Germania-Inghilterra, una rivalità che oltrepassa i confini del calcio

Stasera l'ennesimo capitolo della sfida infinita tra due patrie del calcio, una rivalità che trascende i confini del campo per entrare in quelli della Storia.

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Si sa, pallone e guerra vanno a braccetto da sempre. Anzi, si può dire che, da un certo punto di vista, il calcio è quello sport che gli europei hanno inventato per farsi la guerra senza ammazzarsi a vicenda. Contiene, cioè, tutta l'epica e le passioni solitamente mobilitate da un esercito in marcia contro il nemico, con l'indubbio vantaggio che al termine del conflitto si hanno ancora tutti gli arti ben attaccati al proprio corpo. E, a volte, ci si beve pure una birra insieme.

Niente sangue, dunque, ma adrenalina e nazionalismo in abbondanza, quelli che non mancheranno (insieme allo spettacolo, ci auguriamo) stasera alle 20.45, quando FOX Sports sarà il palcoscenico dell'ennesimo capitolo di una delle rivalità calcistiche più accese e consolidate del Vecchio Continente: Germania-Inghilterra. Sulla carta parliamo di un'amichevole di lusso, ma non c'è mai nulla di troppo amichevole in una gara che, per le viscere dei popoli protagonisti, non è altro che un'inesausta e ciclica revanche del secondo conflitto mondiale. 

Germania v Inghilterra, le origini della rivalità

Se sul campo di battaglia, oltre 70 anni fa, il destino ha sorriso a Sua Maestà (e non solo a lei), su quello di calcio le cose sono andate decisamente meglio ai tedeschi. Perlomeno, quando contava davvero: se il bilancio totale dice 13 vittorie a 12 per l'Inghilterra (5 pareggi), nelle gare importanti a far festa sono quasi sempre stati gli "Huns", unni, come la propaganda britannica chiama sprezzante i germanici quando tira aria pesante. Un senso di impotenza che ben traspare dalla celeberrima massima di Gary Lineker, grande centravanti e commentatore di rara ironia:

Il calcio è uno sport semplice: ci sono 22 giocatori che corrono dietro a un pallone per 90 minuti e alla fine vincono i tedeschi.

Possiamo ben capire l'amarezza: la sua Inghilterra aveva appena perso ai rigori (altro topos ricorrente nella letteratura pallonara d'Oltremanica) la semifinale di Italia 90 proprio contro la Germania Ovest, che da lì a qualche giorno si sarebbe portata a casa la coppa. Lui, poverino, fu ricordato più per il modo in cui consigliò alla panchina di sostituire un Paul Gaiscogne prossimo al crollo nervoso che per il gol del pareggio. Da parte loro, gli inglesi non si sarebbero più avvicinati così tanto all'agognato trofeo: quella semifinale, infatti, rappresenta il miglior risultato dei Tre Leoni dopo il trionfo casalingo del 1966. Ottenuto, guarda un po', proprio contro la Germania Ovest, al termine di una discutibilissima finale decisa dal gol-fantasma più famoso di tutti i tempi (Muntari who?), quello di Geoff Hurst al 101esimo minuto.

La Germania Ovest, come detto, ebbe modo di rifarsi più e più volte. Già quattro anni più tardi, in Messico, sull'Inghilterra si abbatté la legge del contrappasso: ai quarti di finale, gli inglesi andarono in vantaggio per 2-0, ma furono rimontati da Beckenbauer e Seeler, prima del definitivo affondamento nei supplementari per mano di Gerd Muller. Nel 1972 le due nazionali si sfidarono per le qualificazioni agli Europei: Germania Ovest che espugna Wembley per 3-1, poi un comodo 0-0 casalingo che le garantì il pass per la fase finale, poi vinta in carrozza. 

La beffa di Wembley

Le due squadre si evitarono in gare ufficiali per oltre un decennio, fino al Mundial del 1982, quando si trovarono di fronte nel secondo girone: altro 0-0 non decisivo (era il primo match del gruppo), ma che col senno di poi servì di più a Rummenigge e compagni, poi finalisti, che non agli inglesi, eliminati. Detto della semifinale italiana nel 1990, andiamo dritti al 1996. A 30 anni dal controverso successo nel Mondiale domestico, gli inglesi sognano il bis agli Europei davanti al pubblico di casa. Non è una grande Inghilterra, ma tuttavia Shearer e compagni riescono ad arrivare senza troppi affanni alle semifinali; di fronte, ancora una volta, l'odiata Germania. Neanche la Mannschaft è in grande spolvero - in pratica, una versione invecchiata e rattoppata della squadra campione del mondo nel 1990 - ma riesce comunque a trascinare i padroni di casa all'ordalia dei rigori. L'attuale c.t. inglese Southgate sbaglia l'ultimo rigore, Moeller segna quello decisivo ed esulta imitando Gascoigne, l'Inghilterra piange nel gelo di Wembley. E, come nel '90, i tedeschi faranno festa anche dopo la finalissima, alzando la coppa in faccia alla Regina, primo trionfo della nuova nazione unificata.

Vendette incrociate

Nel nuovo millennio, Inghilterra e Germania hanno incrociato le lame nei grandi tornei in tre occasioni. A Euro 2000, gli inglesi vinsero per 1-0 la sfida nei gironi: sconfitta amara per i danni provocati dagli hooligans fuori dallo stadio di Charleroi, e inutile perché entrambe le squadre non riuscirono a passare il turno. Poi fu la volta delle qualificazioni ai Mondiali nel 2002: i tedeschi "sfregiarono" la gara di addio al vecchio Wembley, espugnandolo grazie a un gol di Hamann; la squadra di Sven Goran Eriksson si rifece con gli interessi al ritorno, scioccando Monaco di Baviera con uno storico 5-1. Poi, in Corea e Giappone, ci pensò il Brasile a regolare entrambe, Inghilterra ai quarti e Germania in finale. 

Infine, il Sudafrica. La storia è circolare, dice il filosofo, e talvolta palesa un certo grado di sadico umorismo. Se nel 1966 l'Inghilterra si guadagnò il suo unico alloro grazie a un gol che non c'era, nel 2010 fu costretta a far le valigie perché, ai quarti di finale contro i rivali teutonici, l'arbitro non si accorse che il pallone calciato da Frankie Lampard era entrato di mezzo metro. E così, dal possibile 2-2, si arrivò al 4-1 finale per i tedeschi, che ovviamente considerarono l'episodio come una sorta di risarcimento postumo per lo scippo del '66.

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