Mousasi: "Le paghe in UFC non hanno assolutamente senso"

Gegard Mousasi attacca pesantemente il sistema retributario di UFC, accusando una poca meritocrazia lampante in termini di borse suddivise tra i vari atleti.

Gegard Mousasi UFC 200

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Qualcuno doveva pur farlo, prima o poi. Il tema legato alle borse è forse quello che più ha scatenato clamore e spunti di discussione negli ultimi anni, sia che si parli specificatamente di UFC che più in generale di qualsiasi altro circuito di MMA professionistico. Entrando nel dettaglio riguardante la promotion più importante al mondo, va da se come tali spunti assumano una risonanza più ampia. L'accordo esclusivo stipulato tra UFC e Reebok per l'abbigliamento tecnico ha poi aizzato ulteriormente gli animi dei pesci grossi, che si sono visti costretti a rinunciare a lauti assegni staccati dai più svariati sponsor. Quest'ultimo punto però, ha permesso agli atleti minori di ottenere un rientro economico garantito, seppur minimo: non era un segreto che molti fighter dell'underground avessero difficoltà a reperire sponsor in occasione dei primi incontri all'interno dell'ottagono più famoso d'America.

A questa folta schiera di scontenti, si aggiungono poi quei top fighter incapaci di generare grossi numeri in termini di vendite, andando così incontro ad un pagamento corrispondente a quelle che sono le dinamiche di mercato attuali. Peccato però che i costi sostenuti dagli atleti d'alto livello, tra consulti con specialisti e traning camp, non vengano alle volte neanche coperti dal solo importo della borsa percepita (eventuali bonus esclusi). Un po' su questo tema si basa l'arringa di Gegard Mousasi, attuale n.5 nei ranking pesi medi e prossimo al rientro nell'ottagono questo fine settimana, opposto al n.4 Chris Weidman.

Tralasciando un po' il discorso sulla title shot concessa a GSP, che ha lasciato tutti i top contender della divisione col cerino in mano in un colpo solo, Mousasi ha parlato della questione legata agli introiti dei fighter. Paghe assurde, assegnate sì secondo determinati criteri legati ai numeri generati, ma non sempre corrispondenti con il valore effettivo degli atleti. Overpay esagerati, secondo Mousasi, quelli di vecchie glorie quali Mark Hunt, Vitor Belfort e Dan Henderson, quest'ultimo recentemente ritiratosi. Proprio per questo, il pericolosissimo striker olandese si è preparato al meglio per il suo prossimo incontro in UFC, nella speranza che esso possa offrigli un compenso economico più consono alle proprie aspettative.

Mousasi: "Assegnazione scriteriata per le borse UFC"

Intervenuto al podcast Fight Society, Gegard Mousasi ha chiarito il proprio punto di vista relativamente al discorso borse in UFC, accusando la promotion di compiere scelte sbagliate sia in fase di matchmaking che di pagamento.

Io non rimprovero Bisping per la sua scelta di andare contro GSP. Lui fa ciò che è meglio per la propria famiglia, d'altronde. Piuttosto me la prendo con UFC che non dovrebbe assolutamente perdere tempo con certi incontri. St-Pierre non ha mai combattuto nei medi, e probabilmente, in caso di vittoria, lascerà la cintura. Intanto però io, Jacaré e Romero restiamo al palo. Le borse in UFC? Per me sono assurde. Ho battuto Belfort e lui fa molti più soldi di me, idem per Dan Henderson. Ho battuto Mark Hunt, e lui porta a casa 800.000 $ con un record di 10-10. Buttate un occhio al mio record, ed anche voi vi chiederete: "Ma come caspita è possibile?". Ecco perché mi sono allenato tanto ultimamente: devo battere Weidman per portare a casa più soldi possibile. Devo e voglio essere pagato di più.

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Uno sfogo corretto e legittimo quello di Mousasi, che accusa - come tanti suoi colleghi - una situazione difficilmente sostenibile dal punto di vista economico. Resterà da capire la posizione di UFC in merito ad un possibile rialzo delle borse, vista anche la recente politica di tagli intrapresa contro chi ha posto lamentele di questo tipo. Non ci sembra però il caso dell'olandese che, ricordiamo, resta uno dei fighter europei più amati di tutte le arti marziali miste.

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