Deniz Naki condannato in Turchia per propaganda al terrorismo

L'ex giocatore del St. Pauli Deniz Naki è stato condannato in Turchia a un anno, sei mesi e 22 giorni di carcere dopo aver fatto propaganda terroristica per il PKK.

A causa della propaganda terroristica della quale era protagonista Deniz Naki è stato condannato

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In prigione perché ha lottato per la libertà. In Germania sono convinti che il ventisettenne Deniz Naki, ex St. Pauli, abbia il piede destro benedetto. Col pallone, dicono, sa fare cose che difficilmente riescono agli altri. Alla sua età potrebbe giocare ancora per qualche anno a ottimi livelli, in campionati importanti e guadagnare. Ma ha deciso di mettere il proprio talento al servizio della pace. Proprio questo lo ha portato ad essere condannato in Turchia per propaganda terroristica. 

Il processo giovedì mattina nel tribunale di Diyarbakir, nella Turchia orientale, è durato meno di 30 minuti, poi subito il verdetto: Naki è stato condannato ad un anno, sei mesi e 22 giorni di carcere con la condizionale. Avrà questa spada di Damocle addosso per i prossimi 5 anni. Curiosamente lo stesso giudice che lo aveva assolto in primo grado ora lo ha condannato.

Naki, ex giocatore del St.Pauli oggi tesserato con l'Amed SK che gioca in terza serie in Turchia, è stato accusato dallo stato turco perché tramite i social ha fatto pubblicità al PKK che lotta per l'indipendenza curda.

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Naki condannato in Turchia

In Germania i media paragonano il caso di Naki a quello del giornalista Deniz Yücel. Il verdetto sarebbe stato per così dire suggerito dalla situazione politica. Effettivamente Naki, che in primo grado era stato assolto, ha detto più volte di sapere a cosa stava andando incontro.

Potevo andarmene dalla Turchia, ma tutto ciò per cui sto combattendo sarebbe andato a farsi fottere.

Naki, nato a Düren in Renania, proviene da una famiglia fuggita dalla Turchia. Suo padre, un curdo, è stato torturato dal regime militare turco. Nel 2015 Nazi era stato squalificato per 15 giornate perché si era tatuato la parola Azadi (Tradotto: “Libertà”) sull’avambraccio. Ora perfino la condanna penale. In prigione perché ha lottato per la libertà.

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