Mondiali 2006, il podio abbandonato a Berlino. Materazzi: "Lo voglio"

L'inchiesta della ESPN rivela lo stato di abbandono del cimelio mondiale: è tra i rifiuti all'Olympiapark di Berlino. "Messo all'asta, nessuna offerta".

Mondiale 2006, l'Italia sul podio

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Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso; Gattuso, Pirlo; Camoranesi, Totti, Perrotta; Toni. Peruzzi, Amelia, Zaccardo, Barzagli, Nesta, Oddo, Barone, De Rossi, Del Piero, Inzaghi, Iaquinta, Gilardino. Senza dimenticare Marcello Lippi. Chissà cosa hanno pensato i 23 campioni del mondo dell’Italia 2006 e il loro Commissario Tecnico dell’epoca quando hanno visto gli scatti diffusi dal portale d'informazione americano espnfc.com, nei quali il podio sul quale avevano festeggiato la vittoria sulla Francia del 9 luglio a Berlino era immortalato in stato di totale abbandono.

Alle facce trionfanti di quei giorni oggi sostituiamo i volti sbigottiti di chi ha riconosciuto in quella base bianca, sulla quale campeggia in bella mostra il logo della FIFA, il podio che aveva ospitato gli Azzurri: abbandonato, come rifiuto qualunque tra i cespugli intorno alla piscina Sommerbad, a poche decine di metri dall’Olympiastadion. Cade a pezzi, ma nessuno interviene per recuperarlo. Né la Federazione a capo del mondo del calcio, tantomeno la Figc, che potrebbe avere interesse a farne un oggetto di "culto" per i tifosi italiani.

La mente corre indietro ai principali highlights di quella notte berlinese: il cucchiaio di Zinedine Zidane per battere Gianluigi Buffon e portare in vantaggio la Francia, il pareggio di Marco Materazzi per l’Italia, la parità al 90esimo, i tempi supplementari con una prodezza di Buffon su Zidane e l’espulsione di Zizou per la testata a Materazzi, mesta uscita di scena per il fuoriclasse francese. E ancora: la rete decisiva di Fabio Grosso dal dischetto e la Coppa sollevata al cielo dalle braccia di Fabio Cannavaro. Una pioggia di stelle su un podio oggi dimenticato.

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Fabio Grosso esulta dopo il rigore decisivo nella finale dei Mondiali 2006 Italia-Francia

Il podio dell'Italia abbandonato a Berlino, chi lo salverà?

Per l’Italia del calcio quella Coppa sollevata al cielo resta l’evento sportivo più importante degli ultimi 15 anni. A scoprire quel podio, nel mezzo di una passeggiata, è stato il portavoce dell'assessorato allo sport del comune di Berlino, Martin Pallgen. Lo stesso Pallgen ha ammesso di non saper dare una data al momento dell’abbandono:

Non possiamo indicare con esattezza da quanto tempo il podio si trovi lì, ma è praticamente un avanzo.

Storie di ordinaria negligenza? Non si direbbe, a sentire Pallgen. La FIFA ha messo all’asta il podio e altri cimeli della Coppa del Mondo 2006, senza riscontrare interesse e offerte. Eppure a tanti tifosi sarebbe piaciuto fare una foto su quel podio con la maglia azzurra e alzando una replica della coppa, dietro il pagamento di un ticket:

So per certo che una casa d'aste con sede ad Amburgo, incaricata dalla FIFA, non è riuscita a venderlo. Chi vuole lo può prendere.

A uno sguardo disattento, quel podio oggi corrisponde a qualche asse di legno dimenticata nel verde. Alcune parti non hanno resistito al tempo e risultano inevitabilmente rovinate. Nessuno ha pensato di costruirci un museo intorno, come avvenuto spesso negli Usa o in Giappone, così giace tra gli arredi urbani dell'Olympiapark. Attraverso i microfoni della ESPN, l’ex manager dell'Olympiapark Berlin, Lutz Imhof, ha lanciato l’ennesimo appello:

È un’eccedenza, alcuni italiani hanno provato ad acquistarlo in passato ma non ci sono riusciti. Ma chiunque lo voglia, può comprarlo.

Mondiale 2006, l'1-1 di Marco Materazzi in Italia-Francia
Mondiale 2006, l'1-1 di Marco Materazzi in Italia-Francia

Materazzi: "Lo voglio io"

Un richiamo al quale, stando a quanto confessato alla Gazzetta dello Sport, potrebbe non sapere resistere Marco Materazzi. L'ex difensore dell'Inter e della Nazionale italiana, autore della rete del pareggio e di un rigore nella serie dei cinque in quella finale, sarebbe pronto a comprare il podio. E tingerlo nuovamente d'Azzurro. "Lo voglio io", sono state le sue parole. 

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