Dal Gamper alla Champions League: quando la Juventus scoprì Messi

Ieri e oggi. Il Trofeo Gamper e la Champions League. Il numero 30 e il 10. Capello lungo e corto: Messi, trova le differenze. Quando la Juventus lo scoprì per prima.

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Capello lungo, numero 30 sulle spalle, piedi dolci, baricentro basso e rapidità supersonica. Quel piccoletto, con la palla fra i piedi, fa cose mai viste. Pochi dubbi: avrà un futuro da fenomeno. Ok, nome? Lionel Messi. Per gli amici 'La Pulce'. Tranquilli, nessuna previsione o giudizio anacronistico: semplicemente, questi, erano i pensieri ad alta voce fatti dopo uno 'spensierato' Barcellona-Juventus del 2005.

Robe del tipo... "Quel ragazzo può fare quello che vuole con la palla", e se a dirlo fu un certo Fabio Capello, un motivo ci sarà stato. Per credere, domandate a Fabio Cannavaro, al tempo uno dei migliori difensori del pianeta ma comunque in seria difficoltà davanti a quel ragazzo così fatato in un tridente formato da Larsson e Ronaldinho. Tutti stregati, già. Ma chi sarà mai questo Messi?

Champions League? No, nell'estate del 2005 si giocava al Camp Nou il Trofeo Gamper. Ma il Barça, allora allenato da Frank Rijkard e la Juventus di Fabio Capello schierarono la loro formazione migliore: da Ronaldinho e Eto'o da una parte, passando a Del Piero e Ibrahimovic dall'altra. E si sa, nelle amichevoli estive si cerca di mettere in vetrina più giovani possibili in modo da abituarli alle grandi pressioni. Bene, i blaugrana ne scelsero uno: Messi

Juventus, ti ricordi quel Messi?

Messi
Lionel Messi, dal Gumper alla Champions League

Con la maglia numero 30 Messi giocò da esterno destro nel tridente di Rijkard. Risultato? 2-2 nei tempi regolamentari, calci di rigore: errore di Marquez e vittoria della Juventus. Segni particolari di quel match? Un tunnel di Balzaretti proprio sotto le gambe di Messi. E quei bianconeri, come oggi, erano una squadra solidissima. Perché il DNA Juve è sempre stato lo stesso. E per genetica Fabio Capello di giovani 'buoni' ne capiva eccome. Senza dubbio, in quella partita, di talento emergente brillò uno su tutti:

Avevo visto Messi giocare con le giovanili dell’Argentina e mi sembrava già un calciatore di livello mondiale. Vederlo poi al Camp Nou con la maglia blaugrana mi fece capire che non avevo mai visto un giocatore con quelle qualità.

Ci vede lungo, Don Fabio. Perché questa sera La Pulce, dopo 12 anni, scenderà allo Juventus Stadium con lo stesso desiderio di allora. Da talento promettente dell'Albiceleste a idolo di tutti i giovani giocatori argentini. Da stellina a maestro assoluto di calcio. 

Una volta finito il Gamper, però, Barcellona-Juventus continuò sul tavolo degli affari. La competizione si gioca sempre in estate, in pieno calciomercato. E quindi, come la più logica delle conseguenze, Capello fece l'ardita mossa:

Non ho nessun dubbio: se la Juventus fosse rimasta in A e avesse comprato Messi, saremmo riusciti a conquistare la Champions League. Leo alla Juve non avrebbe ottenuto gli stessi titoli come nel Barcellona, ma a livello individuale avrebbe vinto gli stessi trofei.

Parola di Camoranesi, allora centrocampista bianconero. Già, perché Capello provò a convincere Frank Rijkard - suo ex giocatore - a cedergli quel meraviglioso piccoletto. "No, grazie: me lo tengo stretto", la risposta dell'olandese. Che di Messi si innamorò definitivamente proprio dopo quel semplicissimo Gamper. Capello lungo, numero 30 sulle spalle, piedi dolci, baricentro basso e rapidità supersonica. Ieri e con qualche differenza oggi: questa volta allo Juventus Stadium.

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