NBA, con la morte di Jerry Krause se ne va un pezzo di dinastia Bulls

Si è spento all'età di 77 anni Jerry Krause, forse il miglior general manager della storia, artefice della dinastia Bulls e reclutatore di talenti in ben due sport.

Con pochi sguardi capiva chi avesse talento

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È un momento di grave lutto per l’NBA. Nella giornata di martedì ci ha lasciato Jerry Krause, indimenticato General Manager dei Chicago Bulls e deus ex machina della dinastia creata con Jordan, Pippen e Jackson. Si è spento all’età di 77 anni dopo aver combattuto un lungo periodo con diversi problemi di salute, tra cui l’osteomielite. Tutti lo ricordano come l’essenza del General Manager di successo, perché ha condotto i Chicago Bulls dal 1985 al 2003. Potrebbe sfuggire il fatto che fu Rod Thorn nel 1984 a draftare Michael Jordan con Krause che se lo ritrovò già in casa l’anno successivo, ma la sua abilità di GM ha semplicemente portato il giusto supporting cast nel roster. 

Sono stati tanti gli attestati di stima da parte di ex giocatori, dirigenti e uomini che hanno incrociato la strada con lui. Scottie Pippen ha pubblicato un bellissimo post su Instagram ringraziandolo per aver reso realtà il suo sogno di giocare in NBA ed effettivamente fu proprio lui a volerlo con ogni mezzo per integrarsi con la stella di Jordan. Non è stata la sua unica mossa, perché oltre a Scottie ha portato anche un giocatore di estrema solidità come Horace Grant assieme a tanti altri, anche se il suo colpo più ispirato è stata la nomina di Phil Jackson come head coach.

Dapprima lo ha portato ai Bulls dalla CBA inserendolo nello staff di Doug Collins, poi ha deciso di affidargli la squadra dopo un'eliminazione alle finali di conference. La decisione non fu accolta con grande entusiasmo, vista la pressoché nulla esperienza NBA di quello che poi sarebbe diventato lo Zen Master e per questo gli affiancò il guru dell’attacco triangolo Tex Winter. Questa è stata semplicemente una della tantissime visioni che Krause ha avuto, investendo su persone che poi sono diventate delle stelle nelle loro categorie.

General manager e scout di successo, quanto perde l'NBA

Ovviamente vincere sei titoli NBA con i Bulls è il biglietto da visita che rimarrà nella memoria del mondo intero quando si parlerà di lui, ma il più grande talento di cui disponeva era la capacità di riconoscere le persone di valore e vedere in loro il talento che fosse più adatto alla sua causa.

Jerry era solito dire: Abbiamo trovato un OKP (our kind of people), riferendosi alle caratteristiche prima umane che tecniche che si sposassero con la causa Bulls. Era una persona genuina. Se ti stimava te lo diceva in faccia, ma ugualmente se ti disprezzava non aveva problemi a fartelo sapere senza giri di parole. Gli devo molto perché mi ha permesso di giocare in NBA, poi ho preso il suo posto nel front office e la sua grandezza umana mi ha portato a casa sua appena dopo la nomina per tramandarmi tutti i segreti del mestiere. Non era tenuto a farlo con chi gli sarebbe subentrato, ma è stato uno dei suoi tanti gesti di classe. (J.Paxson)

Come aveva raccontato di recente, ospite di Adrian Wojnarwski nel suo Vertical podcast, il suo talento era nello scoprire talenti e non lo fece solo per i Chicago Bulls, ma anche per i Chicago White Sox di Baseball, diventando un vero e proprio guru della categoria e avendo egual successo sia in uno sport che nell’altro.

La dinastia dei Bulls con la mano di Krause

Desiderio di grandezza

La carriera sportiva di Krause doveva essere improntata sul giornalismo, perché in gioventù sembrava molto portato e propenso nel raccontare gli eventi dal vivo. Poi qualcosa nella sua mente è cambiato e ha capito che le aspirazioni erano altre:

Per fare il giornalista bisognava essere prima di tutto onesti. Io volevo esserlo, ma più di tutto volevo diventare uno dei più grandi, così ho deciso d’intraprendere una strada diversa. L’onestà da sola non mi sarebbe bastata.

Nonostante questo non aveva nessuna base per ricoprire il ruolo di GM, ma con la sua incredibile etica del lavoro e la sua instancabile passione, è riuscito a sopraffare anche questo ostacolo diventando a detta unanime di chi ha collaborato con lui, il più instancabile lavoratore in assoluto. Perché per arrivare a quei livelli serve il talento, ma soprattutto lavorare più di tutti. Per sua stessa ammissione su una sola cosa è sempre stato sicuro, ovvero il fatto di non avere nessuno con la sua abnegazione.

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