Buffon a Kicker: "Mi infurio quando dicono che Ancelotti è simpatico"

Secondo Gigi è riduttivo definire Ancelotti simpatico. Poi racconta di come ha battuto la depressione e della sua ossessione per la Champions League.

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Leggendario. Unico. Primo. Mai nessun italiano era riuscito ad ottenere la prima pagina di Kicker, storico giornale tedesco fondato nel 1920. A dire la verità ci erano riusciti Giovanni Trapattoni, Carlo Ancelotti e Luca Toni, ma tutti quando erano sotto contratto con il Bayern Monaco. Gianluigi Buffon ci riesce dall’Italia, primo in assoluto in quasi 100 anni di storia. E non c’entra nemmeno il record di minuti con indosso la maglia della Juventus conquistato ieri.

Kicker in realtà l’intervista l’ha effettuata qualche settimana fa, per il semplice fatto che Gianluigi Buffon è leggendario.  Lo è perché unico termine di paragone valido per Manuel Neuer, lo è perché lì, in Germania, ha vinto il Mondiale da protagonista assoluto. Lo è perché Gianluigi Buffon ha una passione anche per il Borussia Moenchengladbach, e perché è sportivo.

Per tutto questo Buffon si è guadagnato la copertina di Kicker, il giornale sportivo tedesco più importante che ci sia. Anche in Germania si sono inchinati davanti alla sua classe, facendosi raccontare aneddoti divertenti della sua infanzia:

Da giovane ho mangiato così tanta mortadella e così tanti Haribo che è un miracolo non sia mai ingrassato. Per la quantità di cose che mangiavo la carriera da professionista era improbabile (ride, ndr). 

Gianluigi Buffon uomo copertina

In carriera Gigi ha vinto tanto, quasi tutto. Eppure qualche errore lo ha commesso anche lui. E quando sbaglia viene attaccato con una ferocia fuori luogo. Anche perché il primo a sorprendersi per le papere è proprio lui:

Per me fare una papera è uno shock. Ci metto 10 giorni a riprendermi. Invidio chi ne commette di più perché per loro non è uno shock così grande.

In Germania sono molto attenti alla depressione, malattia che ha mietuto parecchie vittime. Compreso Robert Enke, che nel novembre del 2009 si tolse la vita a pochi mesi dai mondiali che avrebbe giocato da titolare. Gianluigi Buffon, che ha sofferto di depressione nel 2013, si è aperto anche su questo argomento:

La cosa fondamentale fu non prendere medicine. Rimasi artefice del mio destino, senza dipendere dai farmaci. Questa è stata la chiave.

Simpatica anche l’analisi sul ruolo del portiere, che Buffon vede con occhi molto particolari:

Un portiere deve essere masochista. Si può paragonare col ruolo dell’arbitro. Hai il potere di comandare sugli altri. Allo stesso tempo però puoi solo subire gol, non li puoi segnare, e devi sopportare offese in continuazione… la psicologia dovrebbe studiare questo ruolo così contraddittorio.  

L'intervista di Buffon su Kicker
Una parte dell'intervista di Buffon su Kicker

Buffon e la Juventus

Con 8 punti di vantaggio la Juventus si appresta a vincere il suo sesto scudetto di fila. In Serie A non ci è mai riuscito nessuno, anche in questo Gianluigi Buffon, che con i bianconeri ha vissuto anche il momento più difficile della storia societaria, potrebbe diventare leggenda:

Spero di festeggiare a maggio il sesto scudetto di fila, che non è mai riuscito a nessuno. Negli ultimi anni abbiamo sempre vinto dominando, dalla prossima stagione penso e spero che ci sia più equilibrio. Le avversarie lavorano a progetti interessanti, sarà più difficile…  

Vero però che il calcio sta cambiando. Anche in Italia, dove fra gli Agnelli, i Moratti e i Berlusconi le società sono state gestite in famiglia per anni, stanno cominciando a prendere il potere investitori stranieri:

La Roma agli americani, le milanesi ai cinesi… povera Italia. È una sconfitta per il nostro calcio e le nostre tradizioni. È lo specchio della difficoltà economica del nostro paese. Gli imprenditori italiani hanno paura di investire nel calcio.

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A quasi 40 anni Gianluigi Buffon pensa anche al ritiro, e, da sua ammissione, lo fa piuttosto spesso:

Da 5 anni ogni due settimane mi chiedo chi me lo faccia fare a continuare a giocare. Proprio questa battaglia interiore mi porta sul campo con forti motivazioni. Se avessi vinto la Champions League sarei già privo di motivazioni. La Champions mi sprona.

Infine una riflessione su Ancelotti:

Ogni suo successo mi rende felice. Mi innervosisco molto quando lo riducono semplicemente ad un allenatore simpatico. Lo è, ma è anche molto di più. Ha vinto 18 Champions League e 20 campionati e mille altri trofei. È un allenatore eccezionale, questo troppo spesso ce lo si dimentica.

Leggendario. Unico. Primo. In Germania, in Italia, nel mondo.

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