Carlos Soler, il gioiello del Valencia: tutto merito di un Game Boy

Una sua magia contro il Celta Vigo ha regalato la vittoria al Valencia. Ha solo 20 anni e si è già preso il centrocampo. Tutto merito del nonno e di una promessa...

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Di solito, quando si celebra un meraviglioso gol di pallonetto, si paragona alla classica azione "da Playstation". Ecco, nel caso di Carlos Soler Barragan è più appropriato parlare di magia "alla Game Boy". Se non fosse stato per la storica console portatile, forse quella perla non sarebbe mai stata realizzata. E il Valencia non avrebbe battuto 3-2 il Celta Vigo, agganciando così il 12° posto in Liga.

Un tocco sotto da vero fuoriclasse, anche se a firmarlo è stato un ventenne alla prima stagione tra i professionisti. È nato a Valencia, Soler, il 2 gennaio 1997. E nel Valencia è cresciuto da canterano, ultima rivelazione di un vivaio che ha regalato nell'ultimo decennio talenti quali David Silva, Isco, Paco Alcacer o José Luis Gayá.

Fino allo scorso 10 dicembre, il centrocampista dei Pipistrelli non aveva ancora collezionato una presenza tra i grandi. Dopo quattro mesi, sono già 18 le presenze tra campionato e Copa del Rey e 3 le reti segnate (la prima al Villareal il 21 gennaio). Le ultime 7 in Liga, Soler le ha giocate tutte da titolare, contribuendo sensibilmente alla risalita in classifica del Valencia. E alla firma su un contratto che lo blinda grazie a una clausola rescissoria da 30 milioni di euro. Ma cosa c'entra il Game Boy?

Carlos Soler, l'oro di Valencia

Per scoprirlo, bisogna risalire all'inizio degli anni Duemila. È il quotidiano locale SuperDeporte a tratteggiare un dipinto ambientato al campo di Bonrepòs i Mirambell. A neanche 6 km da Valencia, Soler ha mosso i primi passi quando aveva appena cinque anni. O meglio, i primi tiri in porta: già potenti e precisi, quelli che il piccolo Carlos calciava in direzione della porta difesa da nonno Rafael, mentre i due passavano il tempo in attesa che il fratello maggiore Alex scendesse in campo:

Era molto introverso, ma non certo col pallone tra i piedi. Caricava il tiro e calciava con una potenza che lasciava a bocca aperta tutti gli altri genitori. "Guarda il piccoletto come calcia!", esclamavano.

Nonno Rafael ascoltava le reazioni stupefatte davanti al talento del proprio nipotino. Quando però il club del posto, il Querubin, gli chiedeva se volesse unirsi a loro, Carlos rispondeva che si divertiva a giocare solo con il nonno. Come lo convinse allora, Don Rafael, ad accettare la proposta del Querubin?

Lo convinsi con un Game Boy: "Te lo compro se gli dici di sì!".

"Ha solo cinque anni?!"

Eccola, la formula magica per scatenare l'entusiasmo nel piccolo Soler. In poco tempo, gli allenatori capirono che contro i pari età era troppo determinante nello spostare gli equilibri:

Chiamai il padre e gli dissi che avrebbe giocato con i ragazzini di due anni più grandi. Spesso, se gli orari lo consentivano, giocava con entrambe le formazioni".

Fu proprio nel corso di una sfida con il Benjamin C del Valencia, che i Murcielagos notarono questo piccolo talentino. Ovvio, direte: il Querubin vinse 3-1 e tutti e tre i gol furono siglati da Soler:

Quello stesso giorno quelli del Valencia mi chiesero quanti anni avesse, ma quando gli dissi che ne aveva cinque non ci volevano credere.

Dal campo del Bonrepòs, insomma, è cominciata la rapida scalata del regista-mediano-interditore che gioca sempre a testa alta e calcia punizioni deliziose. Il numero 18 ama ricevere il pallone nei pressi della propria area e da lì impostare l'azione con una lucidità e una tranquillità estrema nelle giocate che ha subito attirato su di sé le attenzioni del Barcellona. Di lui, ecco cosa dice capitan Enzo Perez:

Sembra che abbia già alle spalle un centinaio di partite. Devo andare avanti mantenendo sempre la giusta umiltà, noi gli daremo sempre consigli e appoggio.

Nel "tempo libero" sapete cosa fa Carlo Soler? Studia Giornalismo all'Università di Valencia. Non solo tuttocampista, insomma, ma un tuttofare che alterna studio e allenamenti. E ad appena 20 anni si è conquistato una maglia da titolare nella squadra della sua città. Chissà se ogni tanto non trovi il tempo di rispolverare il vecchio Game Boy per una partitina nostalgica. Del resto, da lì è partito tutto. 

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