NCAA, la favola di Gonzaga si ferma: North Carolina è campione

In una finale NCAA poco spettacolare, con errori da ambo le parti e dagli arbitri, il cinismo di North Carolina stronca i sogni dei Bulldogs.

North Carolina festeggia ancora

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Quando si arriva a una finale l’hype è difficile da gestire, le squadre sognano di giocare questo tipo di partite, ma sanno in cuor loro che quel momento al suono della sirena rimarrà nel loro cuore per sempre, riaprendo una ferita o spalancandolo di gioia. L’ultimo atto della stagione NCAA ha messo di fronte Gonzaga e North Carolina in una partita che, con tutta onestà, è stata piuttosto brutta. Si riassume tutto nelle lacrime di Nigel Williams-Goss che dopo una stagione da assoluto protagonista di una squadra arrivata 37-1 al grande ballo, si è visto prima girarsi una caviglia e poi non riuscire (anche per quello) a compiere l’ultima rimonta per i suoi. Dopo il +3 firmato da Hicks con un notevole appoggio nel traffico, le speranze di Gonzaga erano tutte su di lui, ma quella caviglia non gli ha dato spinta.

È arrivata la stoppata che ha lanciato il contropiede di Jackson che ha chiuso definitivamente i conti. La differenza di pedigree tra le due squadre era evidente. Il 71-65 finale e quel 7-0 nell’ultimo minuto e trentatre secondi parla di un maggior cinismo e maggior abitudine a giocare partite tirate. Alla sirena è arrivato il sesto titolo della storia dell’ateneo, con Roy Williams che ne ha portati in dote tre (unico nella storia a conquistarli nella propria alma mater) in una carriera che ormai va oltre ogni più lecito sospetto.

Le cifre sono chiare: 42 vittorie NCAA, 5 Final Four giocate, 3 titoli vinti e uno sfumato all’ultimo secondo con la famosa tripla di Jenkins di dodici mesi fa. La sua immensa classe si è vista anche nell’abbraccio con coach Few: “Mi dispiace.” -gli ha detto in un orecchio- e questo non può suonare come una presa in giro, ma solo l’onore al merito di un coach che oltre ad aver vinto ogni trofeo possibile che riguardi la panchina, ha condotto un notevole gruppo di ragazzi nella storia di Spokane. Il fatto che sia andato a un centesimo dal fare l’Euro cambia, ma non toglie nulla al tenore dell’impresa.

Ultimo atto NCAA: poco spettacolo e tanti errori

Dodici mesi fa North Carolina si era trovata dalla parte sbagliata della barricata, perché una clamorosa leggerezza aveva regalato a Jenkins e a Villanova la vittoria del titolo proprio sulla sirena. Anche questa volta i Tar Heels non hanno espresso il loro miglior basket e anzi hanno anche fatto il minimo indispensabile per appieno la vittoria. Hanno tirato con il 15% da tre punti, il 58% ai liberi dopo il famoso 0-4 in semifinale contro Oregon, salvato solo da due rimbalzi cruciali.

Oltre a questo ci sono da notare i ben 44 falli totali commessi e i 52 liberi tirati per una partita che non è sicuramente scivolata via con piacere. I Bulldogs hanno contribuito con 14 perse, avuto un Karnowski da 1-8 dal campo (con tantissimi tiri dal pitturato), facendo da contraltare all’8-19 di Justin Jackson che nonostante la brutta prova rimane una lottery pick del prossimo draft. A dieci minuti dalla fine, durante un timeout, a Glendale regnava quasi un surreale silenzio e, a detta di chi c’era, il clima è risultato perlomeno particolare per una finale.

Arbitri, classe e sportività

Oltre a delle prove balistiche non necessariamente positive c’è da notare anche l’inadeguatezza del trio arbitrale che non è stata in grado di gestire un match troppo frammentato e con fischi cervellotici. I falli dell’unica vera boa nel secondo tempo per i Bulldogs, ovvero Zach Collins, gridano vendetta, perché se è vero che un foul prone tende a essere punito, questa volta forse si è andati oltre. La palla a due data a North Carolina con il giocatore chiaramente fuori dal campo è una topica piuttosto palese.

Nel post partita non troverete nessuno che si aggrappa alle decisioni arbitrali. “Just the way it goes” è il commento di coach Few nel post partita. Neanche Williams-Goss cerca scuse nella sua caviglia e la sua intervista post partita in lacrime conferma quanto bello e crudele possa essere lo sport, nonostante lui e la squadra abbiano fatto il possibile. È vero che non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta, ma tutti abbiamo un po’ fatto il tifo per i Bulldogs di Rick Fois che poteva portare un pezzo d’Italia sul tetto del mondo collegiale. Ma non c’è dubbio che ci sia tempo e voglia per togliersi questo sfizio e pur facendo i complimenti a UNC, stringiamo la mano a Rick e i suoi Zags.

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