NBA, Anthony Davis: un losing effort da MVP e un futuro altrove

L'inizio di Davis è stato super nel dramma dei Pelicans, ma anche con l'arrivo di Cousins la situazione non è cambiata. Così potrebbe decidere di andarsene.

Nei problemi dei Pelicans Davis è solo

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Mercoledì 26 ottobre: i Nuggets vincono 107-102 e Anthony Davis realizza 50 punti con 15 rimbalzi e 5 assists. Venerdì 26 ottobre: i Warriors vincono 122-114 e Davis accumula 45 punti, 17 rimbalzi e 3 assists. Dopo altre sette partite da 18, 35, 10, 22, 33 e 34 punti, arrivano la bellezza di zero vittorie e l’hashtag #freeanthonydavis campeggia su Twitter. La prima vittoria dei Pelicans in questa NBA arriva contro i Bucks il 10 novembre e si parla già della stella contro il coach nonostante la sua completa infondatezza. 

Dopo aver lasciato sul tavolo nella scorsa stagione più di venti milioni di dollari in bonus per non aver fatto parte di uno dei migliori tre quintetti NBA, Unibrow si è trovato a iniziare la stagione con l'infausto record di 0-9. Avendo appena rinnovato il contratto e potendosi liberare solo nel 2020 con una player option, i Pelicans dovevano fare qualcosa per invertire la rotta ed evitare una richiesta di trade, così il front office ha optato per portare a casa un altro All Star come DeMarcus Cousins.

Per i tifosi di NOLA, però, le buone notizie finiscono qui, perché dopo l’esaltazione iniziale i Pelicans vincono cinque delle dodici partite giocate con le twin towers in campo, dimostrando che i Kings non avranno fatto un affare a vendere un All Star per bassa paccottiglia NBA, ma nonostante un talento smisurato, Boogie non è fatto per stare in una squadra. Brad Stevens rispose con un secco no alla domanda se lo avesse mai voluto in squadra e il problema arrivato nella città del jazz è subito ricaduto sull'uomo franchigia.

Tutti i dubbi sul proprio futuro di AD

Con gli NBA Hall of Famer scambiati

AD è il dodicesimo giocatore della storia a viaggiare con 27 punti e 10 rimbalzi in squadre perdenti. L’ultimo a riuscirci fu Charles Barkley quando nel 1987-88 guidava con 28.3 punti e 11.9 rimbalzi i non irreprensibili Sixers da 36 vittorie. In questa lista ci sono anche nomi del calibro di Moses Malone (27.8+14.8 nei Rockets 80-81), Wilt Chamberlain (44.8 punti e 24.3 rimbalzi nei Warriors 62-63), Elgin Baylor (34.8 punti e 19-8 rimbalzi nei Lakers 60-61), Kareem Abdul-Jabbar (30.0 punti e 14 rimbalzi nei Bucks 74-75) assieme a tanti altri.

Molti di questi sono diventati degli Hall of Famer e non è detto che Davis, salute e risultati permettendo, non lo possa diventare. Otto degli ultimi undici giocatori sono stati poi tradati dopo aver messo assieme queste cifre: Barkley passò a Phoenix, Jabbar ai Lakers e Chamberlain a Phildelphia in un chiaro esempio che, nonostante i contratti, le superstar in contesti cronicamente perdenti non durano.

Davis e Cousins, un rapporto che si può fare?

E ora a New Orleans che si fa?

Ad aggravare le statistiche precedenti andiamo ad analizzare i cinque giocatori che nel nuovo millennio (quindi un termine di paragone più affidabile) hanno avuto più di 27 punti segnati in squadre sotto il 50%: Jerry Stackhouse (Pistons, 2000–01), Tracy McGrady (Magic, 2003–04), Kobe Bryant (Lakers, 2004–05), Allen Iverson (Sixers, 2005–06) e Carmelo Anthony (Knicks, 2013–14). La loro fine? Stackhouse è stato scambiato nel 2002, McGrady nel 2004 e Iverson nel 2006. Gli unici a resistere sono stati Kobe Bryant e Carmelo Anthony. Quando un one man team non funziona, tendenzialmente si cambia e se pensiamo che l’arrivo di Cousins abbia tarpato le ali al compagno, vederlo lontano da New Orleans è tutt’altro che follia. Con Boogie a battagliare sotto canestro, Davis è relegato all’unica arma nel suo arsenale non ancora affidabile, ovvero il tiro da tre punti.

Il suo effective field goal percentage è di 16.3 punti superiore quando Cousins è in panchina e i Pelicans battono gli avversari di 9.2 punti su 110 possessi quando c’è lui e non DMC. Sono numeri che riguardano un ristretto campione di partite, ma che danno una chiara indicazione della tendenza che questo duo possa portare. Nel 1998 sarebbero stati i Duncan e Robinson 2.0, ma nel 2016 sono uno la sottrazione dell’altro, perché non sempre la somma fa poi il totale e Davis probabilmente lo rivendicherà prima del 2020.

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