Atletico Madrid, Simeone: "Avevo 35 milioni di ragioni per andare via"

In una lunga intervista al quotidiano spagnolo AS, l'allenatore argentino ha parlato del suo futuro e di quella volta che è stato a un passo da lasciare Madrid.

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Il nome di Simeone ormai è sinonimo di Atletico Madrid. Uno fa parte dell'altro e viceversa. Dall'esaltazione per il campionato vinto nella stagione 2013/14 alla tristezza per le due finali di Champions League perse contro i rivali del Real. Ma il rapporto tra allenatore e società non è sempre stato rose e fiori, in più di una circostanza si è arrivati allo scontro. E in una lunga intervista ha analizzato gli aspetti salienti del suo periodo alla guida del club.

Non ha usato giri di parole il Cholo. È andato dritto al punto: il suo futuro. Le voci sull'Italia - soprattutto in merito all'Inter - sono pane quotidiano per l'argentino.

Sono già cinque anni e mezzo che sono all'Atletico e sono felice. Il lavoro quotidiano dei miei giocatori è la vitamina che mi rivitalizza ogni giorno. Se vado via solo dopo aver vinto la Champions League? Possiamo continuare a competere ad alti livelli. E ancora mi emoziono quando entro al Calderon.

Atletico Madrid, tra passato e futuro

L'intervista rilasciata al quotidiano AS è stata l'occasione per ripercorrere alcune delle tappe della sua carriera da allenatore. A cominciare dalla peggiore, la finale di Champions League persa a Milano contro il Real Madrid.

Arrivai in sala stampa dopo aver attraversato la zona dei festeggiamenti dei nostri avversari e avvertii un forte dolore. In quel momento, quello che mi passava per la testa è che sarebbe stato difficile tornare a coinvolgere i giocatori nel mio progetto. Dissi quello che pensavo, quello che credevo fosse giusto. Se avessi voluto andare in un'altra squadra, avrei avuto 35 milioni di ragioni per farlo. 35 milioni di ragioni! Ma non me ne sono andato perché non lo volevo, perché ancora mi sento parte integrante di questo gruppo e di questa società.

Simeone nel 2014
La delusione di Simeone dopo la finale di Milano persa contro il Real Madrid

Riferimento neanche troppo velato a qualche offerta arrivata dall'Oriente? Ma il Cholo ha detto no, è rimasto al comando del suo Atletico Madrid e la squadra ha continuato a seguirlo.

Riduzione del contratto

Dal 2020 al 2018. Due anni in meno di contratto. Un caso unico nel suo genere, che potrebbe compromettere la permanenza del Cholo sulla panchina dell'Atletico Madrid. Anche se il diretto interessato sembra tranquillo:

Abbiamo ritenuto che fosse la migliore soluzione per me e per il club. Ho avuto anche un aumento dell'ingaggio e non era un fatto scontato, perché non è facile credere in un allenatore per tanti anni.

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Tra Diego Costa e Gameiro

La nota positiva in una stagione caratterizzata da alti e bassi è l'intesa tra Griezmann e Gameiro. L'attaccante ex Siviglia e PSG si è integrato alla perfezione con il connazionale, come confermato dal tecnico argentino:

Sono soddisfatto del suo rendimento fino a qui. Ha segnato 14 gol, e spero che possa fare meglio. Può alzare ancora l'asticella: è l'ideale per il nostro gioco, soprattutto in coppia con Griezmann.

Diego Costa con la tuta dell'Atletico
Diego Costa ai tempi dell'Atletico Madrid ha segnato 64 gol in 135 partite

Il 'sì' di Griezmann

E in vista del calciomercato estivo, i tifosi dell'Atletico Madrid vogliono sapere quale sarà il futuro di Griezmann, sempre accostato al Manchester United di José Mourinho:

C'è rischio che se ne vada, perché ha una clausola. Non c'è nessuna certezza. Abbiamo parlato molto la scorsa estate e ha deciso di rimanere. Se è rimasto per me? È quello che mi ha detto: 'Se rimani tu, rimango anche io'. Non so quello che succederà. I grandi giocatori vogliono giocare in Champions, combattere fino alla fine. E lui è un grande giocatore. 

Griezmann è alla sua terza stagione con l'Atletico Madrid
Griezmann è arrivato all'Atletico Madrid nel 2014 dalla Real Sociedad

Il Wanda Metropolitano

Infine Simeone ha toccato un altro argomento spinoso in casa Atleti: il Wanda Metropolitano. La nuova struttura non avrà la storia e la tradizione del vecchio stadio, ma l'allenatore dei colchoneros capisce il bisogno di rinnovamento:

La nostalgia e l'amore per il Calderon non cambierà. Nessuno lo toccherà, rimarrà nella memoria di tutti. Ma non possiamo smettere di pensare al futuro, il club si sta evolvendo per essere più forte nel giro di pochi anni. Coloro che sono più restii al cambiamento domani cambieranno idea. Bisogna prendere esempio dallo stadio del Bayern, dal Bernabeu, dal Camp Nou.

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