Legenden der Bundesliga - Granit Xhaka, guerriero dal cuore d'oro

Oggi Granit è fondamentale per l'Arsenal, ma grande lo è diventato al Borussia Moenchengladbach: lì è cresciuto tantissimo sia come uomo che come calciatore.

Il Borussia Moenchengladbach lo prese giovanissimo e lo aiutò a diventare uomo: la storia di Xhaka

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Un leone, un guerriero, un vincente. Con un cuore d’oro. Granit Xhaka in Bundesliga è diventato grande, ma non si è montato. Viene da una famiglia umile, e lui tale è rimasto. Per raccontare la sua purezza basta ricordare una frase che pronunciò prima dei mondiali in Brasile nel 2014:

La Svizzera ha 8 milioni di abitanti e su 8 milioni di persone sarò proprio io a portare il numero 10 ai mondiali in Brasile: come faccio a non emozionarmi a questo pensiero?

Partecipò a quella competizione da numero 10 più giovane del torneo. E fece benissimo.

La lotta di Xhaka

Non è un giocatore comune. Non lo è per la passione che mette nel calcio, non lo è per il talento, non lo è per la sua storia: suo padre è stato tre anni e mezzo in prigione per motivi politici. È un indipendentista kosovaro, che gli ha insegnato a lottare per ciò in cui crede.

Ha cresciuto me e mio fratello Taulant, che gioca nel Basilea, trasmettendoci l’amore per la famiglia e la patria.

Granit è un lottatore, lo ha sempre dimostrato. Tecnica e forza fisica, tutto a disposizione della squadra. In mezzo al campo è uno che i calci li prende e li dà. Due anni fa il suo Borussia Moenchengladbach stava inseguendo una incredibile qualificazione alla Champions League, e prima dello scontro diretto con il Leverkusen, Xhaka ha spiazzato tutti:

A marzo mi sono rotto la sesta costola, avrei dovuto fermarmi ma continuo fino a quando non siamo certi di arrivare in Champions. Il dolore c'è, ma sarebbe più grande il dolore provato nel perdere il terzo posto senza lottare.

Granit Xhaka con la maglia del Borussia Moenchengladbach
Grnit Xhaka ai tempi del Borussia Moenchengladbach

Come uomo

Xhaka nelle cose che fa ci mette il cuore, proprio come gli ha insegnato il papà. Per questo, quando con la sua Svizzera, nella qualificazione ai mondiali, ha affrontato l’Albania le contestazioni degli albanesi lo hanno ferito:

Mi hanno dato del traditore e li capisco. Loro conoscono le mie origini, non la mia storia. Sono nato e cresciuto in Svizzera e lì mi sono formato. La nazionale albanese non mi ha mai cercato: non potevo rifiutare la chiamata di Ottmar Hitzfeld, il ct di allora.

Insieme al fratello Taulant qualche anno fa regalò una villa ai genitori che continuano a vivere a Basilea:

Se lo sono meritato. Nell’educarci hanno messo tutta la passione del mondo trasmettendoci valori importanti. Dovevamo restituir loro qualcosa.

Granit Xhaka chiede il rigore
La carica di Granit Xhaka

Fratelli, ma anche amici e guerrieri insieme. Pur sentendosi svizzeri non hanno mai rinnegato le proprie origini, al punto che se oggi il Kosovo ha una nazionale il merito è anche loro:

Scrivemmo a Blatter per sostenere le ragioni del Kosovo e poco dopo, finalmente, la nazionale kosovara ha potuto giocare la prima amichevole. Non nasconderò mai le mie radici e continuerò a battermi per il mio popolo.

Passato all’Arsenal per 45 milioni di euro, pur alla prima stagione in Premier League Granit è già diventato fondamentale per i Gunners. Quando a disposizione Wenger lo ha sempre schierato. Ciò che rende Xhaka un giocatore unico è proprio la normalità con cui fa cose straordinarie. La Svizzera ha 8 milioni di abitanti e su 8 milioni di persone è stato proprio lui a indossare il numero 10 ai mondiali in Brasile. Non un caso. Fra le 32 nazionali partecipanti era proprio Xhaka ad essere il 10 più giovane dei mondiali. Anche questo non è un caso. Xhaka è un guerriero, ma sulle spalle porta il numero della tecnica. No, decisamente non è un caso.

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