È la Lazio di Simone Inzaghi: compleanno e finale di Coppa Italia

Vittoria nel doppio confronto con la Roma e traguardo della finale di Coppa Italia raggiunto: il tecnico biancoceleste è il vero artefice di questo successo.

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Non poteva immaginare compleanno più bello: Lazio qualificata in finale di Coppa Italia ai danni della Roma (2-0 all'andata, 3-2 per i giallorossi al ritorno). Se lo ricorderà, Simone Inzaghi, l'allenatore che sta stupendo tutti e che sta facendo ricredere chi lo vedeva come mero rincalzo di Bielsa. Si è dimostrato tutt'altro che inesperto, ha dato prova di grande conoscenza tattica e si sta levando soddisfazioni importanti con la squadra che ormai è entrata nel suo cuore. Dal 1999, protagonista dell'ultimo scudetto biancoceleste, al 2010 sempre con la stessa maglia, passando giusto alla Sampdoria e all'Atalanta in prestito. 

Inzaghi è l'eroe di questa Lazio, ha saputo dare forma a una squadra reduce da un'annata fallimentare e adesso sta raccogliendo i frutti: dall'inizio dell'anno i suoi ragazzi sono tra le prime posizioni di classifica e oggi si festeggia anche l'approdo in finale di coppa - aspettando la seconda finalista che uscirà dal confronto di questa sera tra Napoli e Juventus.

I tifosi ringraziano i calciatori, ma osannano Simoncino. Lui stesso nel post partita ha ammesso:

È il compleanno più bello della mia vita

E come non credergli. Oggi festeggia un doppio traguardo, i 41 anni e la vittoria della Lazio, la sua Lazio.

La Lazio di Simone Inzaghi

Giusto un anno fa Inzaghi veniva chiamato dal presidente Claudio Lotito per sostituire Pioli - fatalità proprio dopo un derby - e gli veniva affidato l'incarico di guidare la Lazio per le rimanenti sette partite di campionato. Vince la prima al debutto, 3-0 a Palermo, e ottiene 12 punti fino alla fine della stagione. Il suo compito sembra finito lì, la Lazio si affanna per cercare un nuovo allenatore che abbia più esperienza e che possa condurre la squadra verso traguardi ambiziosi. Ma il caso Bielsa stravolge i piani e l'allenatore piacentino resta sulla panchina dopo esser stato a un passo dalla Salernitana. Da quel momento nasce la Lazio di Inzaghi.

Simone Inzaghi durante l'allenamento
Simone Inzaghi costruisce la sua Lazio

A dire il vero già in quelle ultime sette partite aveva fatto intravedere le sue qualità: grande competenza a livello tattico, capacità di gestione dello spogliatoio e maestro per i giocatori più giovani. Porta e fa debuttare in prima squadra molti calciatori allenati in Primavera - tra cui Lombardi, Murgia, Crecco e Strakosha - dando alla squadra il giusto equilibrio. Riesce ad essere duro quando il lavoro lo richiede, ma anche giocoso e scherzoso.

Entra in sintonia con tutti, si comporta da amico e da mentore prima ancora che da allenatore. È questa l'arma in più di Simone, capace di credere in chi lo merita. I risultati al momento gli stanno dando ragione: è quarto in classifica a soli quattro punti dal Napoli - e domenica prossima c'è lo scontro diretto -, è in finale di Coppa Italia dopo aver buttato fuori due squadre come Inter e Roma, ha raccolto 60 punti in 30 giornate (media sontuosa di due punti a partita) e ha uno dei migliori attacchi della Serie A con 52 gol segnati.

Il doppio capolavoro

Ha vinto la formazione messa meglio in campo: ha vinto Inzaghi su Spalletti. Già, può essere riassunta così la qualificazione della Lazio: la vittoria del giovane Inzaghi sul navigato tecnico della Roma. Il capolavoro dell'andata è stato ripetuto con la stessa attenzione e prudenza, mettendo in difficoltà la squadra giallorossa grazie alle ripartenze. Paradossalmente la gara di ieri sera poteva nascondere più insidie rispetto a quella giocata un mese fa perché la Roma non aveva nulla da perdere e la Lazio doveva gestire il risultato e giocare con intelligenza. L'ha fatto magnificamente, dando pochissimi spazi agli avversari e costruendo una trappola pronta a scattare quando la Roma si scopriva.

Milinkovic ha colpito appena ha potuto e Immobile ha raddoppiato seppellendo le ultime, residue speranze di rimonta di Dzeko e compagni. Proprio la posizione del serbo nel centrocampo biancoceleste è risultata vincente: basso in fase difensiva per coprire le incursioni di Nainggolan, pronto ad alzarsi per supportare l'azione offensiva e farsi trovare pronto in zona gol. Sia all'andata che al ritorno è stato immarcabile.

Ma è stata la difesa il reparto in più per la Lazio, con Inzaghi che ha tenuto fuori Radu per schierare la stessa linea del 1 marzo. Al momento dell'uscita in campo di de Vrij, il tecnico ha optato per Hoedt centrale mantenendo Wallace sul velocissimo Salah. Solamente un inevitabile calo fisico - e probabilmente mentale, visto il vantaggio accumulato - ha permesso alla Roma di vincere la sfida. Ma è la sconfitta più dolce di sempre per Inzaghi e per la Lazio.

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