione Pellegrino, più di una volta è stato costretto a sostituirlo "per evitare rischi". Già, perché se è già ammonito, il rischio rosso diventa alto, altissimo, con Deyverson in campo. "Questo club è una famiglia", sorride il brasiliano. E, come in ogni famiglia, bisogna anche cercare di limare i difetti dei figliocci più monelli, discoli. E con Deyverson il lavoro di lima è continuo, costante. Per la cronaca, Deyverson è costato al Levante 750mila euro. Ma il prezzo del biglietto per godersi le sue bravate vale molto, molto di più.  

Deyverson all'Alaves: no, non ho detto noia

Classe '91, mancino. Portogallo (viene prelevato dal Benfica B, poi Belenenses), poi Germania (al Colonia), infine Spagna: la carriera di Deyverson è un inno alla multinazionalità. E all'antisportività, sembrerebbe: in effetti in campo è un continuo provocare, con ghigno malefico, i difensori avversari. Non solo: è il classico attaccante che, appena toccato, crolla a terra rotolando, come se lo avessero placcato in tre. Capace anche di gol pesanti.

In Spagna lo chiamano lo "showman polemico", lui si difende come può (ammesso che voglia): "Sono un giocatore che si diverte". E allora via a stringere la mano al guardalinee ridacchiando dopo una bandierina alzata, e un bel sorrisetto in faccia al difensore che vorrebbe tanto vedere punita la sua pacchiana recita di fallo subito. Che gli costa tanto: 12 cartellini gialli, è il secondo in Liga, dopo un cagnaccio come Amorebieta, a pari merito con un altro poco tenero, Camacho. 
Ma è quando esulta che forse Deyverson raggiunge i livelli di sfrontatezza più alti. Riesce come se nulla fosse a ridere di gusto, sbeffeggiare un po' tutti e oltrepassare tutti i limiti, decenza compresa. Come se stesse danzando sul ghiaccio, sempre più sottile, sempre sorridendo. Contro la Real Sociedad sovverte qualsiasi limite di buon gusto quando batte il buon Rulli dopo 3 mesi senza segnare. A quel punto si abbassa i pantaloncini per mostrare un tatuaggio in zona praticamente inguinale, un minuscolo "bacio". Ovviamente, in tipico stile Gian burrasca, quando prova a giustificarsi riesce perfettamente a peggiorare il tutto, ad alimentare il suo mito goliardico: 
Volevo mandare un bacio a mamma e papà
 Giustificarti, lo stai facendo nel modo sbagliato. A quel punto la reazione del web è unanime, tra il divertito e lo scandalizzato. 

E poi ancora linguacce, tentativi di linciaggio, una rissa da saloon con Godin dell'Atletico Madrid: praticamente un duello alla Mezzogiorno di fuoco a suon di sputi. Per decenza non metteremo il collage ad alta creatività che appaia i due sputi in rapida sequenza. Ovviamente, nel pareggio a reti bianche tra Alaves e Atletico, con Godin ad iniziare è stato... indovinate un po'. Ovviamente Deyverson. 

Ma Deyverson non si ferma qui: gol al Barcellona che mette in crisi Luis Enrique, gol al Real, ma la sua esperienza all'Alaves viene ricordata anche per un'invasione di campo nella sportività più pura: quando buttano fuori il Celta Vigo in semifinale di Copa del Rey, va a consolare (stavolta senza sorrisetti, davvero sincero), alcuni tifosi avversari in lacrime.
E non è l'unico gesto incredibile che lo accompagna. Incredibile per carica umana, che pare andare di pari passo con la sua ineguagliabile sfacciataggine. Stavolta siamo al San Mames, nella fase di riscaldamento. Con una pallonata Deyverson riesce a beccare un povero bimbo, colpevole di trovarsi al posto sbagliato sul tiro sbagliato, anzi sbagliatissimo del brasiliano. Che non ci pensa neppure un attimo, lo fa e basta. Corre verso il bimbo che piange, e lo va a consolare. Gli dà un bacio, e torna a tiracchiare a destra e a sinistra. Non è un gesto così mainstream, nel calcio, tantomeno in un momento piuttosto fuori dalla copertura mediatica. Godiamocelo insieme

Alla fine tutto questo è Deyverson, oltre ai gol, 6 in questa Liga. Strafottenza pura, e gesti altrettanto puri. Forse semplicemente, Deyverson è questo: per usare le sue parole, è solo un attaccante che si diverte. 

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